Il Tirreno

Il nuovo disco

Alessio Santacroce e il suo Vento che soffia rock

di Dario Serpan
Alessio Santacroce e il suo Vento che soffia rock

Il musicista scrittore e le sue 9 tracce che gridano dissenso: «Una canzone è dedicata a Livorno»

15 febbraio 2024
2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nove tracce in pieno stile Santacroce. Uno che non vive della sua musica, ma trova in essa un modo per dare spazio alla sua anima sensibile, attenta e profondamente schierata contro le ingiustizie del nostro tempo. Che si tratti di diritti violati, o negati, guerre o sopraffazioni, per il cantautore livornese l’essere umano diventa un bersaglio ogni volta che mostra il suo lato peggiore, e non ci sono attenuanti.

Oggi esce (per Ghost Record Label e distribuito su Awal/The Orchard/Sony music) Il Vento che pulisce l’aria, il secondo disco solista del musicista-scrittore Alessio Santacroce. Come nel precedente Migras, anche in questo lavoro si affrontano tematiche importanti e attuali utilizzando sonorità rock per gridare il proprio dissenso. Registrato al Feeling studio da Jimmy Burrow, l’album vede al suo interno la collaborazione di musicisti stimati dall’autore come Alessandro Isa Ponzuoli alla dodici corde e alla voce, Susy Barsanti al basso, Mattia Salvadori alla batteria e Andrea Cattani alla viola. La cover del disco è stata realizzata dallo stesso Santacroce ed è ispirata a un bellissimo scatto di Marco Cappelli, fotografo ufficiale della band, che purtroppo è venuto a mancare poco prima della registrazione dell’album.

Stasera Santacroce si esibirà al Caracol di Pisa per un concerto che sarà un compendio della sua carriera, mentre per vederlo a Livorno bisogna aspettare il 30 marzo, quando l’artista sarà al Megik Cult, accompagnato da Susy Barsanti al basso, Alessandro Ponzuoli alla chitarra e ai cori, Mattia Salvadori alla batteria. Se il cantautorato italiano mette sempre più al centro l’io, Santacroce preferisce guardarsi intorno e gridare contro i mali dell’attualità, che racconta in modo quasi catartico, spaziando dall’omofobia alla guerra, dalla violenza di genere alla pandemia, senza rinunciare a un certo esistenzialismo. «Ci ho messo 6 anni a completare questo disco – dice l’artista, che prosegue il suo percorso di sostegno all’associazione Sawa Sawa, attiva in Kenya per dare sostengo educativo e sanitario ai bambini – È un po’ una raccolta di ciò che è successo in questo periodo. C’è un omaggio a Livorno (nel brano Livorno città scoperta), di cui descrivo il lato meno solare, credo che chi ama questa città ne ama anche i difetti».


 

Vespa World Days
L’ospite

Vespa World Days, Marco Lambri ospite nella redazione del Tirreno: «Ecco come mi immagino la Vespa del 2050» – Video