Montelupo, vacanza padre‑figli saltata dopo l’incidente: automobilista dovrà risarcire
La decisione del Tribunale di Firenze ribalta il pronunciamento del giudice di pace di Empoli: «Lesione del diritto alla corretta esplicazione dei rapporti familiari»
MONTELUPO. Non aver potuto trascorrere una settimana in vacanza con il figlio, rimasto ferito in un incidente stradale il giorno prima della partenza, è un danno che va risarcito.
Lo stabilisce la sentenza del Tribunale di Firenze (giudice Susanna Zanda) con la quale è stato accolto il ricorso del padre di un ragazzo, all’epoca dei fatti 13enne, con cui il genitore separato aveva programmato già in primavera una crociera tra agosto e settembre 2019. Sarebbe stata l’occasione per stare insieme in maniera continuativa per almeno otto giorni con i due figli, affidati all’ex moglie, residente a Montelupo Fiorentino. Non aver potuto trascorrere quel tempo, non replicabile nel resto dell’anno, in cui alimentare i rapporti tra i due figli, non affidati al padre che vive a Firenze, si configura come un danno. Non una “semplice” vacanza rovinata, ma un tempo prezioso venuto meno nel legame padre-figli in un contesto di famiglia con genitori separati.
Per il Tribunale, ribaltando il pronunciamento del giudice di pace di Empoli, si è consumata una «lesione del diritto alla corretta esplicazione dei rapporti familiari». E nel conto fissato in sentenza a padre e figlio vanno 3mila 800 euro per quella lesione nei rapporti familiari negati; alla mamma, proprietaria dello scooter incidentato, 700 euro; al papà 624 euro come somma residua non rimborsata sui tremila euro versati al momento di fissare la crociera. Infine, nel calcolo sono stati inseriti anche i 3mila 800 euro di spese legali dei due gradi di giudizio per una somma complessiva di circa novemila euro a carico del conducente dell’auto che finì contro lo scooter e l’assicurazione del Fondo di garanzia per le vittime della strada. Sì, perché la Renault Clio del 53enne di Vinci, risultato positivo all’etilometro, quando il 29 agosto 2019 invase la corsia opposta di marcia impattando contro il veicolo guidato dal fratello su cui viaggiava l’allora 13enne finito ko, non aveva la copertura assicurativa. Il ragazzo finì in ospedale dove rimase fino al 4 settembre. E i postumi di quelle lesioni durarono per settimane.
«In questo caso – si legge nella sentenza – non appare corretto affermare, come ha fatto il giudice a quo, che la rinuncia alla vacanza sia stata una libera scelta del padre e del fratello, del tutto svilendo quel presumibile, naturale e umano sentimento di affectio del padre e del fratello verso il figlio e fratello, padre e fratello che secondo il giudice di pace avrebbero potuto tranquillamente e liberamente abbandonare ricoverato in ospedale per frattura esposta a una coscia e profonda ferita e partire tranquillamente in vacanza, trascurando il fatto che il ragazzo fosse stato ferito in un sinistro il giorno prima della partenza». E c’è anche l’aspetto affettivo e relazionale di cui padre e figli sono stati privati per quell’incidente.
«Non si tiene conto – puntualizza il giudice – dell’unicità di quella settimana, durante un intero anno, nella quale si era programmato per tempo di stare insieme, il padre non collocatario e i due figli, unica settimana libera da impegni scolastici dei due figli e da impegni lavorativi del padre legalmente separato».
