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La tragedia

Femminicidio di Lorena Isceri, le lacrime degli agenti: «Non ce l’abbiamo fatta per pochi secondi» – La ricostruzione, gli ultimi attimi e la storia con Federico

di Mario Neri

	Il luogo del delitto (foto Sestini) e la coppia in una foto recente
Il luogo del delitto (foto Sestini) e la coppia in una foto recente

Federico Vella, 36 anni, ha rapito la ex compagna di 45 anni e dopo averla legata e chiusa nel bagagliaio, l’ha spinta di sotto dal viadotto Lora. All’arrivo dei poliziotti si è suicidato

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FIRENZE. «Non ce l’abbiamo fatta. Per pochi secondi, pochi secondi». Alla centrale sono arrivati in lacrime. È sbucata fra un pezzo di cielo e cemento, l’hanno vista precipitare mentre stavano salendo sul cavalcavia. L’auto della Polstrada che corre sulla Panoramica, il viadotto Lora davanti, la sagoma di Federico Vella vicino alla barriera e poi Lorena Isceri che sparisce oltre il parapetto, giù fra i piloni e la terra sotto l’A1. Un attimo. Quello che è mancato per salvarla. Gli agenti inchiodano, spalancano le portiere e corrono verso di lui. Poliziotti, uomini che hanno assistito all’ennesima scena di un uomo che uccide una donna perché è troppo debole per sopportarsi. Federico è ancora lì. Ha appena distrutto tutto gettando Lorena nel vuoto.

Il rapimento e il suicidio

L’aveva trascinata fuori dal bagagliaio dopo averla aspettata nel garage di casa a Rifredi, picchiata, stordita, legata con le fascette e portata fino a Barberino. Ora resta accanto alla barriera, guarda gli agenti avvicinarsi e comincia a gridare. «È lei che mi ha aggredito. È stata lei». Frasi sconnesse, dicono gli investigatori. Le bodycam lo registrano. Gli parlano, cercano di tenerlo fermo, di guadagnare metri. Ma sul viadotto ormai tutto si misura in passi e secondi. Federico ne fa uno dall’altra parte. «Certi incastri sono così perfetti che, anche se li separi, la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre», aveva scritto nella caption dell’ultimo reel. Quando i vigili del fuoco scenderanno sotto il ponte troveranno prima il suo corpo e poco più in là quello di Lorena. Per capire come siano arrivati fin lì bisogna riavvolgere tutto, tornare indietro di meno di due ore e rientrare a Firenze, in un garage di via Panciatichi, dove Federico l’aveva aspettata.

Cosa è successo

È il primo pomeriggio. Lorena rientra. Vella è nel garage del palazzo. La sorprende, la aggredisce, la colpisce fino a stordirla, le stringe i polsi con delle fascette e la chiude nel bagagliaio. Poi sale sull’Audi Q3 e parte verso nord: è un rapimento. Lorena riprende conoscenza. Ha le mani legate davanti, riesce ad aprire lo zainetto che Federico nella fretta ha gettato dentro con lei, afferra il telefono e chiama il 112. «Aiuto!». Dice di essere stata rapita, prova a spiegare dove si trova, passano venti minuti. È quella voce a mettere in moto la sala operativa della questura. Il telefono corre sull’autostrada e la polizia gli corre dietro. Scatta la caccia al suv sulla A1, una pattuglia della Stradale di Pian del Voglio parte. Nel frattempo Vella la sente parlare, si accorge del cellulare, ferma la macchina e glielo strappa. Il resto si consuma sul viadotto, lungo la carreggiata nord della Panoramica, al bivio con la Direttissima. Federico apre il bagagliaio, è grande e grosso, prende di peso Lorena e la porta verso la barriera. La pattuglia arriva vicino quando la donna è ancora sul ponte. Attimi. Gli agenti la vedono precipitare mentre l’auto sta raggiungendo il punto in cui l’Audi si è fermata.

L’inchiesta

Sarà l’inchiesta della procura di Firenze, diretta da Rosa Volpe e affidata al pm Antonio Di Natale, a ricostruire ogni passaggio. La Mobile guidata da Domenico Balsamo acquisirà le telecamere di Autostrade e i filmati delle bodycam. L’autopsia dovrà stabilire anche se Lorena fosse ancora viva quando è caduta. Per ora non sembrano esserci dubbi: femminicidio, l’ennesimo, seguito dal suicidio dell’uomo. Di violenza, prima di ieri, negli archivi non c’è traccia. Nessuna denuncia o segnalazione contro Vella.

Chi erano

Lui, 36 anni, è fiorentino e lavora nel settore dell’autonoleggio e delle flotte aziendali. Lorena ne ha 45, è originaria di Squinzano, nel Leccese, vive da tempo a Firenze e lavora come manager nel farmaceutico veterinario. Viaggia, va in palestra, sorride in fotografie di mare, compleanni, cene, vacanze.

I post social

Le stesse immagini che Federico raccoglie il 12 agosto in un reel su Instagram. Grecia, Sardegna, una grotta marina, la ruota panoramica alle Cascine, Ponte Vecchio sullo sfondo, una cena, i jeans strappati di lei, l’autoscontro, i fogli del lavoro portati a casa, i tramonti mozzafiato di Firenze. Una vita di coppia montata in pochi minuti pochi giorni prima che la vita si spezzi. Sullo schermo scorrono i baci, la quotidianità, lei bellissima in un vestito rosso prima di uscire, loro schiena contro schiena su uno scoglio. «Oggi il mio cuore si è spezzato per l’ultima volta», scrive. La supplica, le chiede un’altra possibilità. Nella caption quasi un presagio, un annuncio: «Certi incastri sono così perfetti che, anche se li separi, la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo».

Non sappiamo se la relazione sia finita proprio quel 12 agosto. Il post potrebbe essere stato modificato dopo e Lorena, intanto, aveva cancellato i suoi profili. È rimasto quello di lui. Ieri, poco prima dell’agguato nel garage, compare un’altra storia: «Il silenzio dopo un litigio non è punizione, non è abbandono». Poi una seconda frase, scritta in rosa, sull’amore e sul tacere per non ferire. Al centro due parole: «Addio a tutti». Poche ore dopo l’Audi è ferma sulla Panoramica. Il tratto fra la Direttissima e Roncobilaccio viene chiuso, arrivano i vigili del fuoco, la Mobile, il pm. Sotto il viadotto ci sono due corpi. Sopra, la macchina, i telefoni da analizzare, le telecamere. E gli agenti che hanno visto Lorena sbucare nel rettangolo del parabrezza mentre ancora correvano. Sarebbero bastati pochi attimi. Quelli che, in lacrime, alla centrale continuano a contare. 

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