Flotilla, Antonella Bundu in manette e presa per il collo. L’attesa per la possibile libertà
Insieme a lei ci sono sono altri quattro i toscani fermati: Dario Salvetti, rappresentante del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn, Alfonso Coletta, anestesista senese in pensione di 77 anni, e Claudio e Federico Paganelli, padre e figlio di Livorno
È stata necessaria l’ostentazione di crudeltà del ministro per la Sicurezza israeliana, Itamar Ben Gvir, per provocare un’energica reazione internazionale di pressione su Israele, con la richiesta di liberare gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla detenuti illegalmente al porto israeliano di Ashdod. Una manciata di secondi alla fine del video della detenzione ha colpito come uno schiaffo in faccia la coscienza democratica toscana: l’ex candidata alla presidenza regionale, Antonella Bundu, spinta con durezza da un’agente israeliana che le tiene una mano sul collo, mentre la costringe a procedere piegata sulle gambe e con le mani legate dietro la schiena.
Insieme a Bundu, sono altri quattro i toscani fermati: Dario Salvetti, rappresentante del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn, Alfonso Coletta, anestesista senese in pensione di 77 anni, e Claudio e Federico Paganelli, padre e figlio di Livorno. Il governo israeliano non si è espresso con chiarezza sul loro rilascio, né su quello degli altri 24 italiani trattenuti, e la diplomazia lavora per liberare tutti. Ma quell’esibizione dell’immagine della cattività temporanea di Bundu smuove qualcosa, a un livello anche simbolico, che ha toccato anche chi è lontano dalle sue posizioni. Dietro al suo impegno ci sono gli oltre 72mila voti – persone – che l’hanno sostenuta nel suo tentativo di portare un’alternativa al bipolarismo alle regionali. C’è anche la battaglia legale, poi respinta dal Tar, perché quei voti fossero riconosciuti garantendole un seggio in consiglio. Un riconoscimento che le è stato tributato anche dai suoi avversari politici. C’è insomma il volto di una regione che si riconosce nei simboli e nelle pratiche della democrazia.
Bundu era già partita per Gaza con la precedente missione della Flotilla, poi la barca sulla quale viaggiava aveva avuto un guasto e l’intero equipaggio era stato soccorso e portato a Creta. Lei non si è arresa e ha deciso di prendere parte immediatamente alla spedizione successiva, con l’intento di alzare i riflettori sul blocco navale imposto alla Striscia e portare aiuti umanitari.
Rimane, certo, il senso di fragilità e impotenza rispetto alle immagini che la vedono legate e trattata come una terrorista. Ma proprio a questo chiede di non arrendersi Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra Progetto Comune a Firenze. «Sono immagini che portano a provare sentimenti di rabbia e di paura, che non vanno negati. Bisogna però tenere tutto insieme, sapere che in parte abbiamo vinto: Antonella Bundu, Dario Salvetti e tutte le persone nelle mani di Israele hanno già vinto. Perché stanno confermando e dimostrando quello che il popolo palestinese subisce da decenni, l'impunità di forze armate che sembrano non dover rispondere a nessuna comunità internazionale».
Ieri a Firenze un presidio partecipatissimo ha chiesto la liberazione degli attivisti catturati. La speranza che circolava in serata è che oggi potrebbe essere la giornata giusta. Considerando anche la frattura venuta a galla all’interno del governo israeliano sull’opportunità di mostrare quelle immagini. Che rischiano di trasformarsi in un boomerang: da (presunta) prova di forza a confessione di crudeltà.
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