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Il maxi-rogo

Incendio a Vicopisano, cosa abbiamo respirato? Rogo domato, ma adesso l’attesa è per i campionamenti Arpat

di Lorenzo Carducci e Luca Cinotti

	Le fiamme e l'intervento sul capannone (foto Stick)
Le fiamme e l'intervento sul capannone (foto Stick)

I cittadini si aspettavano risposte più precise, la nota di spiegazioni è arrivata tuttavia a più di 24 ore dalle fiamme nella Delca

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VICOPISANO. Come da pronostico, è servita un’altra intera giornata di “spegnimento e contenimento” da parte dei vigili del fuoco, per piegare il maxi incendio scoppiato lunedì mattina 8 giugno nel capannone di stoccaggio di rifiuti in plastica della Delca Energy, nell’area industriale di Lugnano a Vicopisano.

Le fiamme e l’intervento

Un rogo “localizzato” ma dall’impatto enorme, che ha visto bruciare 2.500 tonnellate di rifiuti plastici stoccati all’interno di una struttura di 5mila metri quadri. Si tratta del magazzino nel quale l’azienda di via Masaccio – nata nel 2015 e acquisita dal gruppo EcoEridania nel 2023 – conserva sia la plastica di scarto, radunata in cumuli destinati agli impianti di smaltimento, che “ecoballe” di circa un metro per un metro e da centinaia di chili, materiale triturato e pressato pronto per essere riciclato. Complice l’elevata infiammabilità dei rifiuti, l’incendio ha richiesto uno sforzo da grande emergenza, con un vasto dispiegamento di uomini da tutta la Toscana e mezzi che hanno lavorato senza sosta anche durante la notte tra lunedì e ieri, e che hanno continuato a farlo nella giornata successiva, serata compresa.

Se le operazioni di lunedì hanno portato l’inferno di plastica in fase discendente, abbassando fiamme che nelle prime ore erano parse quasi invincibili, è poi subentrata la difficoltà di fronteggiare il cedimento della tettoia e della struttura in ferro del capannone. Un rischio che ha imposto ai pompieri la massima cautela, oltre all’impiego di mezzi speciali per lo spegnimento di aerei in fiamme, come il Drago del distaccamento dei vigili del fuoco dell’aeroporto Galilei e il mezzo a supporto fornito dalla 46ª Brigata aerea, carico di acqua e schiumogeni. Indispensabile anche il robot, che ha permesso di agire dall’interno del magazzino, a fuoco e pericolante. Per il momento, vista la situazione, non sono ancora iniziate le indagini per chiarire le cause del rogo.

Le domande

Fuori dall’epicentro di Lugnano, la colonna di fumo nero e denso non ha mai smesso di spaventare e far scattare allarmi a ogni rotazione dei venti. In un contesto di caos informativo sull’effettiva pericolosità di quanto disperso in aria dal rogo di Vicopisano. Fin dalle prime ore della mattina nella piana di Pisa le domande che si rincorrevano erano due: «Cosa stiamo respirando?» e «Quali pericoli corriamo per la salute?». Quesiti che avevano un sottofondo fatto di parole che facevano capolino sui social, evocando disastri ambientali terribili: una per tutte, “diossina”.

Tutti interrogativi logici, ovviamente. Mentre meno logica è sembrata la carenza informativa nei confronti dei cittadini, in particolare da parte di Arpat. Già nella giornata di lunedì si sapeva che l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente era stata allertata per intervenire nell’area industriale di Lugnano. Per questo i cittadini si aspettavano risposte più precise. Perché certo non potevano bastare le ordinanze dei vari sindaci, basate più su principi di precauzione e sulle previsioni meteorologiche di spostamenti dei venti che su analisi di quanto disperso.

E anche l’Asl Toscana Nord Ovest (altro importante attore in gioco) ha spiegato nel pomeriggio di lunedì in una nota inviata a tutti i sindaci che di fatto senza almeno una modello di dispersione elaborata da Arpat «le valutazioni sanitarie e le raccomandazioni devono intendersi preliminari, conservative e non geograficamente stratificate». Alla fine, nel primo pomeriggio di ieri, è arrivata la mappa della zona rossa e della zona gialla, ossia quelle delle aree della piana di Noce-Lugnano maggiormente interessate dalle ricadute delle sostanze rilasciate in atmosfera, nelle quali effettuare prelievi di campioni ambientali (su ortaggi e vegetazione).

La mappa

In rosso, ovviamente, l’area circolare dal raggio di 300 metri attorno alla Delca: nella zona gialla, un settore circolare dal raggio di 500 metri attorno alla direzione nord ovest (Pisa) e un altro dal raggio di 800 metri attorno alla direzione est (Pontedera). «In questa fase, non si prevede di campionare oltre queste aree, anche se l’odore di fumo può essere percepito anche al di fuori» specifica Arpat. I campionamenti sono cominciati ieri pomeriggio, stamani 10 giugno si concentreranno nella direzione di Cascina, poi si tratterà di attendere i risultati delle analisi di laboratorio.

Quanto alla qualità dell’aria, infine, trapelano un cauto ottimismo, con «un lievissimo incremento negli ossidi di azoto e del particolato (PM10 e PM 2,5) che resta, comunque, abbondantemente al di sotto dei limiti di legge», rilevato però nella centralina di Pisa-Borghetto, che è abbastanza distante dal luogo dell’incendio.

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