Scuola, la proposta del pediatra: «Troppo caldo a settembre, l’avvio delle lezioni slitti a ottobre». E individua tre rischi
Secondo il dottor Italo Farnetani la prospettiva di posticipare l’inizio dell’anno scolastico a causa “climate change” andrebbe considerata seriamente: «Il disagio ambientale si traduce inevitabilmente in un approccio negativo verso la scuola»
«L'anno scolastico dovrebbe iniziare l'1 ottobre». Parola del pediatra toscano Italo Farnetani. Per l'esperto la prospettiva “scuole chiuse a settembre, causa climate change” andrebbe considerata seriamente. «Negli anni ho più volte avanzato la proposta di posticipare l'avvio delle lezioni, ma questa scelta oggi appare ancora più razionale alla luce dei cambiamenti climatici - spiega all'Adnkronos Salute - Da tempo, infatti, il mese di settembre è caratterizzato da temperature insolitamente elevate, spesso prossime ai 40 gradi, come indicano anche le previsioni dei servizi meteorologici, nei limiti delle proiezioni a lungo termine. Il calendario scolastico nazionale stabilisce che entro il 17 settembre - pur con le differenze regionali - tutti gli studenti italiani debbano aver iniziato le lezioni. Ciò significa avviare l'attività didattica in condizioni climatiche che definire “africane” non è un'esagerazione. E questa scelta presenta rischi concreti».
I rischi secondo il pediatra
Farnetani ne individua almeno 3: stress psicofisico e problemi di adattamento ai ritmi scolastici, impatto sull'apprendimento e calo della qualità dell'esperienza scolastica. La sua proposta di ritardare il giorno della prima campanella arriva mentre in Emilia Romagna si sperimenta l'apertura anticipata delle scuole primarie - dal 31 agosto - per rispondere alle difficoltà delle famiglie. Per il pediatra però il fattore clima non si può non considerare e porta nella direzione opposta. Il primo rischio, «immediato», di fare lezione con temperature troppo alte «riguarda l'organismo di bambini e adolescenti, già impegnato nel riadattamento ai ritmi scolastici: sveglia mattutina, orari dei pasti, concentrazione, gestione dell'attenzione. Tutti elementi che, pur essendo formativi, rappresentano comunque uno stress fisiologico. Affrontare questo passaggio in condizioni di caldo estremo aggiunge un ulteriore carico: sudorazione, affaticamento, irritabilità, riduzione della capacità di concentrazione. È irrealistico pensare che un bambino o un adolescente, accaldato e sudato, possa affrontare con serenità un problema di matematica o seguire una lezione complessa. Il disagio ambientale si traduce inevitabilmente in un approccio negativo verso la scuola proprio nei giorni cruciali dell'avvio dell'anno».
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