Livorno, si ubriaca in centro e si sdraia in mezzo alla strada. Sui social: «Un dosso, basta passarci sopra»
La rabbia, l’indifferenza e il razzismo nei commenti alle immagini dell’uomo su Facebook. Una testimone: «Tanta gente rideva e fotografava, l’ambulanza l’ha chiamata mia figlia»
LIVORNO. La scena è questa e la racconta una delle foto che è stata postata su Facebook da un cittadino e che ieri, giovedì 9 luglio, ha acceso il dibattito social. Un uomo di colore, palesemente ubriaco, è sdraiato in mezzo alla strada, di sera, tra piazza della Repubblica e via de Larderel. È disteso sull’asfalto, braccia aperte, gambe incrociate, la testa appoggiata sulle strisce pedonali.
A Livorno, come si dice, è una vecchia conoscenza. È spesso ubriaco, molesto, qualche volta se la prende con i passanti e con le passanti. Raccontano che beve, che si avvicina sbraitando. Che non è la prima volta che si sdraia a terra incapace di fare anche solo un altro passo per l’alcol. Così lo riconoscono subito in parecchi: «Ce l’avevo ora sul bus... è già pieno come l’uva di mattinata», «è il solito che si ubriaca alle quattro del pomeriggio e fa il bagno nell’alcol...», «spesso ho a che fare con lui, entra in negozio a urlare, offende con parole pesanti e viene anche molto vicino fisicamente», «ieri questa risorsa era al pronto soccorso alle 14 con quattro agenti intorno che sbraitava, offendeva, era molto violento», alcuni dei commenti.
Tutto vero, forse. Ma molte delle parole che ieri sono state vomitate sui social per commentare la foto lasciano allibiti. E il buonismo non c’entra davvero nulla se il tenore dei commenti è questo: «ma nessuno ci passa sopra?», «è un dosso, basta passarci sopra a 10 km orari», «ma quel pick-up non poteva montargli sopra?!», «schiacciasassi e via», «ma solo io ci passerei sopra con un camion?».
Questo del “passarci sopra” è uno dei commenti più gettonati. Come se passare sopra a qualcuno con le ruote non volesse dire schiacciarlo, ammazzarlo.
«È ottimo come concime», scrive qualcun altro così, con leggerezza, forse credendo di fare il simpatico. «Ma nemmeno sai...», gli rispondono con altrettanta vena ironica.
«Portatelo alla Meloria, una pietra al collo e via...». Poi il gran finale, a tinte razziste: «Ma che è, una scimmia?». E ancora: «C’è la gabbia del leone libera al parterre, rinchiuderlo così non rompe più il cazzo».
L’uomo è spesso ubriaco, dà fastidio, è recidivo, ripetono. Ma in quella foto resta una persona fragile, sdraiata sull’asfalto, evidentemente incapace di vivere una vita normale o di farsi aiutare. E a molti sembra non importare.
Perché una cosa è chiedere che chi di dovere intervenga, chiamare i soccorsi, le forze di polizia, le istituzioni, segnalare se è diventato pericoloso. Un’altra sono la rabbia, il disgusto, il razzismo, la derisione, l’indifferenza. E mica solo sul web.
«Passavo in macchina – racconta una testimone della scena – mi sono fermata. Lui si era ubriacato ma tanta gente rideva, fotografava, passava col motorino e nessuno che ha chiamato i soccorsi. Gli spettatori sembravano invasati... non so chi era peggio. L’ambulanza l’ha chiamata mia figlia».
Come le hanno risposto? Così: «Che soccorsi vuoi chiamare, andava buttato nei fossi». E «vuoi sapere com’è finita? Che ha trovato un posto in cui dormire un’altra notte occupando un lettino in pronto soccorso, un finale già visto».
A un altro commento lasciamo una riga di questo pezzo: «Ero presente ieri, l’unico eroe è stato un Signore con la S maiuscola che l’ha preso per le gambe e spostato come un sacco di merda...». Il “sacco” era un uomo accasciato a terra.
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