Elezioni in Toscana, si vota in 20 comuni – Prato, Pistoia, Arezzo: il campo largo sogna il gran colpo, la destra difende le roccaforti
Il centrosinistra spera di prendere due dei tre capoluoghi per dichiarare la vittoria complessiva. Il centrodestra deve difendere Pistoia e Arezzo: in entrambe la migliore delle ipotesi per i sondaggi passa comunque dai ballottaggi
Il centrosinistra arriva alla tornata delle amministrative di domani (24 maggio) e lunedì - 20 comuni al voto - con un lieve vantaggio nelle attese (e nella fame) rispetto al centrodestra. Partendo dai tre capoluoghi, dove sogna di fare un due-su-tre al primo turno. A Prato la partita sembra orientata con poche incertezze alla vittoria di Matteo Biffoni; a Pistoia il campo largo di Giovanni Capecchi sogna il colpaccio subito, su un centrodestra un po’ appannato; mentre ad Arezzo si dovrebbe andare al ballottaggio, unica tra le tre città dove i rivali sembrano favoriti, con la coalizione guidata da Marcello Comanducci.
Il conto che fanno i dirigenti progressisti è semplice: “Per dichiarare la vittoria basta una riconquista, per il trionfo due”. Vediamo perché, nelle sfide più significative. Tenere Prato, devastata dallo scandalo giudiziario con conseguenti dimissioni di Ilaria Bugetti, e riconquistare Pistoia, dove nel 2017 Alessandro Tomasi diede continuità al (mai concluso) ribaltone della destra in Toscana, sarebbe già un risultato da festeggiare. Se poi ad Arezzo si andasse al ballottaggio, riuscendo poi nell’impresa di conquistare una roccaforte conservatrice, allora il segretario regionale dem Emiliano Fossi e il deputato con “delega agli affari toscani” Marco Furfaro, potrebbero andare da Elly Schlein e a buona ragione dire: “Venimus, vidimus, Pd vicit”.
Qui Prato
L’ottimismo alla vigilia c’è: le urne lo confermeranno? La realtà, come sempre, è più sfaccettata dei desideri. Biffoni, dopo aver fatto il record di sempre in consiglio regionale (oltre 22mila preferenze), si è presentato per il terzo mandato un po’ controvoglia. Puntava a un assessorato che Eugenio Giani gli ha negato e che, con tutta evidenza, non sarebbe arrivato nemmeno dopo il rimpasto con le Politiche 2017. In città è amato e la sua campagna è partita prima di quella di Gianluca Banchelli, il candidato scelto da Fratelli d’Italia con qualche fatica. E che dovrà anche scontare la concorrenza interna del fuoriuscito FdI Claudio Belgiorno, che rischia di rosicchiargli consenso dopo una campagna elettorale lancia in resta. Se Biffoni dovesse vincere, si troverà ad amministrare una città diversa da quella che ha lasciato. Per citare le questioni più complesse: la mafia cinese ha alzato il tiro, la questione aeroporto promette caos e il manifatturiero vive una crisi industriale senza precedenti.
Qui Pistoia
La quieta Pistoia si trova invece a fare da ago della bilancia per le ambizioni delle due coalizioni. Il centrosinistra partito diviso tra l’ala sinistra di Capecchi e quella riformista di Stefania Nesi, ha trovato un’insperata sintesi alle primarie (partecipatissime, 11mila al voto). Infaticabile il lavoro di ricucitura fatto dal segretario Fossi, che ha compattato l’area, a rischio strappo tra le spinte contrarie di Furfaro (pro-Capecchi) e del sottosegretario Bernard Dika (pro-Nesi). In città l’appuntamento elettorale non ha smosso fiumi di persone, ma ai punti il centrosinistra ha fatto di più. La candidata del centrodestra Annamaria Celesti, vicesindaca reggente, si è impegnata in una campagna garbata, più da fioretto che da sciabola. “Impalpabile”, malignano alcuni della sua parte. Ha dalla sua una fama di buona amministratrice, che conosce le cose della città. Ma non “scalda”, come si dice in gergo. La partita spera di giocarsela al ballottaggio, sconfessando i sondaggi che vorrebbero Capecchi vincente al primo turno (seppur di poco).
Qui Arezzo
Se invece i sondaggisti avessero ragione, allora ad Arezzo il centrodestra si giocherebbe la differenza tra una sconfitta onorevole e una debácle. A volersi fidare dei rilevamenti, anche qui le previsioni sono di ballottaggio. Ma in vantaggio sarebbe la destra di Comanducci, con il candidato del Pd, Vincenzo Ceccarelli, a inseguire. Politico di lungo corso, ottimi agganci in Regione e in ambienti cittadini capaci di “contare” al voto , è stato scelto secondo una logica spiccia: se non ce la fai lui, che sa come si fa, non ce la fa nessuno. Anche se la formula con cui spesso viene bollato, “usato sicuro”, non è proprio garanzia di entusiasmi popolari. Pesa molto la presenza del candidato ex Pd Marco Donati, accreditato intorno al 10%, e per ora insensibile alle lusinghe dei pontieri del campo largo per eventuali apparentamenti.
Qui Viareggio
C’è poi la partita di Viareggio, capoluogo ad honorem, dove, forse per effetto del salmastro e del libeccio, tutto è più caotico e incerto. Sfida vera a tre, con un’unica certezza: dopo dieci anni di Del Ghingaro, ci sarà una sindaca. Federica Maineri per il centrosinistra pare aver risalito la cresta dopo un inizio stentato. Cammino inverso a quello di Marialina Marcucci, civica di centro, sorella dell’ex senatore Andrea, che negli ultimi giorni ha pagato pure la presenza di due “impresentabili” dell’Antimafia nelle sue liste. A destra, con passato a sinistra, si gioca le sue carte Sara Grilli, assessora con Del Ghingaro. Il ballottaggio è un rebus: la sinistra preferirebbe sfidare Grilli, perché è certa che in caso di un uno contro uno con Marcucci, i voti della destra confluirebbero lì.
Qui Cascina
Una menzione la merita anche la situazione di Cascina, paesone da 44mila abitanti alle porte di Pisa. Il sindaco dem Michelangelo Betti pare destinato alla riconferma, nel comune dove dieci anni fa Susanna Ceccardi vinse, creando il mito della “leonessa” e dando la prima scossa tellurica all’egemonia della sinistra in Toscana. Una decade è passata, la “Reconquista” non si è mai compiuta e gli artigli del centrodestra si sono smussati: all’ex deputata leghista Donatella Legnaioli il compito di provare ad affilarli.
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