Il Tirreno

Firenze

La ricostruzione

«Stasera torno a casa», poi la morte sul lavoro a Firenze: gli ultimi attimi di vita sul cantiere prima della tragedia

di Paolo Nencioni

	Il 48enne morto sul lavoro
Il 48enne morto sul lavoro

Aveva 48 anni e arrivava da Treviso: è rimasto schiacciato da un macchinario mentre livellava il calcestruzzo nel suo ultimo giorno di lavoro

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FIRENZE. Era il suo ultimo giorno di lavoro a Firenze e giovedì 9 luglio sera sarebbe dovuto tornare a casa dalla moglie e dai suoi due bambini per un po’di meritato riposo. Invece Cornel Teslaru Titi, operaio romeno di 48 anni, tornerà in provincia di Treviso in una bara.

Due morti in Italia

Una giornata funesta: nella mattina di giovedì 9 luglio un altro morto sul lavoro a Chieti, dove l’esplosione in una fabbrica smontaggio munizioni ha provocato la morte di un operaio di 59 anni e il ferimento di un altro, 54enne. L’incidente sul lavoro di cui è stato vittima Titi è accaduto nella zona industriale dell’Osmannoro (nel comune di Sesto Fiorentino) poche ore prima che a qualche chilometro di distanza cominciassero a radunarsi i partecipanti al grande corteo che ha attraversato le strade di Firenze in occasione del primo sciopero generale dell’industria.

Poco prima dello sciopero

Solo una coincidenza, ma una di quelle coincidenze che fanno male, anche se la manifestazione dei sindacati confederali era più incentrata sugli investimenti che sul tema della sicurezza sul lavoro. La tragedia si è consumata all’alba, poco dopo le 6, in un cantiere di via Lucchese per la costruzione di un enorme capannone industriale, gemello di un altro lì accanto che è quasi finito. La ditta costruttrice è la Pgm di Bergamo, ma Cornel Titi veniva da Treviso, era arrivato una ventina di giorni fa per i lavori di rifinitura e sarebbe dovuto tornare a casa nella serata di giovedì 9 luglio. Secondo una prima ricostruzione, confermata da un addetto dell’impresa di costruzioni, l’operaio stava lavorando alla pavimentazione in calcestruzzo del capannone. In particolare stava manovrando un grosso macchinario dotato di una lama sulla parte anteriore che serve a livellare il pavimento. Per qualche motivo l’uomo sarebbe sceso dalla sua postazione e sarebbe finito sotto al macchinario, riportando ferite poi rivelatesi letali. I primi a dare l’allarme sono stati i compagni di lavoro e il personale medico dell’ambulanza inviata dalla centrale del 118 ha tentato disperate manovre di rianimazione che però non sono servite a salvare la vita a Cornel Titi. L’operaio è morto in ambulanza prima di poter raggiungere l’ospedale di Careggi. Consumata la tragedia, nel cantiere di via Lucchese è arrivato il consueto corteo di chi poi dovrà spiegare come e perché è accaduta: i tecnici del dipartimento di Prevenzione dell’Asl, la polizia e la Scientifica per i rilievi. La notizia della morte dell’operaio è arrivata in città quando il corteo sindacale dello sciopero generale era già partito e ha inevitabilmente innescato le reazioni dei partecipanti. «Sappiamo bene che dietro a fatti come questo ci sono una mancanza di prevenzione, una mancanza di formazione e una mentalità miope che pensa che investire sulla sicurezza sia un costo aggiuntivo quando in realtà sarebbe un grande risparmio per la società, e soprattutto un risparmio di vite umane che ogni anno perdiamo anche nella nostra regione, è una cosa insostenibile» ha detto Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana.

Un tavolo regionale

«Pochi giorni fa abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo a livello regionale per trovare soluzioni – ha detto Silvia Russo, segretaria generale della Cisl Toscana – ma oltre a investimenti e formazione dobbiamo iniziare a fare controlli: noi sappiamo perfettamente che su 100 aziende visitate 88 non sono in regola, ma di controlli ne facciamo troppo pochi, quindi chiediamo anche in questo senso alle istituzioni di fare un fronte comune contro gli infortuni sul lavoro».

Omicidio sul lavoro

«Dobbiamo aumentare le pene e inserire il reato di omicidio sul lavoro – ha aggiunto Paolo Fantappiè, segretario regionale della Uil Toscana – perché non è possibile vedere quello che è successo alla povera Luana D’Orazio (la giovane operaia morta cinque anni fa a Montemurlo, ndr) , dove nonostante ci sia stata una violazione chiara, la manomissione di strumenti che dovevano gestire la sicurezza del macchinario, i datori di lavoro che erano i principali responsabili non hanno fatto nemmeno un giorno di galera. Non è possibile, chi sbaglia deve pagare». «Una tragedia, l’ennesima, che si consuma in un luogo di lavoro – hanno detto il sindaco di Sesto Fiorentino Damiano Sforzi e l’assessora al lavoro Irene Falchini – . A nome di tutta la nostra città esprimiamo la massima vicinanza e il cordoglio ai familiari del lavoratore deceduto, ai quali ci stringiamo insieme a tutta la nostra comunità, colpita e ferita da un fatto terribile che non possiamo rubricare a fatalità. Gli organi preposti accerteranno la verità e individueranno le eventuali responsabilità e in loro riponiamo la massima fiducia. Sono centinaia i lavoratori e le lavoratrici che anche in questa prima parte di 2026 non hanno fatto ritorno a casa: come istituzioni, secondo i propri compiti e le proprie competenze, dobbiamo fare di più». 

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