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Ospedale Versilia, rivoluzione in Pediatria: vanno via in quattro (tra cui il primario) – «Ma resterà un’eccellenza»

di Matteo Tuccini

	Luigi Gagliardi, primario di Pediatria andato in pensione dal 31 dicembre
Luigi Gagliardi, primario di Pediatria andato in pensione dal 31 dicembre

Oltre al dottor Luigi Gagliardi lasciano il reparto i medici Carlo Bertacca, Roberta Cacciavellani e Federica Sodini ma al loro posto ne arriveranno altri due e sono previsti nuovi incarichi

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VIAREGGIO. Il 2026 è un anno di grandi cambiamenti nel reparto di Pediatria dell’ospedale Versilia. Innanzi tutto, saluta il primario: è andato in pensione, infatti, lo storico direttore Luigi Gagliardi, milanese trapiantato a Lucca, assunto oltre vent’anni fa dall’allora direttore generale dell’Asl versiliese Giancarlo Sassoli. L’incarico di direttore facente funzione è già stato assegnato al dottor Giovanni Suriano.

Ma la partenza di Gagliardi non sarà l’unica: altri tre medici lasciano il reparto, per andare a lavorare come pediatri di famiglia. Si tratta dei dottori Carlo Bertacca, Roberta Cacciavellani e Federica Sodini.

«Il fatto che un medico decida di lasciare l’ospedale non deve stupire: sono scelte che stanno nella normalità delle cose – dice l’ormai ex direttore Gagliardi, dal 31 dicembre entrato in congedo dall’Asl – Ogni professionista ha il diritto di valutare se l’ospedale rappresenti per lui ancora il contesto giusto in cui lavorare, quello in cui si sente valorizzato e stimolato dalle sfide di ogni giorno. Che sono tante in una struttura come la nostra, in un momento così particolare per la sanità pubblica. L’attività libero-professionale è un’alternativa e i colleghi che la scelgono hanno tutto il diritto di farlo, tra l’altro continuando a fare il lavoro che amano: vale per i pediatri, per i ginecologi e per tutti gli altri colleghi».

Questo non significa, assicura il primario Gagliardi, «che la Pediatria vedrà scadere il livello di qualità dell’assistenza, che rimarrà alta. Siamo l’unico ospedale dell’Asl Nordovest che ha il Pronto soccorso pediatrico con 16mila bambini assistiti all’anno; abbiamo la Pediatria-degenze, la Banca del latte, la Neonatologia e la Terapia intensiva neonatale (per quanto riguarda quest’ultima, l’altra più vicina è a Pisa al Santa Chiara, ndr). Io non sono preoccupato e invito anche gli utenti a non esserlo: resto convinto che l’ospedale Versilia nel suo complesso è ancora un’ottima struttura, e la struttura resiste alle scelte degli individui».

I ricambi in corso hanno fatto sì che dal 1° gennaio la Pediatria sia scesa a 14 medici, «ma ne arriveranno due nuovi per rafforzare l’organico – assicura Gagliardi – Non solo: abbiamo un’età media in reparto che è di 46 anni, a fronte dei 54 che è l’età media dei medici ospedalieri. C’è un vantaggio di 8 anni, che è tantissimo. E avere una squadra così giovane rappresenta una ricchezza invidiabile, perché i colleghi giovani hanno un punto di vista che persone come noi con tanti anni di carriera alle spalle non hanno». La nuova organizzazione prevista in questa fase assegna al dottor Suriano l’incarico di direttore facente funzione in attesa del concorso per la nomina del nuovo primario, «mentre la dottoressa Giulia Placidi – spiega Gagliardi – sarà la referente di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale, la dottoressa Chiara Centenari della Pediatria-reparto e degenze e la dottoressa Silvia Navari del Pronto soccorso pediatrico. Lo ribadisco: abbiamo una squadra forte e tale resterà».

Per quanto riguarda il suo futuro, Gagliardi rivela che non lavorerà più come medico “sul campo”: «Io sono uno specialista di Neonatologia, e al di fuori dell’ospedale questa figura non ha molti sbocchi – spiega – però ho una collaborazione con l’ospedale Gaslini di Genova proprio per questa branca specialistica. Resterò, inoltre, referente della Società italiana di Neonatologia, tramite cui mi impegnerò per la formazione dei colleghi nei Paesi in via di sviluppo: progetto del Cuamm-Medici con l’Africa. Agli utenti versiliesi, che ringrazio, dico di rimanere affezionati e di fidarsi del loro ospedale. Non è vero che la sanità pubblica non si cura più dei territori».

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