Il Tirreno

Estate 2026
Appennino green

L’Orrido di Botri e il “mistero” dei volti di Dante e Virgilio nella roccia

di Emanuela Ambrogi
Il punto in cui gli escursionisti si fermano, osservando e fotografando i massi che molti ritengono ritraggano le sembianze dei due grandi poeti
Il punto in cui gli escursionisti si fermano, osservando e fotografando i massi che molti ritengono ritraggano le sembianze dei due grandi poeti

L’Orrido di Botri ha un’attrazione in più: due massi che raffigurano il Poeta e Virgilio

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Sono la nuova attrazione per i visitatori dell’Orrido di Botri i due massi del canyon che sembrano raffigurare nella pietra delle pareti – uno di fronte all’altro, separati dal torrente – i volti di Dante Alighieri e di Virgilio. In quel punto gli escursionisti si fermano, osservando e fotografando i massi che molti ritengano ritraggano sembianze umane. Rarità della flora e della fauna a parte, entrare nell’Orrido di Botri significa vivere un’esperienza intensa e coinvolgente.

È un luogo ricco di fascino, dove le rocce sembrano custodire storie e leggende che accompagnano il cammino lungo tutta la gola. «Secondo la tradizione – dice Maria Vittoria Castrucci, guida ambientale della associazione CanyoNatura Toscana – durante il suo pellegrinaggio Dante Alighieri soggiornò anche a Montefegatesi. È possibile che abbia visitato e risalito questa gola “selvaggia e aspra”, traendone ispirazione per immaginare l’ingresso dell’Inferno e gli antri del Purgatorio. E così, con il paziente scorrere delle acque, la natura sembra aver voluto rendere omaggio al suo primo grande esploratore: proprio all’ingresso della riserva, l’erosione ha scolpito nella roccia un profilo che ricorda il volto di Dante. Forse è soltanto una suggestione. Ma è bello pensare che, come accadde a lui, anche oggi tanti esploratori, grandi e piccoli, entrino nell’Orrido con un pizzico di timore e ne escano affascinati, meravigliati e inebriati da questo piccolo viaggio al centro della Terra. E forse non è un caso che proprio lì, all’ingresso, l’acqua abbia disegnato il volto del Sommo Poeta, simbolo del meraviglioso viaggio che il visitatore sta per iniziare».

Entrare nell’Orrido di Botri è come intraprendere un viaggio al centro della Terra. Ci si immerge in una frattura a semiluna, scavata nel corso dei millenni dai torrenti Mariana e Ribellino, che qui confluiscono in un unico corso d’acqua: il Rio Pelago. Questo canyon, modellato pazientemente dal lavoro incessante dell’acqua gelida, racchiude in pochi chilometri una straordinaria ricchezza naturalistica. Le pareti verticali e il letto del torrente raccontano la storia geologica della Terra, mostrando, come pagine di un libro aperto, le sequenze delle rocce che il tempo ha scolpito. L’acqua fredda e le alte pareti rocciose hanno favorito la formazione di un microclima unico, capace di ospitare una straordinaria varietà di specie vegetali e animali.

È proprio questa eccezionale biodiversità che rende l’Orrido di Botri un prezioso scrigno naturale e una riserva di grande valore. «Protagonista indiscussa di questo ambiente – conclude Castrucci – è l’aquila reale, difficile da avvistare, che tra la primavera e l’inizio dell’estate nidifica sulle pareti più impervie del canyon. Il diaspro color fegato dipinge le rocce con le sue sfumature rossastre, creando un suggestivo contrasto con il verde della vegetazione e l’azzurro cristallino delle acque. La vera sorpresa, però, è la straordinaria biodiversità che si manifesta soprattutto tra maggio e giugno, quando fiorisce una delle piante più rare della riserva: la pinguicola. In questo ambiente vivono anche il geotritone, la ballerina gialla e la rosalia alpina, che ogni tanto fanno capolino agli escursionisti più attenti e fortunati»
 

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