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Cibo da casa, tornelli e accesso alla spiaggia: le ultime polemiche che scaldano l'estate nei bagni toscani

di Federico Lazzotti

	Il cartello a Tirrenia e i tornelli a Livorno
Il cartello a Tirrenia e i tornelli a Livorno

Il divieto di portare cibo in uno stabilimento di Tirrenia ha riacceso la polemica. Ma a tenere banco c’è anche il “caso Livorno” dopo il blitz anti-tornelli all’entrata

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Cibo in spiaggia sì, ma niente cene e pranzi come se fosse Natale o Natalino, magari con il barbecue montato in un angolo dello stabilimento balneare e la tovaglia a quadrettoni presa in prestito dalla nonna. No ai tornelli all’ingresso come se dovessimo andare in palestra per un’ora di pilates o allo stadio per un match a rischio ordine pubblico. E, dunque, libero (e gratuito) accesso alle spiagge in concessione se non si usufruisce dei servizi. Con l’obbligo da parte dei gestori (ma anche degli avventori), di lasciare liberi da lettini e ombrelloni cinque metri di battigia. Come da regolamento per la stragrande maggioranza dei Comuni, anche quelli toscani.

L’ultimo cartello

È attorno a questi principali comandamenti del bon ton balneare che si muove il mare magno delle nostre spiagge dove ogni giorno nascono polemiche, scontri e piccoli terremoti tra concessionari e clienti, tra conservatori e progressisti. L’ultimo (apparente) paradosso nelle gestione degli stabilimenti balneari in Toscana arriva dal lungomare di Tirrenia, provincia di Pisa. Nei giorni scorsi all’ingresso del bagno “La Perla”, uno dei più frequentati della zona, è comparso un cartello firmato dalla direzione in cui si ricorda ai clienti, con tanto di simbolo di divieto (sullo sfondo patatine, toast e bevanda in bottiglia), che «non è consentito mangiare nella zona dell’aperitivo e in nessun’altra zona del bagno con cibo portato da casa». Apriti cielo.

Il cartello ha fatto il giro delle bacheche web innescando polemiche e messaggi al vetriolo nei confronti dei concessionari. Anche perché la normativa su questo aspetto, come spiegano dal sito dell’Unione nazionale consumatori, è chiara: «Il titolare non ha un monopolio sulla ristorazione: è piena facoltà del cittadino introdurre cibo e bevande nel lido, nel rispetto del decoro della spiaggia». Insomma senza esagerare.

È chiedendo spiegazioni alla responsabile dello stabilimento che si capisce come e perché è nata la necessità dell’avviso. Ma si intuisce anche come i gestori abbiano preso la palla al balzo estendendo un tantino i confini del divieto. «Ci sono stati clienti – è la ricostruzione – che si sono presentati allo stabilimento occupando i tavoli riservati all’aperitivo e al self service per pranzi privati. Ecco perché siamo stati costretti a scrivere quell’avviso. Sia chiaro: chi vuole mangiare sotto l’ombrellone può continuare a farlo, noi cerchiamo sempre di assecondare le esigenze dei clienti: non facciamo pagare gli ospiti e se c’è da scaldare le pappine per i bambini non abbiamo mai detto di no». Ci mancherebbe.

Livorno e il caso tornelli

Ma la patata bollente del cibo negli stabilimenti è una questione annosa, tanto che nei giorni scorsi in un bagno di Livorno (il Nettuno) c’è stato un duro scontro tra gestori e abbonati. E nella primavera scorsa, a Forte dei Marmi, il salotto chic del nostro litorale, l’affissione di un messaggio al bagno Levante scatenò polemiche tanto che fu necessario l’intervento del sindaco Bruno Murzi: «Non si può fare una cosa del genere – disse –. Chi frequenta Forte dei Marmi non ha mai imbandito pic-nic o situazioni che possano essere giudicate poco adeguate sulla spiaggia, ma se si vuole mangiare sotto l’ombrellone il cibo portato da casa tutti sono liberi di farlo. Così come sono liberi, se ne hanno le possibilità economiche, di andare al ristorante».

Ma sul mare non c’è solo la pancia da tenere a bada. A tenere banco, in questi giorni torridi, è soprattutto la questione dei tornelli all’ingresso degli stabilimenti balneari di Livorno dopo il blitz da parte di Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, insieme a Ivan Grieco, inviato di Pulp Podcast, il famoso podcast di Fedez e Mr. Marra, uno dei più seguiti d’Italia.

Sia chiaro, i bagni livornesi sono un unicum sulla scena marittima italiana, più villaggio turistico riservato agli autoctoni che attrazione per turisti e consumatori occasionali: ombrellone e cabina, tra Antignano e la Terrazza Mascagni, si tramandano di padre in figlio come la collanina con la medaglietta della Madonna di Montenero in controluce. Ecco perché del sistema balneare alla livornese si stupisce di più chi lo vede arrivando da fuori che chi lo vive dall’interno (nonostante i mugugni a inizio stagione quando i prezzi aumentano).

Eppure di storture (e forzature) ce ne sono, anche superando i tornelli. Ad esempio, si paga anche dopo le 20 (3 euro) se si sceglie di andare a cena da un amico abbonato, le docce calde hanno un prezzo e quelle fredde, in alcuni, un numero massimo. C’è chi ricorda la battaglia dei Cinque Stelle quando presero l’ex città rossa al grido di “mare libero”: costrinsero i gestori a disegnare un corridoio di accesso fino alle zone gratuite. Fu un buco nell’acqua. Ora, dopo la denuncia di Hallisey, un po’ di maretta c’è stata. Chissà se l’onda lunga porterà via qualche stortura. 
 

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