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Giovani e disagio

Hikikomori, quando restare in casa diventa la scelta meno dolorosa – Dall’ansia sociale alla paura del giudizio: le ragioni del ritiro sociale

Dafne Badalassi (*)
Hikikomori, quando restare in casa diventa la scelta meno dolorosa – Dall’ansia sociale alla paura del giudizio: le ragioni del ritiro sociale

In Italia potrebbero esserci decine di migliaia di ragazzi hikikomori, spesso invisibili. Vivono isolati nelle loro stanze, con ritmi sballati e un forte uso della tecnologia

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Negli ultimi anni, il termine Hikikomori ha preso piede anche in Italia. La parola, che viene dal giapponese, significa “stare in disparte” e descrive un lungo isolamento sociale che colpisce soprattutto adolescenti e giovani adulti. Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta in Giappone negli anni Novanta, ma oggi interessa molte società industrializzate, compresa la nostra. Che cosa significa essere Hikikomori? A differenza di chi preferisce trascorrere molto tempo a casa, l’Hikikomori interrompe quasi del tutto i contatti con il mondo esterno. Non frequenta più la scuola o il lavoro, evita gli amici e riduce al minimo le interazioni con i familiari. Secondo l’associazione Hikikomori Italia, in Italia potrebbero esserci decine di migliaia di ragazzi coinvolti, anche se ottenere dati precisi è complicato a causa della natura nascosta del fenomeno. Molti vivono rinchiusi nella propria stanza, con ritmi sonno-veglia scombussolati e una forte dipendenza da internet, videogiochi o serie televisive. Tuttavia, gli esperti sostengono che la tecnologia non è la causa principale del problema, ma uno strumento che rende più sopportabile l’isolamento.

Quali sono le cause? Le ragioni del ritiro sociale sono complesse e molteplici. Come ad esempio: forte ansia sociale o paura del giudizio, esperienze di bullismo o fallimenti scolastici, difficoltà nelle relazioni, aspettative familiari percepite come eccessive e bassa autostima. In una società che premia la performance e la competizione, alcuni giovani possono sentirsi inadeguati e scegliere di ritirarsi come forma di protezione. L’isolamento diventa così una risposta estrema a un profondo disagio. Dopo la pandemia di Covid-19, psicologi e insegnanti hanno registrato un aumento dei casi di ritiro sociale. Il lungo periodo di didattica a distanza e la riduzione dei contatti hanno reso difficile per alcuni ragazzi tornare alla normalità.

Scuole e servizi territoriali stanno cercando di catturare precocemente i segnali, come assenze prolungate, un calo improvviso del rendimento e chiusura comunicativa. In alcune regioni sono stati attivati sportelli di ascolto dedicati e progetti per un reinserimento gradualel

*Studentessa di 16 anni del Liceo classico XXV Aprile di Pontedera
 

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