A Perfect Circle, otto anni dopo il cerchio è ancora perfetto
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Ferrara, 14 giu. (Adnkronos) - Cosa si può dire degli A Perfect Circle? Sicuramente che sono una delle rare eccezioni alla regola. La creatura nata nel 1999 dall’incontro tra Billy Howerdel e Maynard James Keenan appartiene a quella ristretta categoria di supergruppi che riescono a sfuggire alla logica del progetto parallelo e a costruirsi un’identità forte e riconoscibile. Una formula che nella storia del rock ha spesso prodotto risultati altalenanti ma che in questo caso ha generato alcuni degli album più importanti della musica alternativa degli ultimi venticinque anni. Nel corso del tempo, la formazione ha visto passare musicisti provenienti da realtà come Queens of the Stone Age, Smashing Pumpkins e Nine Inch Nails ma il centro del progetto è rimasto immutato: da una parte la voce magnetica e inquieta di Maynard James Keenan, dall’altra le architetture sonore del chitarrista Billy Howerdel. Sul palco del Ferrara Summer Festival gli A Perfect Circle tornano in gran forma con le loro atmosfere cupe e avvolgenti. Ad aprire la serata è prima l'inglese A.A. Williams e poi Jehnny Beth, (ex Savages) un fiume in piena mentre si esibisce saltando sui suoi immancabili tacchi Louboutin. Testi introspettivi, chitarre abrasive e arrangiamenti raffinati si fondono poi nel set degli A Perfect Circle, che attraversa tutta la loro storia discografica. L’appuntamento assume un significato particolare perché arriva dopo otto anni di assenza dai palchi europei e coincide con l’uscita di 'Starless' nuovo singolo pubblicato a pochi giorni dall’inizio del tour continentale e presentato come una naturale prosecuzione del linguaggio della band. Registrato presso il Lankershim Ranch Studio di Howerdel a Studio City, il brano ha preso forma all’inizio dell’anno, prodotto dallo stesso Howerdel, mixato da Matty Green e impreziosito dalla batteria di Josh Freese (Nine Inch Nails), presente anche sul palco di Ferrara dietro le pelli. E' soprattutto il repertorio storico a occupare gran parte dello show. La scaletta pesca abbondantemente da 'Thirteenth Step', con esecuzioni intense di 'The Package', 'The Noose', 'Weak and Powerless' e 'The Outsider', brani che ancora oggi raccontano bene dipendenze e conflitti interiori. Dal disco d’esordio 'Mer de Noms' non manca '3 Libras' nella versione All Main Courses Mix tratta da 'aMOTION' e accolta con sorpresa ed entusiasmo dai fan, così come arriva puntuale 'Judith' sul finale, autentico manifesto della band e uno dei momenti più attesi della serata. C’è spazio anche per i brani del più recente 'Eat the Elephant' e, da 'eMOTIVe', il ritmo marziale di 'Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums', ideale prosecuzione di 'Pet' e feroce riflessione sulla manipolazione politica e sulla guerra. Maynard e soci non hanno bisogno di effetti spettacolari o sovrastrutture sceniche per creare atmosfera e coinvolgere il pubblico. Ci pensano le canzoni e una performance eseguita con precisione. Al centro c’è sempre Maynard, lo yin e lo yang della band: canta al centro del palco ma con le luci costantemente alle spalle, trasformandosi quasi in un’ombra, una figura sfuggente che il pubblico fatica perfino a osservare in volto. Schivo ed enigmatico, riesce comunque a dominare la scena come pochi altri. Reduce dagli ultimi capitoli della sua instancabile attività con Tool e Puscifer, il cantante torna a vestire i panni degli A Perfect Circle come se il tempo non fosse mai trascorso. Otto anni dopo l’ultima apparizione europea e in attesa di nuova musica, il concerto di Ferrara pare ribadire quanto gli A Perfect Circle occupino ancora uno spazio tutto loro nel panorama rock contemporaneo, lontano dalle mode ma mai fuori dal tempo. (di Federica Mochi)
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