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La multiutility

Publiacqua torna tutta pubblica: Acea costretta a cedere le quote

di Mario Neri
Publiacqua torna tutta pubblica: Acea costretta a cedere le quote

Il tribunale chiude il contenzioso: il 40% dei privati rilevato da Plures. Si allontana l’ipotesi dello scorporo in una grande partecipata regionale solo pubblica. Funaro soddisfatta, ma la spa romana annuncia battaglia con un ricorso

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FIRENZE L’acqua torna pubblica. Il resto rimane immerso nel privato, o meglio in una grande galassia societaria che funziona secondo regole e meccanismi congegnati per il privato. È il paradosso che prende forma dentro la nuova architettura della multiutility toscana. Il Tribunale civile di Firenze chiude il contenzioso con Acque Blu Fiorentine e ridisegna gli equilibri di Plures, la holding dei servizi pubblici dell’area centrale della Toscana. La società sale al 98% di Publiacqua, il gestore del servizio idrico integrato della Toscana centrale. La spa con sede all’Anconella, una dei cardini della holding multiutility, torna tutta pubblica, dunque. Il socio privato, veicolo controllato da Acea, deve cedere la quota del 40% del capitale per circa 122 milioni di euro.

La sentenza dispone anche la restituzione di 8 milioni di dividendi percepiti dal socio privato durante il contenzioso.Il passaggio pesa sul piano industriale e su quello politico. Dentro il Pd da anni circola una suggestione: separare l’acqua dal resto della multiutility e riportare il servizio idrico dentro una società autonoma, una sorta di grande partecipata regionale interamente pubblica. Una linea coltivata soprattutto nell’area schleiniana del partito, tra le assessore regionali Monia Monni e Alessandra Nardini. La sentenza cambia il quadro e allontana lo scenario dello scorporo. L’acqua torna pubblica ma resta dentro la spa dei servizi. Non esattamente una casa di vetro come vorrebbero i fautori della ripubblicizzaione tout court. Basti l’esempio di Dmitrij Palagi, il consigliere della sinistra-sinistra che mesi fa si vide respingere la richiesta di accesso agli atti dal giudice.

Per il management di Plures il risultato vale come una conferma strategica. «La decisione del Tribunale chiude un contenzioso lungo e complesso e conferma la correttezza del percorso intrapreso dai soci pubblici», spiegano il presidente Lorenzo Perra e l’amministratore delegato Alberto Irace. La sentenza, aggiungono, «consente di proseguire con maggiore chiarezza lungo il percorso di rafforzamento della multiutility e di sviluppo dei servizi pubblici sul territorio». Il punto sta nei conti. Publiacqua, che gestisce il servizio idrico per Firenze, Prato e Pistoia, rappresenta la componente più stabile della galassia Plures.

Il servizio idrico produce margini industriali più robusti rispetto al settore dei rifiuti e garantisce flussi finanziari più prevedibili. Dentro la multiutility convivono così due mondi: l’acqua ora quasi completamente pubblica e il resto delle attività: rifiuti, energia, servizi ambientali.Il risultato rafforza la linea degli ormai ex sindaci dem riformisti (Nardella, Biffoni, Barnini) che hanno costruito il progetto multiutility. Dopo le dimissioni della pratese Ilaria Bugetti e il cambio di stagione nella politica, resta Sara Funaro la sostenitrice più convinta dell’operazione. «Siamo soddisfatti di questa sentenza che riconosce che la strada intrapresa verso l’acqua pubblica è quella giusta», afferma la sindaca di Firenze.

La partita però non si chiude qui. Acea annuncia ricorso contro la decisione del tribunale e prepara una nuova battaglia giudiziaria con possibile richiesta di sospensione cautelare degli effetti della sentenza. Dentro Plures resta una convinzione: con l’acqua dentro la holding il progetto industriale potrebbe continuare a correre, perfino oltre il perimetro storico. Con un punto che però resta fermo, almeno nelle intenzioni del Pd regionale: no alla quotazione in borsa. È la stella polare del segretario toscano dei dem Emiliano Fossi. È la linea di Elly Schlein. E da lì guai a deragliare

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