Il riscatto del calzino bianco, da tabù a capo di tendenza: ecco com’è tornato di moda
Un successo ottenuto soprattutto grazie ai più giovani che lo abbinano a sneakers, ciabatte a fascia, ma anche al sandalo modello Birkenstock
È partito talmente dal basso che non lo abbiamo visto arrivare. Figuriamoci se era possibile immaginarlo così in alto, al top, addirittura in passerella, trattato come un pezzo esclusivo. Ebbene sì: elegante, di tendenza.
Per tutti i giorni e le occasioni.
La rivincita del calzino bianco, vituperio delle genti alla moda per generazioni di ragazzi, è una storia di riscatto modaiolo - sul meritato è aperto il dibattito - che ha trasformato un indumento rimasto ai margini del guardaroba, chiuso sottochiave nell’armadio, spesso discriminato, in un capo cool. Sdoganato anche al femminile.
Per arrivare al cuore del gusto, ha camminato in punta di piedi, senza fare rumore, nell’indifferenza generale. Un underdog dello stile, capace di vivere oggi il suo premierato. Ripercorrerne genesi e strategia è utile perché la fuga dal tabù è stato un percorso lungo e tortuoso: prima è entrato nell’universo dello sport, principalmente nel basket, tennis e calcio. Poi ha cominciato a fare apparizioni sempre più frequenti negli outfit urbani. Infine eccolo con la sfacciataggine di chi ce l’ha fatta, mixata a un briciolo di rivalsa sociale, essere il principale invitato a cerimonie esclusive, sfoggiato a matrimoni e cocktail esclusivi senza vergogna sotto capi firmati, comodamente avvolta dentro esclusivi mocassini.
In attesa del tormentone musicale, curiosi di capire chi vincerà il Mondiale di calcio, il calzino bianco rigorosamente in spugna (va bene anche se griffato), è senza dubbio la rivelazione dell’estate 2026. Un successo ottenuto soprattutto grazie ai più giovani che lo abbinano a sneakers, ciabatte a fascia, ma anche al sandalo modello Birkenstock. E dire che per generazioni di adolescenti il calzino bianco - in estate non ne parliamo - è stato un indumento da evitare, un tabù estetico, una vergogna pubblica, bada bene, anche se solo si intravedeva sotto al pantalone. Un’allerta rossa dello stile, insomma. Più imbarazzante della canottiera di lana che in inverno faceva grattare, più da sfigato di un buco nei pantaloni alla recita di fine anno quando eri Mowgli ne “Il libro della giungla”, o di una patacca d’olio sulla camicia alla prima uscita con la più bella della scuola. Insomma, il peggio del peggio. Per lustri nei cassetti di chi è nato tra gli anni Settanta e Ottanta, è rimasto piegato, utile solo come strato cuscinetto per spingere, invece, le calze preferite, colorate, a righe, o a pois in primo piano, a portata di mano.
Anche chi faceva sport ne inventava - è il caso di dirlo - di tutte i colori pur di non usarli: calzini neri, grigi, addirittura meglio (gli scomodi) fantasmini che al primo affondo, tiro o cambio di direzione si sfilano dal tallone creando uno scomodissimo scalino sotto alla pianta del piede. Tutto pur di evitare il bianco ai piedi. Non parliamo poi dell’intimità. «In amore tutto è lecito, ma non il calzino bianco a letto» è stato il primo comandamento impresso nelle tavole del bon-ton dell’intimità. Con un passato ai margini della moda, in un clima complessivamente ostile, lontano dall’idea pop, il calzino bianco era confinato (e perculato) ai piedi dei tedeschi che lo sfoggiavano in estate.
Ma a guardare bene la sua rivincita è un ritorno alla notorietà. Lo indossavano gli uomini eleganti degli anni ’30 e ’40, come l’inappuntabile Cary Grant, sono stati un indumento feticcio dei rockabilly negli anni ’50; icone di stile hanno indossato il calzino bianco facendolo diventare un must: Elvis Presley, Paul Newman, Steve Mc Queen sempre negli anni ’50, poi i Beatles, e ancora Michael Jackson negli anni Ottanta. Insomma, c’è chi, dal calzino bianco ci è già passato. E ne è uscito. Cambiandolo.
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