Versilia, muore dopo la caduta dal lettino in ospedale: Asl condannata a un maxi risarcimento – Cosa è successo in corsia
Le due figlie della paziente deceduta vincono in appello dopo il no al risarcimento del Tribunale di Lucca
LIDO DI CAMAIORE. Entrò al pronto soccorso dell’ospedale Versilia intorno alle 20,30 per i postumi di una caduta avvenuta in casa qualche giorno prima. Dopo circa tre ore il personale sanitario della struttura la trovò riversa sul pavimento. Un volo dal lettino che dopo qualche ora risultò fatale per una pensionata di 86 anni.
La vicenda
È un dramma consumato alla fine di aprile del 2019 quello che in primo grado al Tribunale di Lucca, dopo la causa delle figlie contro l’Asl Toscana nord ovest, si era concluso con il rigetto di un risarcimento che in appello ha avuto un esito opposto. L’Azienda sanitaria è stata infatti condannata a pagare circa 400mila euro alle due eredi non solo per il danno dovuto alla perdita del rapporto parentale, ma anche per la “lucida agonia” sofferta dalla loro mamma: l’anziana, per i giudici, aveva avuto la consapevolezza, anche se per una manciata di ore, che di lì a poco sarebbe morta.
In aula
La sentenza che ribalta il verdetto di primo grado del Tribunale di Lucca è stata emessa dalla quarta sezione civile (Mori presidente, Paternostro consigliere relatrice, Caporali consigliere) della Corte d’Appello. Arrivata al pronto soccorso la sera del 28 aprile 2019, la signora lamentava un forte dolore al torace, sul lato sinistro. La sistemarono su un lettino per essere poi sottoposta a esami e terapie. Nel giro di poche ore lo scenario però cambiò drasticamente. All’1,36 (così riporta la cartella clinica) la trovarono a terra, dolorante e sotto choc: nella caduta si era fratturata il femore della gamba destra. Trasferita alle 2,50 nel reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale, alle 4,15 venne dichiarato il decesso. La causa della morte, come stabilito dalla successiva autopsia, venne attribuita a una «embolia polmonare massiva in trombosi della vena femorale destra» su una paziente con già pregressi seri problemi di salute.
Le carte del processo
Negli atti con cui è stata ricostruita la permanenza della donna al pronto soccorso viene riportato che, poche ore prima della caduta, «la paziente si presentava agitata, scarsamente gestibile e in preda a condotte impulsive e imprevedibili». Una situazione che per i legali delle due figlie «avrebbe dovuto allertare il personale sanitario e indurlo ad attuare una stretta sorveglianza della degente, trattandosi di persona anziana a elevato rischio di caduta, in condizioni di precaria stabilità motoria e con impulsi scarsamente controllabili. Per contro, gli eventi dimostrano che furono adottati comportamenti non idonei a fronteggiare la situazione e che la paziente, non controllata, si alzò da sola dal letto e cadde». È stata ricordata in corso di causa dall’Asl Toscana nord ovest la circostanza secondo la quale gli operatori avevano alzato le sponde del letto. E che a quel gesto la paziente si era alterata sostenendo di non volersi sentire come imprigionata. «Se è vero che al primo tentativo di alzare le sponde del letto la donna reagì minacciando di scavalcarle – si legge però nella sentenza – risulta che, successivamente, la paziente fu riposizionata a letto e che, nonostante si fosse addormentata e tranquillizzata, rimase con una delle due sponde del letto abbassata, condizione questa che le permise di alzarsi da sola, senza la necessaria assistenza del personale infermieristico, finendo a terra». Per i giudici anche «se fosse stato ritenuto rischioso alzare entrambe le sponde – si legge negli atti – ciò non avrebbe di certo esonerato il personale dall’adottare misure precauzionali alternative, quale una sorveglianza intensificata, che per contro non risulta essere stata apprestata, anche eventualmente allocando la paziente in un’area monitorata, in modo da garantire un suo controllo costante». Nella sequenza della caduta con la conseguenza del femore fratturato si arriva all’embolia fatale. E il conto di una responsabilità colposa del personale sanitario nella morte della pensionata viene tradotto dal Tribunale in un risarcimento da circa 400mila euro a favore delle due figlie.
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