Caldo e malori in Toscana, è emergenza: dalle aziende dei rifiuti nuove misure per proteggere i lavoratori
Dopo i due decessi nel fiorentino (operatori ecologici di 55 e 52 anni), malore in un ufficio postale in Lunigiana
L’ultimo caso di mal di caldo arriva da Monti di Licciana Nardi, paese di meno di cinquemila anime nel cuore della Lunigiana, provincia di Massa-Carrara. A pagarne le conseguenze è stata la responsabile del piccolo ufficio postale. Rimasta sola alla scrivania si è sentita male per colpa dell’afa. Purtroppo – come denuncia la Uil – nella struttura, da circa un mese, il condizionatore era rotto, fuori uso, cosicché la temperatura è salita ben oltre i limiti sopportabili. Per fortuna la dipendente, nonostante il mancamento, è riuscita a chiamare il 118 che l’ha soccorsa e se l’è cavata con un bello spavento.
Saranno, invece, le autopsie disposte dalla magistratura a dire se c’è un legame tra il caldo torrido e i decessi di Damiano Valletti, 55 anni, e Matteo Consolati, 52, operatori ambientali scomparsi sul lavoro nel fiorentino a distanza di poche ore l’uno dall’altro. Il primo all’alba a Barberino del Mugello, il secondo a Poggio a Luco, nel comune di Bagno a Ripoli. E proprio i lavori all’aperto sono da giorni al centro dell’attenzione per quello che riguarda i rischi legati al caldo.
Dunque edilizia e agricoltura in primis, ma più in generale tutte le attività (dipendenti) impegnati all’aperto. Spiegava l’assessore regionale al lavoro Alberto Lenzi all’inizio di questa terza ondata: «Il presidente della Regione Giani ha firmato l’ordinanza già il 28 maggio, anticipando di oltre un mese il periodo in cui normalmente si interveniva. Resta valida fino al 31 agosto e prevede, nei giorni in cui il rischio è classificato come alto secondo le mappe Worklimate di Inail-Cnr, il divieto di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12. 30 alle 16 nei settori più a rischio, ossia agricoltura e florovivaismo, cantieri edili all’aperto e cave».
Da questa lista sono esclusi gli operatori ambientali che, però, dopo quello che è successo nel fiorentino, sono diventati una categoria sotto la lente. Non a caso Plures, l’azienda che si occupa della raccolta rifiuti tra Firenze, Pistoia e Prato, ieri ha ricordato come «con il perdurare dell’ondata di calore, conferma le misure organizzative, attivate già a partire da giugno, per evitare lo svolgimento delle attività più esposte nelle ore centrali della giornata e rinnova l’invito alle imprese appaltatrici ad attenersi alle stesse modalità operative previste dal protocollo aziendale.
Parallelamente prosegue il confronto con i Comuni, invitati ad adottare, ove necessario, ordinanze coerenti per favorire lo svolgimento delle attività nelle fasce orarie meno esposte al calore. Per agevolare la rimodulazione dei servizi, l’azienda garantisce inoltre la disponibilità degli impianti anche nelle fasce orarie notturne».
Il “Protocollo Caldo”, prevede la rimodulazione delle attività maggiormente esposte alle alte temperature, tra cui lo spostamento in orario serale della raccolta porta a porta del turno pomeridiano e la riorganizzazione dello spazzamento manuale nelle fasce orarie meno critiche.
Nello specifico, ad esempio, Rea, società che gestisce la raccolta in provincia di Livorno e in alcuni comuni del pisano, durante l’estate – spiega il direttore tecnico Stefano Bianchi – «anticipa il turno più corposo del mattino alle 5, 40 (invece delle 6 ndr). In questo modo alle 11, 50 il turno è concluso e si evita la fascia più calda. In più nelle giornate da bollino rosso lo spazzamento pomeridiano è spostato dalle 16 e inserito un turno serale per il cestinaggio così da ridurre gli operatori esposti alle alte temperature».
Per tutti, restano inoltre attive le altre misure di prevenzione previste dal protocollo: dalla distribuzione di acqua e sali minerali alla fornitura di dispositivi di protezione individuale, fino al monitoraggio costante delle condizioni operative da parte del Servizio di prevenzione e protezione aziendale. «Inoltre – conclude Bianchi – tutti i mezzi sono dotati di aria condizionata».
Resta il problema di dei lavoratori autonomi che da questi protocolli sono esclusi e maggiormente esposti ai rischi.
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