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La sentenza

Firenze, condannato a risarcire l’Asl il medico delle ricette in nero: oltre 3mila casi

di Pietro Barghigiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Il cardiologo dovrà restituire oltre 56mila euro: lavorava nel privato a Prato e nel capoluogo toscano

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FIRENZE. Era dipendente dell’Asl, ma svolgeva attività libero professionale in diversi studi firmando ricette a favore di pazienti (iscritti nelle liste di altri medici) dai quali incassava soldi senza rilasciare ricevute.

Sono episodi molto in là nel tempo (dal 2012 al 2015) che tornano d’attualità con la recente sentenza d’appello della Corte dei conti con cui viene confermata la condanna a carico del cardiologo Lucio Bussolini, 60 anni, residente a Signa, a risarcire l’Asl Toscana Centro per 56.492 euro. È l’importo che l’Azienda sanitaria ha sostenuto per pagare i farmaci prescritti, fuori dalle regole, dal medico nel corso degli anni. La contestazione quantifica in oltre 3mila ricette rosse o rosa firmate in maniera indebita dal cardiologo.

Il dottor Bussolini nel gennaio 2017, accusato di peculato, truffa aggravata e falso, davanti al gip del Tribunale di Firenze aveva patteggiato 2 anni con la condizionale. In parallelo era iniziato il procedimento dell’Asl per recuperare le somme. I giudici contabili di secondo grado hanno confermato la sentenza del 2024 pronunciata dalla Corte dei conti di Firenze respingendo il ricorso del professionista.

Furono i carabinieri del Nas a mettere gli occhi sull’attività del medico. Un’indagine che si era basata su accertamenti documentali e la raccolta di testimonianze dei pazienti degli studi privati.

Il medico aveva un rapporto di convenzione con l’Asl di Firenze per gli assistiti residenti nei comuni di Lastra a Signa e di Ponte a Signa. Al direttore generale dell’Azienda sanitaria aveva garantito l’esclusività professionale nel pubblico, salvo poi lavorare in studi medici privati di Firenze, Prato e San Casciano Vale di Pesa. È qui che aveva prescritto una serie di farmaci con il ricettario del Sistema sanitario nazionale a pazienti iscritti nelle liste di altri medici e trattati in regime di attività libero-professionale.

La premessa dell’inchiesta è che il ricettario pubblico può essere utilizzato solo dai medici dipendenti o convenzionati con il Ssn e nell’ambito dei rispettivi compiti istituzionali, mentre è vietato in modo esplicito ai medici del servizio pubblico nell’esercizio di attività libero-professionale.

Gli argomenti inseriti nel procedimento penale sono stati utili per definire anche il processo per danno erariale. Di particolare efficacia le testimonianze della segretaria dello studio di Firenze e quelle di una cinquantina di pazienti «che hanno confermato di essere iscritti nelle liste di altri medici di medicina generale, aggiungendo che il convenuto (Bussolini, ndr) esercitava effettivamente la libera professione presso gli ambulatori privati di Firenze, Prato e San Casciano Val di Pesa, senza rilasciare alcuna ricevuta a fronte dell’incasso dei corrispettivi».

I carabinieri del Nas erano andati negli studi di Prato e Firenze per verificare se il medico svolgeva davvero il doppio lavoro non autorizzato. E avevano scattato una serie di fotografie per immortalare le evidenze di una presenza stabile del professionista dove non avrebbe dovuto essere.

Nell’ambulatorio fiorentino il nome del cardiologo era riportato sia nell’elenco dei medici del tabellone posto nella sala di attesa, sia su di una targhetta collocata all’ingresso dello studio contrassegnato con il numero 1. A Prato aveva preso in affitto uno studio ambulatoriale da una società attiva nella sanità privata.

Il cardiologo, concludono i giudici contabili, ha effettuato prescrizioni sul ricettario a carico del Servizio sanitario nazionale per numerosissimi pazienti. «Vi è, dunque, la prova documentale del fatto che il convenuto ha effettuato queste prescrizioni non nella sua veste pubblica, ma in occasione dell’esercizio della propria attività libero-professionale, presso gli studi medici privati di Firenze, Prato e San Casciano Vale di Pesa» ancora la sentenza. Farmaci a carico dell’Asl che ora il dottor Bussolini deve risarcire all’Azienda sanitaria.

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