Il Tirreno

Versilia

Dall’archivio

Morte di Peppino di Capri: la Bussola, la sua Toscana d’oro e il racconto degli anni più belli

di Luca Tronchetti

	Due immagini di Peppino di Capri in Versilia
Due immagini di Peppino di Capri in Versilia

Un mito vivente ricco di umanità, in un’intervista al Tirreno: «Mi brillano gli occhi al ricordo della Versilia e di Castiglioncello. Se sono diventato Peppino di Capri lo devo in buona parte a quel geniaccio di Sergio Bernardini

6 MINUTI DI LETTURA





È morto a 87 anni Peppino Di Capri. Dal nostro archivio l’intervista realizzata nel luglio del 2024 dal nostro Luca Tronchetti in occasione degli 85 anni dello chansonnier.


«La Bussola? Il simbolo del divertimento degli anni ’60. A quel locale, alla magia della Versilia, ma in generale alla Toscana, mi lega un’epoca straordinaria e irripetibile». Il pensiero delle spiagge e del sole del Tirreno come un’onda trascina nel mare dei ricordi Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, mentre osserva i faraglioni della sua isola dalla villa sulla collina panoramica del Castiglione in compagnia dei figli Igor, Edoardo e Dario, dei parenti e degli amici più stretti. Ieri sera nell’isola azzurra ha festeggiato i suoi 85 anni compiuti sabato 27 luglio: «Preferisco rovesciare quel numero e dire che sono 58. Ho spento le candeline della torta in ritardo perché venerdì ho suonato a una festa-concerto sino a notte fonda e avevo bisogno di recuperare un po’ di energia. Questa ricorrenza l’ho voluta trascorrere con le persone care senza fuochi d’artificio, che sono ... pure proibiti».

Perdere la... Bussola

Sessantacinque anni passati suonando un pianoforte e regalando al pubblico canzoni meravigliose e indimenticabili senza mai venir meno a quel sorriso, quel garbo e quello stile inimitabile passato indenne dal periodo degli urlatori a quello dei cantautori, dai neo melodici ai rapper. Un mito vivente ricco di umanità: «Mi brillano gli occhi al ricordo della Versilia e di Castiglioncello: se sono diventato Peppino di Capri lo devo in buona parte a quel geniaccio di Sergio Bernardini che con il suo locale mi fece davvero perdere la...Bussola. Lui è stato il più grande talent scout-manager del Novecento. Un autentico pigmalione per tanti giovani artisti. Ed è stato pure mio testimone di nozze nella chiesetta delle Focette quando mi sposai con Roberta Stoppa (la prima moglie indossatrice piemontese, quella della famosa canzone, ndr). C’erano 200 invitati - cantanti, artisti, imprenditori e personaggi del jet set - tutti elegantissimi e in abito da cerimonia tranne Gino Paoli che, come al solito, stupì tutti presentandosi con un paio di blu jeans. Ma in quella circostanza Sergio Bernardini fece uno scherzo mica da ridere... Si offrì di organizzare anche il pranzo proprio all’interno del locale. A fine serata aprimmo tutti i regali di nozze e mi accorsi che mancava proprio quello del patron della Bussola. Ingenuamente pensai che mi avesse offerto il ricevimento. Invece quando a fine mese andai a riscuotere il compenso per le serate trovai un debito di 4 milioni e mezzo frutto delle interminabili partite a poker che, dopo i concerti, mi vedevano impegnati con Sergio, Carletto Pirovano il cuoco della Bussola che preparare piatti favolosi anche alle quattro di notte, e anche con Bruno Martino e Fred Bongusto, i miei competitors nei concerti estivi non solo nel mitico locale di Marina di Pietrasanta, ma anche alla "Capannina" a Forte dei Marmi e "Il Cardellino" a Castiglioncello tra le spiagge de "Il Sorpasso" e in pieno boom economico. Ebbi la forza di chiedergli del regalo, ma lui senza batter ciglio disse che era stato già scalato dal pranzo di nozze». Per Peppino Di Capri la Versilia è riposo, ristoro e malinconia: «Quando torno in quei luoghi mi rilasso, mi butto tutto dietro le spalle e mi godo le meraviglie senza la frenesia e lo stress che mi provoca la vita quotidiana della metropoli napoletana».

Da Caterina Valente a Mina

La prima esibizione alla Bussola con i suoi Rockers è datata 1960 anche se l’anno precedente aveva partecipato in giro per l’Italia alla "Bussola on stage" suonando pure con il mitico sassofonista Chet Baker: «Era da poco uscito il nostro primo 33 giri e si esibivano tutte le sere con revival di brani americani poco noti che avevamo arrangiato sino a quando, verso le 23, arrivava l’attrazione principale che quell’anno era Caterina Valente. Gli show iniziavano alle 22 e finivano alle 3, 30-4 del mattino. Eravamo allegri, spensierati immersi in un’atmosfera divertita e scatenata, ma con stile e classe unica. In prima fila c’erano spesso Gianni e Umberto Agnelli accompagnati da splendide mannequin e rampolli dell’alta società». Per un certo periodo nelle serate estive alla Bussola, Peppino di Capri faceva coppia fissa con Anna Maria Mazzini, la grande Mina: «Lei era bellissima e molto simpatica. Ci si alternava sul palco e chi finiva prima andava a prendere l’altro. I nostri concerti avevano un ritmo frenetico e non potevamo mangiare tra una canzone e l’altra perché dovevamo tenere su il ritmo perché la gente continuasse a ballare. Con il tempo ci siamo persi di vista. Sarà per questo mio carattere un pochino orsone non riesco a coltivare a lungo le amicizie nel campo artistico».

Elvis Pressley alla Bussola

Liza Minnelli, Gino Paoli e Tenco, Modugno e Duke Ellington, Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, Ray Charles e Tina Turner, Barry White e Donna Summer, Jannacci e Modugno, la Vanoni e Milva, Carosone e Celentano. Insomma tutti i più grandi sono passati dalla Bussola: «Tutti tranne Elvis Presley. - racconta Peppino Di Capri - Ma Sergio era testardo e volò negli Stati Uniti per strappare un contratto e portarlo ad esibirsi alla Bussola. Quando tornò a Marina di Pietrasanta sconsolato mi raccontò che aveva iniziato una trattativa estenuante con i suoi agenti arrivando sino a 180 milioni di lire che all’inizio degli anni Settanta erano una montagna di soldi. Quando pensava di aver raggiunto l’accordo gli dissero che quella montagna di soldi servivano per pagare solamente gli orchestrali, i musicisti e il corpo di ballo e c’era da pagare il compenso al grande artista del rock....».

L’incontro mancato

Lui nell’estate del 1965 era sul palco del Vigorelli di Milano per l’epico concerto dei Beatles: «Avevo 25 anni ed ero già nel fulgore della carriera e fui l’ultimo ad esibirmi prima dell’entrate in scena di John, Paul, George e Ringo. Viaggiammo insieme in aereo, pernottammo nello stesso albergo, ma non riuscii mai a scambiare due parole con il quartetto di Liverpool perché erano inavvicinabili e i bodyguard tenevano lontani anche gli artisti. Di loro mi resta soltanto una foto scattata con io in piedi accanto a loro. Per me questo è un grande rimpianto».

Il record di Sanremo

Peppino di Capri ha al suo attivo due vittorie al Festival di Sanremo - 1973, "Un grande amore e niente più" e nel 1976, "Non lo faccio più" - con 15 partecipazione detiene il record di presenze a pari merito con Al Bano, Anna Oxa, Milva e Toto Cutugno: «Non credo che ci sarà una sedicesima volta. Ho già ottenuto un premio alla carriera e sono soddisfatto dei trentacinque milioni di dischi venduti e del successo che continua a tributarmi il pubblico». Tanti i brani indimenticabili ed evergreen: "Champagne", "Roberta", "Saint Tropez", "Nun é peccato", "Malatia", "La Panchina": «Se ne devo scegliere uno dico "Il Sognatore" che portai a Sanremo nel 1988 e che è la colonna sonora della mia vita. Perché ho davvero venduto sogni per mestiere e resto fedele alle mie melodie e ai testi che hanno segnato la mia generazione. Il successo non mi ha cambiato e ho sempre guardato avanti pensando al domani. Il complimento più bello? Qualche mese fa un ragazzo mi ha atteso di fronte al portone di casa a Napoli con un pacco di vecchi vinili in cerca di autografi. Era emozionato e mi ha chiesto di raccontargli degli anni Settanta». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Il lutto
Musica

È morto Peppino di Capri: gli studi da bambino, la vocazione e i successi

di Redazione web
80 Vespa