Talamone vuole lasciare Orbetello, ma non è l’unico caso: la “mappa” delle frazioni che sognano di cambiare confini in Toscana
Cambiare frontiera per inseguire un altro benessere. Ma il direttore di Anci spiega: «Non ho difficoltà a dire che i problemi legati a un territorio non si risolvono certo in questo modo»
Ridisegnare i confini comunali per far vivere meglio le loro comunità. È questo quello che hanno pensato alcuni cittadini di Talamone che, riunitisi in un comitato civico, hanno depositato quasi 400 firme in Regione chiedendo il “via libera” per poter staccare la loro frazione dal Comune di Orbetello per unirsi con quello di Magliano. Orbetello dista sì 23 chilometri da Talamone mentre Magliano solo 15, ma se per raggiungere la città dei Trasvolatori si può comodamente percorrere l’Aurelia, per arrivare a Magliano bisogna affrontare un percorso insidioso, costituito in gran parte da curve e tornanti.
Sulla loro stessa lunghezza d’onda, i cittadini della vicina Fonteblanda che in questa battaglia dal sapore strapaesano si sono uniti armi e bagagli con i loro vicini di Talamone superando antiche rivalità. Fonteblanda con Talamone costituisce ormai un tutt’uno da un punto di vista turistico ed economico.
L’Anci
«Non conosco i motivi che spingono i cittadini di queste frazioni a sognare di far parte di un altro comune – dice il direttore di Anci Toscana Simone Gheri – ma non ho difficoltà a dire che i problemi legati a un territorio non si risolvono certo in questo modo». Sì, perché la politica che anima l’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani, non è certo quella delle scissioni o delle trasmigrazioni di comunità da un ente all’altro, ma quella delle fusioni fra due o anche più comuni. «La scelta più intelligente che possono fare i comuni, soprattutto quelli più piccoli, è unirsi fra loro dando vita a un’unica realtà. In questo modo il nuovo comune che prende forma può fruire dei finanziamenti che lo Stato e la Regione mettono a sua disposizione. Passare da un comune all’altro a parer mio serve a poco mentre quello che auspico è sempre l’unione fra più comuni che, anche grazie ai finanziamenti a cui ho accennato, possono davvero far fronte ai reali problemi dei cittadini, dalla presenza di medici sui territori fino ai trasporti».
Un po’ di storia
Le convinzioni del direttore regionale di Anci poggiano sulla grande riforma amministrativa del granduca Pietro Leopoldo di Toscana che, durante il suo regno che durò dal 1774 al 1781, ridusse notevolmente il numero dei comuni della nostra regione. «In Toscana – puntualizza Gheri – ne abbiamo 273 mentre in Piemonte i municipi sono 1.180 e in Lombardia addirittura 1.501. Si tratta di numeri incredibili che non vanno certo in aiuto alle reali esigenze della gente».
Eppure, malgrado tutto, la voglia di modificare i confini esistenti o, addirittura, la pretesa di crearne di nuovi, è lungi dal restare solo un ricordo. «Finora nei dieci anni che ricopro questo incarico all’Anci – puntualizza Gheri – non mi sono mai occupato né di pratiche per la nascita ex novo di altri comuni né tantomeno di passaggi da un ente all’altro. Molto spesso si tratta di fuochi di paglia destinati poi a spegnersi con il tempo».
Il campanile…
A porre un argine all’eccessiva voglia di campanile che, retaggio del Medioevo, affascina ancora molti abitanti dello Stivale è la nostra Costituzione, la più bella del mondo, che all’articolo 133 stabilisce che ogni variazione territoriale al suo interno debba essere avallata da apposite leggi regionali che «sentite le popolazioni interessate», possono procedere in tal senso. Qualora la Regione dovesse valutare la sussistenza dei motivi per un nuovo comune o per il passaggio di alcune comunità da un comune all’altro, si può procedere infine con un referendum consultivo fra gli abitanti interessati.
Le firme
Ora, se le quasi 400 firme depositate in Regione dagli abitanti di Talamone non possono assolutamente essere ignorate non fosse altro perché, a breve, magari ne arriveranno anche altre da Fonteblanda. L’esperienza però ci insegna che queste iniziative hanno sempre un iter particolarmente approfondito da parte della Regione, proprio per valutare se il mutamento dei confini non sia frutto di mode del momento o, magari, di calcoli partitici.
Gli altri casi
Malgrado ciò, la lista d’attesa dei comuni in cerca di nuovi orizzonti è più corposa di quanto non si possa immaginare. Piombino medita da tempo l’addio alla provincia di Livorno per approdare in quella di Grosseto. Sull’Appennino pistoiese, Sambuca, ha da tempo messo nel mirino il passaggio all’Emilia, salutando Pistoia per Bologna, mentre in quello fiorentino, Marradi e Fiorenzuola ne vogliono seguire le sorti salutando il Giglio per le due Torri.
Corposo è infine l’elenco delle frazioni che chiedono di passare da un comune all’altro, come nel caso di Talamone e Fonteblanda. Marcialla vuole uscire da Certaldo per accasarsi con Barberino Tavarnelle mentre Galleno, divisa fra Fucecchio, in provincia di Firenze e Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, vorrebbe trovarsi da una sola parte della barricata. Stessa situazione nel Valdarno, dove la frazione di Porcellino è divisa fra tre comuni e due province, essendo le sue case equamente divise fra il comune di Figline Incisa, in provincia di Firenze e quelli di San Giovanni e Cavriglia in quella di Arezzo.
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