Strage di Capodanno in Svizzera, identificate tre vittime italiane. Indagati i due titolari del locale
Il Comune elvetico si è costituito, intanto, parte civile. La famiglia di Chiara Costanzo ha perso la speranza: «Non è tra i ricoverati non identificati»
CRANS-MONTANA. Dopo tre giorni di angosciante attesa sono arrivate le prime identificazioni di tre vittime italiane dell’incendio che ha devastato il bar “Le Constellation” di Crans-Montana, in Svizzera, durante la notte di Capodanno. Sono il 16enne bolognese Giovanni Tamburi, il 17enne golfista genovese residente a Dubai Emanuele Galeppini e il 16enne milanese Achille Barosi.
Le famiglie sono state informate dalle autorità elvetiche. Per Chiara Costanzo, 16enne di Milano, i genitori avevano già abbandonato ogni speranza di ritrovarla in vita dopo giorni di ricerche senza riscontri, come ha dichiarato il padre in un’intervista al Corriere. (QUI L’AGGIORNAMENTO). E Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in un post su Fb, ha espresso «il profondo cordoglio di tutta la Lombardia e la mia personale vicinanza a la mamma e il papà di Chiara Costanzo, ai fratelli, agli amici e ai compagni di scuola: un dolore immenso per una giovane vita spezzata troppo presto».
Secondo il bilancio provvisorio, almeno 40 persone hanno perso la vita, circa 120 i feriti. Tra questi, 14 sono italiani. Un bilancio complessivo pesantissimo, che potrebbe aggravarsi col passare delle ore per via della gravità delle ferite riportate dalle vittime. L’identificazione delle salme si presenta complessa, a causa delle pesanti ustioni riportate.
Fra gli italiani risultano ancora dispersi Riccardo Minghetti, romano, anche lui 16enne e Sofia Prosperi, 15 anni, anche lei presente all’interno del locale andato a fuoco la notte di Capodanno. Alcuni corpi non identificati potrebbero trovarsi ricoverati in ospedali svizzeri come “pazienti ignoti” nelle città di Zurigo, Losanna o Sion, mentre prosegue il lungo e doloroso lavoro di identificazione delle vittime. All’ospedale Niguarda di Milano al momento sono nove i pazienti ricoverati.
Nel frattempo, la magistratura elvetica ha aperto un’inchiesta penale per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo a carico dei gestori del locale, indagando su eventuali responsabilità. Sotto osservazione le candeline scintillanti accese sulle bottiglie di champagne, che – secondo le testimonianze – avrebbero dato via all’inferno. Si stanno inoltre verificando i materiali fonoassorbenti installati sul soffitto, la loro conformità alle normative di sicurezza, e la presenza e funzionalità di estintori e uscite di emergenza.
Nel comunicato viene precisato che non è stata disposta alcuna misura di detenzione preventiva e che «la presunzione di innocenza si applica fino a quando non verrà pronunciata una condanna definitiva». I due indagati sono Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale. In precedenza erano già stati ascoltati dagli inquirenti in qualità di testimoni, per fornire chiarimenti sulla disposizione degli spazi, sui lavori di ristrutturazione effettuati e sulla capienza del bar.
In attesa della verità giudiziaria, resta il dolore di chi ha perso un figlio, un fratello o un amico e la straziante attesa di chi ancora spera in un miracolo.
Intanto il Comune di Crans-Montana si è costituito parte civile nel procedimento penale a seguito del tragico rogo. In attesa della verità giudiziaria, resta il dolore di chi ha perso un figlio, un fratello o un amico e la straziante attesa di chi ancora spera in un miracolo.
