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La storia

Eccidio di Guardistallo, quella vittima dimenticata ora chiede onore e memoria

di Maria Meini

	La lapide di Maria Ceppatelli
La lapide di Maria Ceppatelli

Maria Ceppatelli è una delle 4 donne uccise nell’eccidio del 29 giugno 1944. Aveva 38 anni: il suo nome è riemerso dopo 82 anni di “cancellazione”

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29 giugno 1944. Quel giorno, quel mese, quell’anno sono scolpiti nel cuore e nel pianto della gente di Guardistallo. 29 giugno 1944: è la data di una delle stragi nazifasciste che hanno insanguinato la Toscana, e ancora non ha avuto la parola fine.

Il paese è ora uno dei borghi più amati dai turisti nella Val di Cecina, nel tempo ha chiesto inutilmente che le sia attribuita la medaglia d’oro al valore civile per le vittime di quell’orrore: 52 civili e 11 partigiani rastrellati nelle case, catturati, ammassati e fucilati nello spiazzo della Bucaccia. Sull’eccidio di Guardistallo sono stati scritti molti libri: il professor Paolo Pezzino dell’Università di Pisa ha pubblicato un testo che ricostruisce la vicenda, dal titolo “Anatomia di un massacro”, in cui cerca di dare una spiegazione alla particolarità di quella tragedia che va oltre la tragedia stessa: la divisione che ha creato nella comunità del paese. Parte degli abitanti non ha ancora perdonato l’azione dei partigiani cui seguì il massacro dei nazisti accampati nel borgo.

Ora un altro tassello va a ricomporre quella tragica giornata di 82 anni fa. Tra le vittime della strage che non hanno “identità”, classificate genericamente come non residenti, c’è una donna di 38 anni: Maria Ceppatelli. Dopo 82 anni, finalmente il suo nome si è ricongiunto a un volto e a una storia che merita giustizia e memoria.

L’ex sindaco di Montescudaio e storico Aurelio Pellegrini, nel rileggere le carte della strage in cui sono morti anche dei cittadini di Montescudaio, si è imbattuto in Maria Ceppatelli. Non figurava da nessuna parte che fosse di Montescudaio, ma dai registri della parrocchia di Casa Giustri quel nome è riemerso. 38 anni, sposata da quando ne aveva solo venti, senza figli, Maria viveva nel podere Santa Maria nella frazione che ora fa parte del Fiorino, alle porte du Cecina.

E a Cecina Maria è stata sepolta.

Dice Pellegrini: «La sua è stata una storia molto riservata, la famiglia non ha mai voluto parlare di quello che era successo a Maria, la fecero riconoscere dal prete di Casa Giustri, ricomponendo il suo cadavere a casa per poi farlo seppellire nel cimitero di Cecina». Ma come è morta Maria? Grazie allo studio delle carte e alle testimonianze di lontani discendenti si è potuto ricostruirne la storia. La racconta Pellegrini. Maria Ceppatelli aveva saputo che nella strage in corso a Guardistallo i tedeschi avevano catturato anche un suo parente, forse un cugino: così aveva deciso di andare a vedere cosa era successo.

In un impeto di affetto, si era incamminata a piedi su quella strada che tante volte aveva percorso: insieme a lei c’erano anche tre uomini di Montescudaio, anche loro avevano saputo della strage e volevano sincerarsi di come stavano i loro congiunti.

Tra Montescudaio e Guardistallo ci sono pochi chilometri, ma all’epoca non c’erano telefoni e le comunicazioni avvenivano di bocca in bocca, portate dai passanti.

Quando arrivarono a metà della strada, oltre la curva del campo sportivo, Maria e gli altri trovarono due camionette di tedeschi che stavano lasciando il paese e proseguivano verso Montescudaio; da lì diretti a Cecina. Stavano arrivando le truppe alleate e i tedeschi battevano in ritirata. Purtroppo per Maria e gli altri compagni di viaggio non ci fu scampo: furono falciati dalle fucilate. E i loro corpi lasciati sotto il sole, sul selciato.

Ma dalle condizioni del corpo di Maria forse furono fatte anche delle violenze sulla donna. «Di questo non c’è certezza - dice Pellegrini - ma potrebbe essere uno dei motivi di tanta riservatezza da parte della famiglia».

Passarono diverse ore: il corpo di Maria non fu riconosciuto dal prete di Montescudaio, che era stato chiamato per le vittime della sua comunità, perché lei vivendo nella parrocchia più a sud non era conosciuta in paese, così passarono ancora altre ore prima che avvenisse il riconoscimento del corpo da parte del parroco di Casa Giustri e fosse deciso di portare il cadavere a casa e di ricomporlo per la sepoltura.

«Ne ho parlato anche con il professor Pezzino - dice Aurelio Pellegrini -: da nessuna parte, in nessun testo che parla della strage, si fa riferimento alla storia di Maria Ceppatelli». La riservatezza con cui fu trattato il caso dalla famiglia di Maria, il caos che seguì a quell’orribile episodio, i giorni tumultuosi che si succedettero alla ritirata dei tedeschi fino all’arrivo degli americani: tutto questo contribuì a lasciare da parte, in un angolo sepolta, la storia di una donna uccisa dalla barbarie della guerra.

Ma ora che la sua storia è tornata alla luce merita di essere ricordata. Aurelio Pellegrini ha chiesto aiuto alla sindaca di Cecina per trovare la tomba di Maria e si è recato a farle visita: è in un fornetto nella parte vecchia del cimitero poco distante dal marito. Nessun riferimento a come è morta. Una piccola foto sulla lapide mostra una donna ancora giovane, con i capelli scuri e il viso semplice.

«Credo che dobbiamo ricordare la sua storia - dice Pellegrini - ricollocandola nel posto che le spetta: quella di vittima innocente di una strage brutale».

Anche il sindaco di Guardistallo ha verificato: il suo nome è inserito nell’elenco delle vittime, catalogato tra i non residenti, persone che per loro sventura si trovavano in paese e sono rimasti nelle maglie dei boia nazisti.

Dopo 82 anni il volto di Maria Ceppatelli chiede giustizia, che le sia riconosciuta la verità della storia. Pellegrini chiede che il Comune di Montescudaio, in cui Maria era residente, «recuperi più di 80 anni di abbandono e cancellazione della memoria, rendendo anche a Maria l’onore che merita, in particolare nell’anno in cui ricordiamo la conquista della piena cittadinanza civile e politica delle donne».

Sono quattro le donne vittime dell’eccidio. Pellegrini aggiunge: «Anche le vittime di Montescudaio sono quattro, Maria e tre uomini. Gli uomini sono ricordati nella facciata del Comune e nella cappella del cimitero, oltre che ogni anno alle commemorazioni del 29 giugno alla Bucaccia. Maria invece è assente da tutto, per 82 anni non è mai esistita, anche se il suo nome è scolpito sulle lapidi dell’eccidio alla Bucaccia e del municipio di Guardistallo», con la dizione di “non residente”. «Solo noi, il suo paese, l’abbiamo abbandonata - aggiunge Pellegrini -, abbiamo cancellato anche la sua memoria. Sicuramente ci sono tante attenuanti, ma è arrivato il momento di recuperare».

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