Il Tirreno

Lucca

La sentenza

Lucca, sostiene di non muovere le gambe ma lo vedono pedalare in bicicletta

di Pietro Barghigiani

	(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

Dopo un incidente chiedeva altri soldi all’assicurazione: condannato a versare 20mila euro alla compagnia

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LUCCA. Travolto da un’auto mentre in bicicletta stava percorrendo la via Vecchia Pesciatina in direzione di Capannori, un 62enne, con vari traumi, venne portato al pronto soccorso del San Luca da cui uscì con un referto di 30 giorni.

Era la mattina del 28 marzo 2019. L’uomo, residente a Lucca, venne tamponato da un Renault Modus guidata da un 77enne lucchese. Piena responsabilità dell’automobilista, neanche messa in discussione dalla compagnia assicurativa che, prima ancora di sentir parlare di cause, versò all’investito 68mila euro.

Contenzioso chiuso? No. A distanza di anni il 62enne ha chiesto all’assicurazione un’ulteriore somma di 187mila euro ritenendo di aver diritto a un risarcimento di oltre 250mila euro. Una richiesta respinta dal giudice Anna Martelli che ha condannato l’uomo a versare all’assicurazione più di 20mila euro. Non è stato dimostrato l’aggravamento delle condizioni di salute, né fisiche, né psicologiche. Anzi. In occasione di una visita dopo aver riferito di non potersi muovere da solo per i guai alle gambe e di aver paura ad andare in bicicletta per il trauma, anche psicologico, subìto, era stato visto salire in sella e pedalare senza alcuna difficoltà.

Il giudice, accogliendo le conclusioni del Ctu, «ha escluso la riconducibilità al sinistro per cui è causa delle patologie di carattere psichico lamentate dall’attore».

Sosteneva l’uomo che a distanza di anni dall’incidente non poteva più svolgere attività sportiva e che anche nella sfera sessuale la situazione era precaria. Per il Tribunale non ha giovato il comportamento tenuto durante le visite mediche. Oltre alle consulenze c’è un episodio che arricchisce il fascicolo facendolo orientare in maniera netta verso il rifiuto a riconoscere al 62enne altre somme in aggiunta a quelle già liquidate.

Il consulente aveva scritto che durante la visita alla gamba destra «mantiene contrattura della muscolatura di coscia destra tale da porre in media flessione il ginocchio e renderlo non visitabile; altrettanto viene fatto per il ginocchio sinistro».

Ai medici aveva anche detto di potersi muovere da solo. «Mi hanno accompagnato fino qui e poi mi aspettano, in non vado più in bicicletta. Ho paura». Solo che al termine del controllo, presenti anche i consulenti della sua parte oltre che di assicurazione e Tribunale, «seguìto all’uscita dallo studio, si allontana dalla sede di visita autonomamente, in bicicletta, pedalando (quindi flettendo entrambe le ginocchia)».  

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