Il Tirreno

Toscana

Fa discutere

Stop alla spesa domenicale? Apertura del presidente del colosso delle cooperative: ecco chi è favorevole (e chi no)

di Francesco Paletti
Una fila di casse al supermercato (foto Imagoeconomica)
Una fila di casse al supermercato (foto Imagoeconomica)

Per i sindacati è una battaglia lunga 15 anni: praticamente da quando, nel 2011, il governo Monti optò per le liberalizzazioni

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Bisogna riflettere. E, se necessario, anche tornare indietro sulle aperture domenicali e festive nella grande distribuzione. Il tema, invero, non è nuovo. Per i sindacati è una battaglia lunga 15 anni, praticamente da quando nel 2011, il “governo Monti’’ optò per le liberalizzazioni di orari e giorni di apertura dei supermercati. Se, però, a porre la questione è un’associazione di categoria della grande distribuzione allora il discorso cambia. E stavolta è andata proprio così. Perché a sollevare il tema è stato niente meno che Ernesto Dalle Rive, il presidente dell’Ancc-Coop, l’associazione nazionale cooperative di distribuzione. Un colosso con numeri da capogiro: 72 cooperative, 57mila dipendenti, 2. 200 supermercati e 9 milioni di clienti.

Nei giorni scorsi è intervenuto a margine di “Marca”, il principale evento espositivo italiano dedicato alla grande distribuzione organizzata, e ha articolato la riflessione su tre punti. Numero uno: «Da anni le famiglie dei nostri soci e clienti ci segnalano una forte contrazione della capacità di spesa: in sostanza si compra di meno e si spende di più». E tutto questo ha poco a che fare con le liberalizzazioni, «che sono state introdotte per favorire i consumi, dato che oggi il problema è la diminuzione del potere d’acquisto, non l’aumento del servizio». Numero due: «Le aperture domenicali sono care per le aziende della grande distribuzione». Si stima, infatti, che il lavoro festivo costi fra il 30 e il 40% in più di quello degli altri giorni, che, tradotto in numeri, corrisponde ad una cifra che oscilla fra i 2, 3 e i 2, 6 milioni di euro (secondo una stima dell’ufficio studi di Mediobanca) . La scelta di chiudere la domenica e i festivi, invece, sarebbe un problema solo per il 10% degli italiani, almeno secondo un’indagine realizzata dalla stessa Coop su un campione di 965 consumatori. Traduzione: «Il 43% degli intervistati ha sottolineato che, in caso di chiusura del proprio supermercato, si limiterebbe semplicemente a cambiare il giorno in cui abitualmente fa la spesa – ha spiegato Dalla Rive -, a dimostrazione che un altro modello di consumo è possibile». Perché il terzo punto è proprio questo e riguarda un cambiamento sociale e culturale in atto, la cui conseguenza «è la crescente sensibilità sul tema della conciliazione da parte dei lavoratori, in particolare in fase reclutamento» riprende il numero 1 dell’Ancc-Coop. Conseguenza: «La nostra intenzione è di avviare una riflessione su dove stiamo andando come società e quali sono i valori che vogliamo tutelare – ha concluso Dalle Rive-. Siamo pronti ad aprire un dibattito, sia a livello politico che imprenditoriale, senza alcun tabù».

Molto più di un sasso gettato nello stagno. L’effetto è quello di vero e proprio terremoto e di uno spiazzamento collettivo. Anche all’interno del vasto e variegato mondo delle cooperative di distribuzione. Tanto che Unicoop Firenze e Tirreno, i due giganti della grande distribuzione toscana, interpellati ieri, 16 gennaio, da Il Tirreno, per il momento hanno preferito non commentare prendendosi ancora un po’di tempo per riflettere. Figurarsi fuori. Fra le altre associazioni di categoria è una vera e propria levata di scudi: «La domenica oggi è un elemento essenziale per molti settori economici di largo consumo e non è assolutamente in discussione, non c’è alcun confronto da aprire perché non c’è assolutamente nulla da aggiungere: anzi dobbiamo operare per aumentare il livello delle liberalizzazioni», ha tagliato corto Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, associazione di categoria che rappresenta anche colossi come Esselunga, Pam e Despar, chiudendo subito il discorso. Tranciante anche il messaggio di Enrico Postacchini della giunta nazionale di Confcommercio: «Ogni azienda può scegliere liberamente quando resterà aperta, ma il nocciolo della questione è che non si può abdicare al ruolo di presenza sul territorio perché si favorirebbe la concorrenza sleale dell’e-commerce».

Diversa, ovviamente, la posizione dei sindacati. Filcams Cgil, Cgil, in Toscana, è favorevolissima. Ma, pur con qualche distinguo anche la posizione di Fiscat, il sindacato di categoria della Cisl, è netta: «Se si vuole fare sul serio non c’è che una strada – ha detto il segretario nazionale Vincenzo Dell’Orefice – : calendarizzare all’ordine del giorno delle competenti commissioni parlamentari la trattazione delle proposte di modifica depositate da alcuni parlamentari tese a ridurre le aperture festive integrandole anche con il tema delle domeniche». Assolutamente favorevole pure il presidente della Fafce (Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa) Vincenzo Bassi: «Il consumo esasperato porta soltanto solitudine che è la malattia più grave dei nostri tempi. Forse tenere i negozi chiusi può aiutare la comunità a trovare atri luoghi d’incontro, che non siano i centri commerciali». 

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