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Stangata a tavola: in 4 anni alimentari rincarati del 24,9% – Caffè, burro, carne e pane: quanto sono aumentati i prezzi

di Manolo Morandini

	In quattro anni per la spesa alimentare si spende il 24,9% in più
In quattro anni per la spesa alimentare si spende il 24,9% in più

Penalizzato chi produce e chi consuma. Coldiretti: «Di ogni euro di spesa solo pochi centesimi vanno nelle tasche degli agricoltori»

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Negli ultimi quattro anni il carrello della spesa ha subito una trasformazione evidente, con rincari che hanno inciso in modo diretto sul portafoglio delle famiglie. Dall’energia alle materie prime, passando per le tensioni internazionali e le difficoltà della filiera agroalimentare, i prezzi dei beni di consumo quotidiano hanno continuato a salire. L’analisi dei listini tra dicembre 2021 e dicembre 2025 mostra aumenti significativi su prodotti simbolo della dieta italiana: dal caffè al burro, dalla carne ai derivati del grano.

L’indagine di Agcm

È sufficiente posare l’occhio sulle cifre per avere una fotografia dell’entità degli incrementi: un quadro chiaro dell’impatto sulla spesa alimentare, che va oltre l’inflazione. Che ci sia qualcosa che non torna lo rileva anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata nell’ambito della filiera agroalimentare. Sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e lo stesso mese del 2025, i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9 per cento, superiore di quasi otto punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, che si è attestato al 17,3 per cento.

Gli aumenti

«In cinque anni i prezzi dei generi alimentari che compongono la lista della spesa hanno continuato a crescere, palesando ciò che da tempo denunciamo – afferma la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani –. Fenomeni speculativi, distorsioni, guerre e cambiamenti climatici hanno ampliato e in qualche modo giustificato la distanza sempre più ampia tra gli attori della filiera, penalizzando gli anelli più deboli: chi produce, gli agricoltori, e chi acquista, i consumatori». Anche i più distratti tra gli scaffali hanno dovuto fare i conti alla cassa con uno scontrino che non torna più. Per acquistare i prodotti alimentari più diffusi che compongono la spesa quotidiana, le famiglie hanno dovuto sborsare oltre 530 euro al mese nell’ultimo anno. Un incremento percentuale, considerando la spesa media, del 14 per cento rispetto al 2021, che spaventa sempre di più i toscani alle prese con aumenti record di pane, pasta, passate di pomodoro, tonno in scatola, latte, surgelati, cereali e molto altro. Prezzi che, come nel caso del caffè tostato, sono quasi raddoppiati. A rivelarlo è un’analisi di Coldiretti Toscana sulla base dei dati Istat e dei prezzi dei beni di largo consumo tra dicembre 2021 e dicembre 2025.

Agricoltura anello debole

«Riteniamo che un dialogo proficuo con industria, cooperazione e distribuzione sia necessario per riequilibrare i valori all’interno della filiera – sostiene la presidente di Coldiretti Toscana –. L’agricoltura resta l’anello più debole e più penalizzato dell’intera filiera agroalimentare, nonostante sia una componente indispensabile. Di ogni euro di spesa solo pochi centesimi vanno nelle tasche degli agricoltori». Che aggiunge: «Bene fa l’Antitrust a indagare, così come è altrettanto importante mettere in campo gli strumenti che abbiamo ottenuto con le nostre rivendicazioni: dalla legge contro le pratiche sleali alla neonata commissione unica del grano duro, da noi richiesta per la filiera della pasta, fino all’esigenza di maggiore trasparenza e controlli sulle importazioni di prodotti sottocosto e di bassa qualità che affondano il mercato interno. Serve fare chiarezza su meccanismi che stanno demolendo le nostre campagne».

Nell’ambito della filiera agroalimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori è uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori e, di conseguenza, della redditività delle attività produttive a monte, che per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo.

Il confronto fra i prezzi

La Toscana non è esente dall’aumento costante e progressivo dei prezzi dei beni di largo consumo tra il 2021 e il 2025 superiore all’andamento dell’inflazione, che nel 2025 si è attestata intorno al 2,7%, superiore al 2024 (+2,5%) ma nettamente inferiore al 2023 (+9,6%) e al 2022 (+8,8%). Nel 2021 l’indice dei prezzi al consumo era intorno allo 0,5%. E l’andamento che non riflette nemmeno il prezzo pagato agli agricoltori per le principali materie prime: grano, latte e pomodoro da salsa, ma anche per ortaggi e frutta. Materie prime pagate poco e rivendute sugli scaffali a prezzi anche dieci volte superiori. A fotografare questa palese disarmonia sono i dati dell’Osservatorio dei Prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il caso più eclatante è quello del caffè tostato, il cui prezzo medio è schizzato da 7, 41 euro al chilo a 13, 56 euro, segnando un aumento dell’83%. Tra i prodotti di largo consumo si registrano incrementi significativi anche per il burro (+34%), con un costo al consumatore di 10,49 euro al chilo contro i 7,81 euro del 2021, nonostante il crollo del prezzo del latte, seguito da passata di pomodoro (+25%), spinaci surgelati (+24%), carne rossa (+23%), latte intero fresco (+23%), pasta di semola di grano duro (+22%), petto di pollo (+21%), cereali per la colazione (+18%) e tonno in scatola (+12%).

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