Invalidità civile, dove e perché i casi sono esplosi in quattro anni – Cos’è il “fenomeno” post-RdC
Tradotto in euro fanno 21 miliardi: negli ultimi quattro anni in Italia ci sono 235mila assegni in più
Più che una crescita, è una vera e propria impennata. Basta leggere i numeri: da tre milioni e 179mila a tre milioni e 414mila, ovvero 235mila assegni d’invalidità civile in più fra il 2020-2024. Vuol dire sì che in quattro anni l’incremento è stato del 7,4%, ma anche e soprattutto che questo si è concentrato quasi esclusivamente nel secondo biennio (+6,2% fra il 2022 e il 2024, corrispondenti a 198mila assegni d’invalidità civile in più). Un boom che tradotto in euro è pari a 21 miliardi. A tanto, infatti, ammonta la spesa dello Stato per le indennità d’invalidità civile.
Il report della Cgia di Mestre e il nodo RdC
Il punto lo ha fatto la Cgia (Centro studi artigiani) di Mestre con un report che parte sostanzialmente da una domanda: se la cessazione del reddito di cittadinanza e il contestuale aumento delle pensioni d’invalidità civile fossero correlate? Perché, va ricordato, nel corso del 2023 il RdC, ossia la prima misura universale di contrasto alla povertà dell’ordinamento italiano, è stata cancellata e sostituita dal Reddito d’Inclusione che, però, ha una natura diversa («categoriale» dicono gli esperti, in quanto rivolta a determinate categorie di persone) e soprattutto un impatto numericamente più limitato.
Finalità diverse, ma dubbi sulla correlazione
Vero che «le due misure rispondo a finalità distinte», ma lo è altrettanto il fatto che «l’abolizione del RdC ha, comunque, lasciato vulnerabile un fascia di popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali e, in tale contesto, l’aumento delle pensioni d’invalidità civile potrebbe avere rappresentato l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile» azzardano i ricercatori della Cgia. Che, beninteso, mettono subito le mani avanti: «Sia chiaro - scrivono - dimostrare una correlazione diretta è impraticabile, ma il dubbio che via stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane, specie con riferimento ad alcune aree del Paese».
Le aree più colpite: il Mezzogiorno in testa
Perché l’impennata degli assegni d’invalidità civile interessa soprattutto le aree d’Italia in cui erano più numerosi i percettori del reddito di cittadinanza. L’aumento medio nazionale del 7,4%, infatti, è dato da un incremento di solo il 5% nel Centro, da uno del 7% nel Nord Ovest e nel Nord Est e dall’,8,4% nel Mezzogiorno.
Regioni e province: i territori più coinvolti
Lo stesso vale pure per le regioni anche se in questo caso la Cgia di Mestre elabora i dati in forma aggregata, ossia sommando le indennità d’invalidità civile (erogate a cittadini con redditi insufficienti e una riduzione delle capacità di lavoro o svolgimento delle normali funzioni quotidiane superiore al 73%) agli assegni ordinari d’invalidità erogati dall’Inps (che fra il 2020 e il 2024 sono diminuiti del 14,5%). La regione in cui, nel 2024, l’incidenza dei beneficiari di prestazioni d’invalidità (di entrambe i tipi) è stata più elevata è la Calabria con il 13,2% dei residenti, poi Puglia (11,6%), Umbria (11,7%), Sardegna (10,7%) e Basilicata (9,9%).
Le province con l’incidenza più alta
Il dato è più eloquente se si prendono in considerazione le province: in testa c’è Reggio Calabria (15%). Dopo arrivano Lecce (14,2%), Crotone (13,9%), Messina (13,5%) e Vibo Valentia (13,1%) solo per limitarsi alle cinque con l’incidenza maggiore. In generale, eccezion fatta per Perugia e Terni, le prime venti d’Italia sono territori provinciali dell’Italia meridionale e insulare in cui era molto diffuso il RdC.
Il peso sulle casse dello Stato
Il risultato è che sono le prestazioni d’invalidità civile erogate nel Mezzogiorno a pesare maggiormente sulle casse previdenziali. Fra le cinque regioni che superano i due miliardi di euro, tre sono meridionali: Campania prima con 2,73 miliardi, ma ci sono anche la Sicilia, con 2,14 (quarta) e la Puglia, che è quinta, con 2,12 miliardi. Secondo e terzo posto, invece, per la Lombardia (2,67) e il Lazio (2,38).
La Toscana tra le regioni più virtuose
E lo Toscana? Per la Cgia di Mestre la Regione spicca per “virtuosità”. Nel Granducato, infatti, le prestazioni d’invalidità riguardano il 5,5% della popolazione, un dato sostanzialmente in linea a quello dei cugini dell’Emilia Romagna (5,4%) e superiore solo a Piemonte, Lombardia e Veneto (tutte al 5,1%) per un importo annuale complessivo pari a circa 990 milioni.
Le province toscane
E Prato e Firenze sono le province con il valore più basso d’Italia, pari, rispettivamente, al 3,89 e al 4,12%. Il più alto, invece, è a Massa-Carrara (7,3%), ma si tratta, comunque, della 47esima provincia. In mezzo tutte le altre: Grosseto (7,2%, 48a), Arezzo (6,8%, 56a), Pisa (6,2%, 63a), Pistoia (6,1%, 65a), Lucca (6%, 67a), Livorno (5,9%, 70esima) e Siena (5,7%, 76a).
