Il Tirreno

Livorno

La testimonianza

Perse la moglie annegata al Gombo: «La solitudine è brutta, la penso ogni giorno. Il mare? Mai fidarsi...»

di Martina Trivigno

	Un salvataggio a Viareggio e Marco Del Greco
Un salvataggio a Viareggio e Marco Del Greco

Il racconto drammatico a distanza di quasi un anno dal quel tragico episodio: «L’acqua era agitata, dopo pochi passi sono finito in una buca. Più cercavo di nuotare e più la corrente mi allontanava dalla riva»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «State attenti al mare, anche quando sembra tranquillo. E dove la gente va a fare il bagno ci dovrebbe essere sempre almeno una postazione di sicurezza, qualcuno che possa vedere subito chi è in difficoltà. Forse, se ci fosse stata, oggi mia moglie sarebbe ancora qui».

Nelle parole di Marco Del Greco, ex portuale livornese di 73 anni, c’è il dolore di un uomo che il 16 luglio 2025 ha perso la compagna di una vita. Serenella Bernini aveva 68 anni quando è annegata, dopo essere stata trascinata via dalle correnti davanti alla spiaggia del Gombo, nel Parco di San Rossore. Da allora, per lui, il tempo si è fermato.

«La solitudine è brutta – racconta con la voce che si incrina –. Ci sono cose che non si dimenticano: mia moglie ed io stavamo insieme da quando lei aveva 13 anni ed io 17. Mia madre era morta da poco e nella sua famiglia trovai una seconda casa. Siamo cresciuti insieme, abbiamo attraversato tutto insieme».

Il pomeriggio tragico

Quel pomeriggio di luglio doveva essere una giornata come tante: una passeggiata nel Parco di San Rossore, un po’ di mare, il piacere semplice di stare insieme. Quel giorno c’erano anche la nipote con sua figlia. «Andavamo lì da sei anni, una o due volte alla settimana – prosegue Del Greco – . Era un posto che ci piaceva. C’era aria, tranquillità, si stava bene». Poi, all’improvviso, la tragedia. «Sono stato il primo a entrare in acqua: il mare era un po’ agitato, ma niente che facesse pensare a un pericolo simile – aggiunge – . Ho fatto pochi passi e mi sono trovato in una buca. Ho bevuto acqua subito e non riuscivo più a toccare. Non riuscivo proprio a tornare verso riva: più cercavo di nuotare e più la corrente mi allontanava».

Del Greco urla, chiede aiuto, ma ogni richiamo significa altra acqua ingerita. «A un certo punto ho detto a Serenella: “Io non ce la faccio più, salvati te” – sottolinea commosso – . Non volevo che vedesse me annegare. Pensavo che lei si fosse salvata». Invece non è andata così: lui viene notato da un pescatore che lo recupera con la barca quando ormai crede di essere arrivato alla fine. «Mi ero girato per guardare il sole un’ultima volta, pensavo fosse finita – prosegue Del Greco – . Poi ho visto quella barca. Ed è stato allora che il pescatore mi disse: “Guarda che in acqua c’è tua moglie”. Siamo andati verso di lei». E mentre le nipoti di 40 e 13 anni vengono salvate da tre assistenti spiaggia, per Serenella Bernini non c’è già più nulla da fare quando viene soccorsa.

Il dolore

Da quel momento resta soltanto il dolore e il ricordo di una donna che è stata il centro della sua esistenza. «Poco prima, il 22 giugno, avevamo festeggiato i 50 anni di matrimonio – evidenzia – . Una festa semplice, con parenti e amici. Era contenta. Ci piaceva stare insieme, fare passeggiate, giocare a burraco, uscire con gli amici. Eravamo sempre insieme». Una vita condivisa anche nelle prove più dure, come quella affrontata con il figlio Andrea, nato con una grave lesione cerebrale e accudito fino al momento della sua morte, a 18 anni. «Serenella gli è stata accanto ogni giorno, forse trascurando un po’ l’altra nostra figlia, Francesca – dice, mentre con un fazzoletto asciuga le lacrime – .Non si è mai tirata indietro. È stata una madre straordinaria».

Il posto del cuore e il monito

Oggi restano la figlia, i nipoti e una casa piena di ricordi. «Cerco di stare fuori il più possibile – precisa – . In casa è difficile. Mi manca lei. Mi manca tutto». Ma intanto di una cosa è certo: al Gombo non tornerà più. «E non perché ce l’abbia con qualcuno – precisa – . È una questione di ricordi». C’è però un luogo che continua a frequentare nel Parco di San Rossore, un punto dove lui e la moglie si fermavano durante le loro camminate. «Lì ho lasciato un fiore e un messaggio per lei – prosegue – . Ci passo, mi fermo, penso a lei. Quello è il nostro posto».

E mentre il dolore continua ad accompagnarlo, Marco Del Greco sente il bisogno di trasformare la sua tragedia in un messaggio utile per gli altri, soprattutto per i più giovani. «Spesso si pensa: a me non succederà. Anch’io ho sempre rispettato il mare, ci ho lavorato per una vita. Eppure è successo. Per questo dico di stare attenti, le correnti non si vedono. Il mare è bellissimo, ma può diventare terribile in un attimo – conclude – . Non solo: dove le persone fanno il bagno serve una postazione di sicurezza. Basta qualcuno che osservi, che possa intervenire subito. Forse non cambierebbe tutto. Ma può fare la differenza tra la vita e la morte. E se la mia storia servirà a evitare anche una sola tragedia, allora raccontarla avrà avuto un senso».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La testimonianza

Perse la moglie annegata al Gombo: «La solitudine è brutta, la penso ogni giorno. Il mare? Mai fidarsi...»

di Martina Trivigno
Speciale Scuola 2030