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Toscana, la doppia vita dei due imprenditori modello: identità false e una condanna per omicidio di 25 anni fa

di Giovanna Mezzana

	L'operazione della polizia (Foto di repertorio)
L'operazione della polizia (Foto di repertorio)

I due fratelli, ben inseriti tra Lunigiana e Spezzino con aziende e famiglie, sono stati individuati grazie a un’indagine internazionale che ha ricostruito la loro lunga latitanza sotto identità contraffatte

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MASSA-CARRARA. L’hanno fatta franca per quasi trent’anni. Tant’è che è credibile pensare che fossero quasi certi di aver chiuso con il loro passato, nel quale era sepolto un omicidio. E invece no. La polizia di Stato li ha intercettati e sono finiti entrambi – parliamo di due fratelli in carcere: uno alla Spezia, l’altro a Genova. Cinquantenni, nati in Albania, erano fuggiti dal paese di origine dopo la condanna per l’uccisione di un uomo – reato commesso nel 1999 – e tra la Lunigiana e lo Spezzino si erano costruiti una nuova esistenza. Dalla vita privata al mondo del lavoro, e tutto grazie a documenti falsi – e quindi a nuove identità – e a un po’ di intraprendenza: erano imprenditori affermati nel settore dell’edilizia, capaci di conquistare commesse e cantieri in tutta la provincia, dalla Lunigiana a Carrara, a Massa.

Il sangue e la condanna

Occorre riavvolgere il nastro fino al 1999 e andare in Albania: i due fratelli sono accusati di aver ucciso un uomo. Per vendetta. Per vendicare un altro fratello ucciso, per cancellare l’onta di aver subito un fatto di sangue in famiglia. Il Tribunale albanese li condanna alla pena di 16 anni e sei mesi di reclusione per «l’uccisione di un connazionale, al culmine di una faida familiare», si legge in una nota della Questura di Massa.

La fuga e il porto sicuro

Per sfuggire al carcere ma forse anche perché si accorgono che per loro tira una brutt’aria, fuggono via dall’Albania. Vogliono darsi una chance. Scelgono il Belpaese come approdo. Arrivano in Italia e sono “attrezzati” con documenti falsi. Sulla carta non figurano più come fratelli: hanno cognomi differenti. Chiedono il permesso di soggiorno, finanche la carta. E per loro inizia una nuova vita

Dove vado?

Non si sa in base a quale calcolo, decidono di insediarsi tra la Lunigiana e lo Spezzino. E si lanciano in un’avventura imprenditoriale, battezzando una ditta del settore dell’edilizia. E, guarda il caso, hanno finanche successo. Fanno crescere una bella impresa, hanno dipendenti, si aggiudicano commesse e cantieri: lavorano in Lunigiana e nello Spezzino, finanche a Carrara e a Massa. Tra Liguria e Toscana vivono con le loro famiglie, mogli e figli. E per il lavoro si muovono ovunque tra la provincia apuana e La Spezia, tant’è che quando qualche giorno fa i poliziotti li fermano stanno viaggiando su un furgone bianco, mezzo aziendale di due imprenditori che risultano ben inseriti nel sistema produttivo locale e che chiunque avrebbe giudicato insospettabili se non addirittura irreprensibili.

Nella rete

Risale a qualche giorno fa l’operazione – chirurgica – portata a termine, in tandem, dalle Squadre Mobili della polizia di Stato di Massa-Carrara e della Spezia, guidate, rispettivamente, da Antonio Dulvi Corcione e da Rita Rossi. I poliziotti eseguono un mandato di cattura internazionale che punta all’estradizione.

Al setaccio

L’operazione è coordinata dagli investigatori del Servizio centrale operativo e del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, con il supporto della Sisco Liguria. Le indagini del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e del Dipartimento di polizia criminale albanese, tramite l’Ufficio Interpol di Tirana, hanno permesso di ricostruire la lunga latitanza dei due fratelli, fuggiti subito dopo la condanna in Italia sottofalse identità.

L’alert

C’è da chiedersi come si sia riusciti a intercettarli dopo decenni in cui erano sfuggiti ai radar. Determinanti per la localizzazione sono l’analisi delle impronte digitali, delle immagini e dei controlli di Polizia svolti negli anni, che consentono di confermare l’identità reale dei due latitanti, che per anni non hanno destato alcun sospetto. Dalle perquisizioni della Polizia, poi, spuntano i documenti albanesi falsi, impiegati per ottenere il permesso di soggiorno in Italia, per i quali sono stati denunciati, uno in stato di arresto, alla Procura della Repubblica della Spezia. Eseguito il provvedimento di cattura internazionale, i due fratelli sono a disposizione della Procura generale della Repubblica della Corte di Appello di Genova, uno in carcere a Marassi di Genova e l’altro alla Spezia, in attesa dell’avvio della procedura di estradizione verso l’Albania. A buon fine è andata insomma la cooperazione internazionale tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie per criminalità oltre i confini nazionali. 

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