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Rosignano, il medico gentile va in pensione: la nuova vita di Marco Bolognesi – «Ecco cosa farò»

di Ilenia Reali

	Il dottor Bolognesi
Il dottor Bolognesi

Dopo oltre trent’anni di attività sul territorio, il medico di Rosignano saluta i suoi assistiti raccontando il percorso professionale, le scelte di vita e il modo in cui intende riempire il tempo che lo aspetta fuori dall’ambulatorio

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ROSIGNANO. «La cosa più bella e pensare a cosa farò. Avere mille passioni ma sapere che ho tutto il tempo anche per decidere. Quel vuoto da riempire». Marco Bolognesi medico di medicina generale di Rosignano, riferimento del sindacato dei medici e della sanità locale, dal primo luglio lascia il suo ambulatorio. «Ho quasi 67 anni, sarei potuto andare in pensione già qualche anno fa ma preferii restare. Potrei arrivare fino a 72 anni ma sento che invece è arrivato il momento di lasciare: di cambiare strada, di fare altre cose». Bolognesi si è laureato nel 1985 ed è uno dei “medici di famiglia” di Rosignano dal 1993. «Ho 1.800 persone che non sono pazienti. Sono uomini e donne che conosco e seguo da una vita. So che non sarò più a disposizione per loro come lo sono stato finora e mi dispiace ma sono consapevole che è normale così. Li lascio con altri professionisti, ognuno di loro, nonostante non siano state assegnate a nuovi medici le zone carenti sarà seguito. Ho controllato i numeri: ci sono spazi per ogni paziente. Dall’anno nuovo spero che arrivino nuovi giovani medici».

I progetti dopo l’addio all’ambulatorio

Bolognesi sa alcune cose con abbastanza certezza. «Camminerò perché l’ho fatto poco, ho la mia barca a vela. Farò qualche turno al Pronto di intervento rapido che nasce adesso, forse qualcosa anche con le cure palliative. E sono formatore per la Regione: questo mi piacerebbe continuare a farlo. Vediamo come riempirò quel vuoto», aggiunge “costretto” a prendersi qualche impegno perché un punto di riferimento per la comunità non può abbandonare del tutto. E questo glielo dicono tutti. «E non smetterò di formarmi e imparare», garantisce.

Una carriera costruita sulla formazione continua

Bolognesi del resto non ha mai smesso di cercare di arricchirsi professionalmente: dopo la laurea ci sono stati la specializzazione in pneumologia a Siena, il master in cure palliative a Pisa, quello di Meditazione e neuroscienze a Siena. «Penso di aver fatto la professione che volevo – commenta – e so che ho fatto bene a fare medicina. Mi sono sempre sforzato di stare bene in ambulatorio, di far stare bene i miei pazienti e di avere una situazione positiva con l’Asl: se tutti si sentono a proprio agio, accolti, ascoltati, hai raggiunto il tuo obiettivo ancor prima di dare le medicine e curare le malattie».

Il rapporto con i pazienti e la filosofia di lavoro

«In ambulatorio – aggiunge – si sta con la mentalità giusta. Si sta consapevoli che ci siamo per risolvere i problemi delle persone: piccoli, grandi, perfino secondo noi inesistenti. A chiunque arriva si devono dare soluzioni veloci e giuste. Che a volte può essere anche un «dammi qualche giorno per pensarci». Tra i pazienti che vengono a salutarmi, uno mi ha raccontato che si è sentito molto seguito perché durante la visita ho chiamato uno specialista per spiegargli il suo problema. Mi ha detto: «Lì ho capito che ti stavi facendo carico del mio problema».

Gentilezza, accoglienza e organizzazione

L’accoglienza e la gentilezza, come priorità. «Un medico deve essere il più gentile possibile. Ci vuole una preparazione anche a fare questo. Se resti Marco Bolognesi e non ti trasformi nel dottor Marco Bolognesi non puoi riuscirci. Vieni sopraffatto. Imparare a relazionarsi è il primo passo per un buon medico: il resto viene dopo. Devi avere competenze ma non basta il sapere tecnico dell’università. E un altro consiglio per i giovani medici: il mio ambulatorio è sempre stato vuoto. Ho lavorato con gli appuntamenti, dati in tempi rapidi. Aspettare in una sala d’attesa o vedere il medico dopo giorni non mette le persone nella giusta condizione».

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