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Economia e politica

Dazi del 20% su tutte le merci, mannaia di Trump sui prodotti europei: «Ue ha derubato gli americani per anni»

di Maria Meini
Donald Trump
Donald Trump

Sulle auto il balzello è del 25 per cento, Meloni: «Scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale»

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Il “giorno della liberazione” è arrivato, Trump lo aveva scandito nelle ultime ore su Instagram con un hashtag tutto maiuscolo, liberationday, che i democratici hanno subito ribattezzato recessione day. Per l’import europeo la conferma della tariffa doganale al 20%. I dazi più alti al Vietnam (46%). Tra gli altri Paesi più colpiti Thailandia (36%), Taiwan (32%), Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%). Inghilterra al 10%. Le tariffe si aggiungeranno a quelle già previste per specifiche merci e prodotti: automobili, acciaio, alluminio.

Una scenografia studiata

Mercoledì sera alle 22 (ora italiana, le 16 negli Stati Uniti, 2 aprile) dal giardino delle rose della Casa Bianca il presidente ha annunciato l’introduzione dei dazi reciproci, attivi da subito. Una minaccia sventolata fin dalla sua elezione che ha incendiato lo scenario politico internazionale ed economico. Non a caso l’annuncio è arrivato a Borse chiuse. Wall Street ha chiuso col segno più in attesa dei dazi. Il Dow Jones sale dello 0,56% a 42.224,89 punti, il Nasdaq avanza dello 0,87% a 17.601,05 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,67% a 5.670,87 punti.

Alle 22.06 Trump è uscito dalla Casa Bianca, ha stretto la mano di alcuni sostenitori, gli occhi del mondo puntati su di lui. «Cose eccellenti, bellissime che stanno per accadere - ha esordito - questo è il giorno della liberazione che stiamo aspettando da tanto tempo. Rinascono le finanze, il Paese è stato saccheggiato, gli americani lavorano nei campi, nell’industria, le aziende sono state derubate dall’estero. Le tasse hanno raggiunto livelli record negli ultimi 50 anni, tutto questo non succederà più. Genereremo dazi doganali reciproci con tutti i Paesi». È una dichiarazione di «indipendenza economica per i cittadini americani: con il denaro che incasseremo pagheremo i debiti e faremo ritornare l’America grande e un Paese ricco, torneranno le fabbriche e la produzione». Questo vuol dire prezzi più bassi per i consumatori americani».

«Un ordine esecutivo storico»

Trump si rivolge a Vance, in prima fila, e prosegue parlando di “inquinamento” dell’economia, sventolando un libro bianco sui “danni” arrecati agli Usa. «Fra poco firmerò un ordine esecutivo storico». Annuncia quindi che dalla mezzanotte sarà introdotto il 25% di dazi sulle auto prodotte all’estero, e chiama a parlare sul palco un ex operaio metalmeccanico di Detroit. Dall’industria all’agricoltura: attacca la Cina, 65% i dazi sul riso, e la Corea. «Dal Canada dazi fino al 300% sul nostro latte», dice, «non è corretto nei confronti dei nostri agricoltori». Mostra un cartellone con i dazi applicati agli Usa dagli atri Paesi. Dice che l’Europa «ci ha derubato», il Giappone «applica il 46%», l’India il 52%... Ricorda che nel suo precedente mandato ha recuperato centinaia di milioni di dollari dalla Cina con i dazi. The Donald interrompe la lettura della graduatoria regalando un cappellino a un metalmeccanico. Poi riprende: «Non vogliono dazi? Vengano da noi e creino qui le loro aziende».

Repliche e scenari

Parole che arrivano come uno schiaffo, atteso, in Europa. Ad affrontare il dossier che agita le cancellerie europee e non solo è anche il Capo dello Stato, secondo il quale le tariffe sono un «errore profondo». Per Sergio Mattarella, da parte di Bruxelles «serve una risposta compatta, serena, determinata». Tre aggettivi che non sono scelti a caso e che chiamano in causa i vertici europei, da oggi impegnati a fare i conti con dazi imposti da Washington. Non servono risposte di pancia – è il ragionamento – ma una linea condivisa e forte. Sarà importante quindi, nell’ottica del Quirinale, una riposta dell’Ue il più possibile coesa, senza voci fuori campo. «Resto convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né Stati Uniti né Europa. Il che ovviamente non esclude, se necessario, di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni», così la premier Giorgia Meloni.

La diversificazione dei mercati, la ricerca di nuovi sbocchi commerciali e il potenziamento delle partnership già avviate restano alcuni dei punti chiave del piano con cui l'Italia punta a mitigare l'effetto dei dazi americani.

«Puntiamo a una forte azione di diversificazione del nostro export in aggiunta ai nostri più importanti mercati di sbocco tradizionali», ha dichiarato Tajani nel corso del question time alla Camera. «Nel momento in cui grandi economie adottano politiche strategiche come i dazi, l'Europa non può apparire disunita. Se non prendiamo decisioni in un'unica direzione europea, gli altri potrebbero usare le nostre divergenze contro di noi», ha dichiarato Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea. Sarà una risposta in due fasi, ponderata, che arriverà entro fine aprile. Per l’Unione europea si apre una delle fasi più pesanti dei rapporti commerciali con l’alleato atlantico.

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