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Questa Europa chiama due volte. Fiorentina al bivio che sa di storia

di Francesco Gensini
L’esultanza dei viola dopo un gol un gruppo di tifosi e un contrasto di gioco
L’esultanza dei viola dopo un gol un gruppo di tifosi e un contrasto di gioco

Conquistata la Conference col campionato, ora i viola puntano alla coppa

25 maggio 2024
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FIRENZE. Sarà ancora Europa via campionato per la terza volta di fila per la Fiorentina che adesso ha il desiderio, l’ambizione, la responsabilità, il privilegio di trasformarla da Conference League a Europa League grazie alla finale di Atene.

Vincendo la finale di Atene, ovviamente, per alzare il livello qualitativo della partecipazione continentale dopo aver soprattutto aggiunto un trofeo nella bacheca viola: che in ambito internazionale manca da sessantatré anni. E siccome l’esito della partita di mercoledì prossimo è legato a mille fattori non strettamente correlati alla partita stessa di quel giorno, ecco che la vittoria dell’altro ieri a Cagliari porta con sé un pizzico di entusiasmo per l’obiettivo raggiunto e una bella manciata di nuova consapevolezza. Che male non fanno di sicuro. Anzi. L’ottavo posto non è un miglioramento rispetto allo scorso anno, quando la Fiorentina sempre ottava era arrivata alla fine del campionato 2022-23, ma allora si era guadagnata l’accesso alla Conference League successiva in virtù della penalizzazione ai danni della Juventus, mentre stavolta è arrivato sul campo, tagliando il traguardo che questo premio aveva in palio: e l’incidenza sotto il profilo psicologico non è affatto da sottovalutare. Intanto, poi, ci sono anche i numeri a dare conforto e sostanza all’obiettivo. Buoni numeri. Come i punti conquistati, che sono 57 e che sono già uno in più rispetto alla stagione passata e ancora con il recupero di Bergamo del 2 giugno da giocare, quindi i punti totali delle 38 giornate possono diventare 58 in caso di pareggio contro l’Atalanta oppure 60 in caso di vittoria, e allora la differenza sarebbe rispettivamente di due e quattro punti. Questo sì un miglioramento, non eccezionale ma significativo sì, anche per progettare l’immediato futuro. Saldo positivo anche per quello che riguarda i gol: 53 erano stati allora, 58 sono già oggi. E considerando le non poche difficoltà incontrate a garantirsi un centravanti che finalizzasse il gioco (Nzola e Belotti hanno fatto nettamente peggio di Cabral e Jovic) va a tutto merito della capacità del gruppo in tutti i suoi componenti di andare oltre questa mancanza. Come è presto detto: ben diciotto calciatori hanno partecipato ai 58 gol sopra ricordati e nessun altro ha mandato in rete tanti elementi (e diventano 19 considerando anche le altre competizioni) come la Fiorentina in campionato. Con due sopra la media: Nico Gonzalez che a Cagliari ha raggiunto quota 11 in Serie A e Bonaventura che sempre in Sardegna ha eguagliato gli otto gol complessivi segnati col Milan nella stagione 2017-18, finora la sua migliore sempre relativamente alla Serie A. A proposito di difficoltà, il periodo di forte crisi a gennaio e febbraio ha macchiato il cammino fatto fino a dicembre (quando la Fiorentina aveva salutato l’anno da quarta in classifica) e compromesso l’assalto a obiettivi più prestigiosi dell’ottavo posto e della Conference League, come i 24 punti ottenuti nel girone di ritorno (erano stati 34 un anno fa) sono lì a dimostrare senza tema di smentita. E’ la causa principale che ha negato a orizzonti di gloria a Biraghi e compagni e su cui dirigenti e nuovo allenatore, in qualche modo e per le loro rispettive competenze, dovranno intervenire in vista della prossima stagione che sarà comunque su tre fronti, con Europa ancora più impegnativa e dispendiosa per il cambio di formula che sarà sia per la Conference che per l’Europa League: e non è certo né un segreto e né una scoperta scientifica che solo modulando al meglio energie, forze e risorse ci si assicura competitività e risultati giocando tre volte in una settimana con viaggi di qua e di là. Ma è quello che ha fatto la Fiorentina con successo e che adesso vuole continuare a fare cercando il surplus per dare un senso definitivo a questi tre anni di Italiano sulla panchina viola.
 

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