Influenza e variante K, il professor Marco Falcone: «Ecco quali sintomi non vanno sottovalutati. E nei più piccoli attenzione alla bronchiolite»
L’infettivologo, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa: «il vaccino? Ormai è tardi, direi di farlo solo alle categorie più fragili»
PISA. Ora ci siamo. «Sì, il picco influenzale è arrivato – conferma il professor Marco Falcone, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa -: il numero dei casi non sta praticamente più aumentando e a breve la curva comincerà a scendere».
Dunque, bisogna essere preoccupati?
«Per questa influenza? In generale le direi di no: i pazienti giovani e sani se la cavano con una settimana di febbre. Effettivamente leggermente più fastidiosa e prolungata dell’usuale, ma nulla di più. Poi vi sono alcune categorie di pazienti per i quali è necessaria qualche attenzione in più».
Quali?
«Gli anziani “over 65” e pazienti fragili, ossia chi è alle prese con malattie oncologiche e respiratorie croniche, ma anche con un’insufficienza renale o i cardiopatici: in questi casi le complicazioni possono avere conseguenze molto negative e, dunque, è importante stare in allerta».
Quanto è pericolosa questa influenza?
«Quella di quest’anno, ossia la “variante K” del virus h3n2, è anche un po’ più fastidiosa e virulenta dell’usuale perché sfugge maggiormente ai nostri anticorpi. Ma ricordo che, in media, in Italia i virus influenzali causano fra gli otto e diecimila morti ogni anno. Insomma, non vanno mai presi alla leggera, anche se, ovviamente, la letalità è più alta fra coloro che già sono in condizioni di salute precarie».
Sono possibili complicanze?
«Certo. Penso in particolare alla polmonite influenzale che sta interessando un numero significativo di pazienti, ma anche alle polmoniti batteriche che si sovrappongono alla prima. Al riguardo ci sono dei segnali cui è bene fare attenzione».
Quali?
«Se ai classici sintomi influenzali si sommano anche difficoltà respiratorie e affanno è il caso di allertarsi».
Che bisogna fare?
«Contattare subito il proprio medio di famiglia. È verosimile che possa essere necessaria anche una radiografia al torace per capire se si è di fronte a un caso di polmonite o meno».
In caso di esito positivo?
«Bisogna preoccuparsi soprattutto se si è alle prese con pazienti che hanno patologie pregresse importanti su cui la polmonite può incidere. Anche per chi è sano non è una situazione piacevole, ma le terapie esistenti sono efficaci e assicurano la guarigione in tempi relativamente brevi».
Il vaccino è ancora una soluzione o ormai è tardi?
«Se ancora non lo hanno fatto, lo consiglierei solo ai pazienti più a rischio. Per gli altri ormai il tempo è passato: andava fatto fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno».
A proposito, perché non ha inserito i bambini fra le categorie a rischio? Sono tantissimi quelli ammalati in questi giorni.
«Sicuramente sono più esposti, e la conseguenza è l’elevato numero di contagi, ma nei loro confronti la letalità è bassissima. Vero che sotto i due anni, si possono avere delle bronchioliti con complicanze respiratorie che possono rendere necessario anche il ricovero ospedaliero, ma è un’eventualità molto poco frequente».
Ricapitolando, chi prende l’influenza in questo periodo che cosa deve fare?
«Dipende dalle condizioni di salute pregresse. Se è un paziente sano deve stare a letto qualche giorno e curarsi con antipertici. Nel giro di una settimana al massimo si rimetterà. È importante, però, che in questo periodo faccia attenzione a non contagiare gli altri, in particolare anziani e pazienti fragili».
E se, invece, ad ammalarsi sono quest’ultimi?
«Deve fare molta attenzione ai sintomi: se la tosse è associata ad affanno e difficoltà respiratorie è importante che allerti subito il proprio medico. Al riguardo ricordo che esistono i farmaci antivirali che riducono l’impatto dei virus. Ma è fondamentale il consulto con un professionista».
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