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Inzaghi, il senso di Coppa

di Fabrizio Bocca
Inzaghi, il senso di Coppa

Nelle finali secche Simone non sbaglia mai: da Calimero a leader. Un lavoratore silenzioso e sottovalutato: all’Inter ha portato 200 milioni

26 maggio 2023
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Uno contro tutti. Gli ultimi a capitolare dopo l’inutile assedio ai bastioni di Simone Inzaghi sono proprio i suoi datori di lavoro. Sentite cosa dice il giovane Steven Zhang, presidente dell’Inter, dopo la trionfale notte di Coppa Italia, quarto tro feo regalatogli dal nostro.

«L’allenatore gioca una parte fondamentale nella vittoria, siamo contenti e orgogliosi di andare avanti con lui» dice Zhang. Categorico Beppe Marotta: «Resta al 100%!» Ohibò, ma allora questo Calimero piccolo e nero, che tutti hanno maltrattato e cercato di scacciar via, è forse un fenomeno? Un genio incompreso?

Simone Inzaghi, 47 anni, piacentino, romano di adozione e idolo attuale della San Siro nerazzurra, fratello minore, e per questo detto Inzaghino, del più noto Pippo (316 gol contro 94) e oggi allenatore della Reggina, è un ribaltatore di destini e un sovvertitore di situazioni kafkiane. Anzitutto come allenatore è già andato ben più in là del fratello campione del mondo e icona milanista.

E ora che rischia pure di vincere la Champions League - poche probabilità, certo, ma intanto è lì che saltella sul ring - addirittura può fare uno smacco all’intera categoria degli allenatori italiani.

Uomo di scorta per definizione, Simone Inzaghi, da traghettatore diventò allenatore stabile della Lazio, dopo che El Loco Bielsa (giugno 2016) dette buca a Lotito, con tanto di contratto già firmato e Simone, diretto a Salerno, che fece conversione a U sull’autostrada.

Del suo rapporto con Lotito resta l’episodio più grottesco e cioè una telefonata del presidente ripresa per strada mentre urla: “Ah Simo’, t’ho dato ‘na Ferari, te stai sempre a lamentà!”.

Dopo 22 anni di Lazio (da allenatore una Coppa Italia, due Supercoppe) e un rinnovo mandato di traverso a Lotito proprio dopo l’ultima cena, eccolo accettare di fare da ruota di scorta di Conte all’Inter.

Non c’è paragone, Conte è allenatore di successo, dove va vince e soprattutto se ne va da dove pensa di non vincere. Inzaghi è un ripiego, un tappabuchi, un maniaco della teoria senza l’esplosività del predecessore. Di Simone Inzaghi prima ancora delle vittorie si rammenta la capacità di dialogo con i giocatori, la sofisticatezza del suo 3-5-2, il possesso palla, l’educazione. Tanta, forse troppa teoria dicevano tutti dopo due anni infuocati col sanguigno Antonio Conte.

Perfino Zeman disse: «Meglio Conte, lavora di più, fa capire ai giocatori cosa fare». Ebbene Simone ha portato l’Inter lì dove quello non è arrivato né con l’Inter né con altri.

Simone Inzaghi, si dice, è ciclista da grandi classiche e non da grandi giri a tappe. In campionato, paga pegno: uno scudetto perso a favore del Milan, un altro, quello attuale, dove ha accumulato addirittura 12 sconfitte. E per questo è andato a un pelo dall’esonero: società pronta a rovesciarlo, tv, siti, giornali, che solleticano la pancia del tifo e lo marchiano come “inadeguato”. Salvo poi veder l’Inter che fa fuori la Juve in Coppa Italia, infilarsi tra Bayern e Barcellona nel girone di Champions, e poi eliminare in sequenza Porto, Benfica e Milan. Devono tutti fare rapidamente marcia indietro e addirittura “chiedere scusa” (Beppe Severgnini sul Corriere della Sera).

Simone Inzaghi è un maniaco dello studio a tavolino della partita. Cambi e minutaggi programmati, attenzione agli ammoniti per non andare sotto. Il suo 3-5-2 è aggressivo, il possesso palla è il terzo in serie A (Napoli di Spalletti 62,5%, Fiorentina di Italiano 56,2%, Inter 55,8%), ha costruito una buona difesa italiana - Acerbi è stato un suo pallino - un centrocampo di cui Barella e Calhanoglu sono i motori, un attacco di cui Lautaro è il totem e gli anziani Dzeko e Lautaro i compari. Mentre sta per fare i conti nientemeno con Guardiola e sta studiando De Bruyne, Gundogan, Bernardo Silva, Haaland & C, Inzaghi dovrà decidere se utilizzare Lukaku come titolare o come jolly dalla panchina. Ci potrebbe essere anche una soluzione pullman davanti alla porta, ma uno come Inzaghi non lo confesserà mai.

La sua tesi al Supercorso di Coverciano fu “Dinamiche allenatore, gruppo squadra”, ovvero “Il Noi nel calcio viene prima dell’Io”. Si fa per dire… Dopo la vittoria in Coppa Italia si stima che Simone Inzaghi abbia portato all’Inter, tra premi e benefici vari, 200 milioni. E lo volevano cacciar via…l

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