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Vi racconto la mia Tunisi: ecco il libro di Leonardo Martinelli

di Manolo Morandini
Una veduta di Tunisi
Una veduta di Tunisi

La sera del 13 luglio sarà ospite della rassegna “Pagine di pace”

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«Il sole cala dietro i palazzi della Goletta. Verso Tunisi, la laguna s'illumina di rosso e di fili d'oro. Dal mare, in Tunisia, non è mai arrivato niente di male». Servono un punto di partenza e una prospettiva per entrare nelle pagine di “Tunisi mon amour”, il libro di Leonardo Martinelli edito da Edt e inserito nella collana “La Biblioteca di Ulisse”. Toscano, originario di San Vincenzo (Livorno), giornalista, autore e conduttore di diversi programmi radiofonici, ha lavorato per oltre vent’anni per Il Sole 24 Ore, sia nella redazione centrale che da Bruxelles, Tokyo, Montevideo e da Parigi.

Da diversi anni scrive sulla Tunisia e il Nord-Africa per La Repubblica. La sera del 13 luglio alle ore 21,30 sarà ospite della rassegna “Pagine di pace”, intervistato dal giornalista Andrea Fagioli, nella cornice del giardino della Torre a San Vincenzo.

Non è una guida alla città. Anzi, è un invito a viaggiare controcorrente a partire dalle tante storie e persone che danno voce alle 304 del libro di Martinelli. Un luogo, tanti spazi e storie per uscire di luoghi comuni. «Mi sono messo in cammino per la città _ dice l’autore _ e l’ho attraversata in ogni modo, anche sui taxi collettivi o a nuoto lungo la costa, incontrando una quarantina di persone, molto diverse, intellettuali, drag queen, immigrati subsahariani... per raccontare la mia Tunisi». Si tratta di accettare di farsi prendere per mano. E di iniziare il viaggio con bagaglio leggero, senza l’inutile peso del pregiudizio. «Uno dei fil rouge è il tentativo di rompere i pregiudizi sul mondo arabo e islamico, sempre più forti, raccontando le storie di una città povera e imperfetta, ma anche molto umana e tollerante. E questa tolleranza non proviene da una presunta "occidentalizzazione", ma spesso proprio dalle sue radici islamiche, come il radicamento del sufismo. Insomma, il libro va controcorrente anche rispetto a tanta attualità degli ultimi mesi».

Ogni capitolo è una tappa in una città che non smette di mescolare Africa e Mediterraneo, nostalgia italiana e presente tunisino, desiderio di libertà e nuove paure. Tunisi non è una sola città, ma un arcipelago di storie. C’è la Goletta della Madonna di Trapani, portata in processione da migranti subsahariani fra gli yuyu rituali delle donne musulmane; c’è il centro europeo, con i suoi palazzi liberty, art déco e modernisti, dove restano le tracce di francesi, italiani, ebrei, maltesi e tunisini. C’è la Medina dei sufi, delle scrittrici e delle voci femminili; ci sono i locali rock e queer, lo street food condiviso da ogni classe sociale, le periferie degli sfasciacarrozze, dei cani randagi e dei ragazzi che cercano una via d’uscita.

Un esempio? Nel quartiere di Le Kram ci sono alcune case con i giardini fioriti, dove un tempo abitavano i Cardoso, i Levi, i Moreno. Erano gli ebrei toscani di Tunisi. L’ultima discendente è Silvia Finzi, la sua famiglia giunse da Livorno su queste spiagge nel lontano 1829. Gli ebrei livornesi sono stati una parte importante della storia di Tunisi, tra l'Ottocento e il Novecento. I Finzi attraversarono il Mediterraneo per sfuggire alle persecuzioni, avevano partecipato ai moti carbonari. Un altro capitolo riguarda la storia di due ebrei toscani che negli anni Trenta combatterono da qui il fascismo. Pagine che finiscono per rompere un altro luogo comune di oggi, quello sugli ebrei fascisti e intolleranti, come se tutti gli ebrei fossero così o fossero stati sempre così.

Insomma, il libro è il ritratto corale di una capitale sensuale, contraddittoria, popolare e colta, capace di accogliere e ferire, di conservare traumi coloniali e inventare comunità provvisorie. Alla fine di questo viaggio resta il mare, che unisce e separa, e la speranza fragile e necessaria che la convivenza sia ancora un valore possibile. 

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