Il Tirreno

Prato

Il braccio di ferro

Prato, l’ultimatum dei titolari dei pronto moda: «Restituite la merce bloccata dentro Acca»

di Alessandro Formichella

	L'assemblea degli imprenditori all'Art Hotel Museo
L'assemblea degli imprenditori all'Art Hotel Museo

Decine di imprenditori si sono riuniti all’Art Hotel Museo insieme all’avvocato che li rappresenta, Nunzio Giudice

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PRATO. Scade domani, domenica 19, l’ultimatum lanciato dai committenti ai circa 250 piccoli imprenditori del pronto moda che hanno la propria merce bloccata all’interno dello stabilimento Acca di Seano. La richiesta è decisiva: riuscire a ritirare i capi entro il 19 luglio per poterli consegnare agli spedizionieri il giorno successivo, evitando così di perdere le commesse e di incorrere nelle pesanti penali già preannunciate dai clienti. Ma ormai da due settimane il cancello dell’azienda resta presidiato dai Sudd Cobas. Né dentro né fuori: sembra essere questa la linea del picchetto organizzato dal sindacato di base nell’ambito della vertenza aperta dopo il licenziamento dei lavoratori dell’Acca.

L’azienda è commissariata da circa due anni, mentre il titolare sarebbe rientrato in Cina risultando irreperibile. Secondo i dati della Camera di Commercio, la società è oggi amministrata da una commercialista di Arezzo. Una situazione sempre più tesa che potrebbe conoscere una svolta nelle prossime ore. Molto dipenderà infatti dalla decisione del tribunale di Pisa, competente per la sede legale dell’Acca, sulla richiesta di autorizzare lo sgombero del presidio con l’intervento delle forze dell’ordine e dei reparti mobili. Di questo si è discusso ieri mattina, 17 luglio, all’Art Hotel Museum di Prato, durante l’assemblea convocata dall’avvocato Nunzio Giudice, legale che assiste sul piano penale i circa 250 imprenditori coinvolti nella vicenda. Un incontro molto partecipato, soprattutto da giovani imprenditori di origine cinese, determinati a rivendicare il diritto di rientrare in possesso della propria merce. Sono circa cento, secondo quanto riferito durante l’assemblea, le denunce già depositate in procura. L’ipotesi di reato prospettata è quella di violenza privata, contestata per il presunto impedimento ai proprietari di recuperare i prodotti custoditi all’interno dello stabilimento.

«Ci basterebbero poche ore – ha dichiarato l’avvocato Giudice – per consentire ai legittimi proprietari di riprendere la merce e permettere alle aziende di rispettare le commesse senza subire le penali già annunciate dai clienti. All’interno dell’Acca ci sono prodotti per un valore di circa due milioni di euro. Se dovessero scattare le penali, che in molti casi corrispondono al valore della merce, il danno complessivo potrebbe arrivare a quattro milioni di euro».

Giudice, penalista con studi a Prato, Milano, Roma e Nocera Inferiore, ha ribadito di riconoscere assolutamente il diritto di sciopero, ma sostiene che «qui siamo andati ben oltre, perché di fatto viene impedito ai proprietari di recuperare la loro merce, con un danno economico rilevante. Queste aziende del pronto moda non hanno alcun rapporto con la vertenza occupazionale dell’Acca. La soluzione sarebbe semplice: concedere anche soltanto qualche ora per consentire il ritiro della merce e la successiva spedizione».

Secondo quanto riferito dagli imprenditori presenti all’assemblea, gli imballaggi contengono soprattutto capi estivi destinati al mercato dei saldi di agosto. Un ritardo nella consegna rischierebbe quindi di compromettere definitivamente il valore commerciale della produzione. Nel frattempo gli imprenditori hanno presentato dai primi di luglio un’integrazione alle denunce già depositate nei confronti dei Sudd Cobas, nella quale, a loro dire, vengono evidenziate ulteriori circostanze aggravanti. Tra gli episodi richiamati nel corso dell’incontro vi sarebbe quello di una donna cinese che, nei giorni scorsi, avrebbe tentato di entrare nello stabilimento per recuperare la propria merce. «È stata bloccata fisicamente e le è stato impedito di entrare – ha sostenuto Giudice – l’episodio è stato denunciato ai carabinieri della stazione di Iolo».

Le prossime ore potrebbero quindi risultare decisive. Se il tribunale di Pisa dovesse autorizzare lo sgombero del presidio, già tra oggi e domani potrebbe essere disposto l’intervento delle forze dell’ordine davanti ai cancelli dell’Acca, con il rischio di una nuova giornata di forte tensione.

L’auspicio, condiviso da molti dei presenti, è che si possa arrivare a una soluzione prima dell’intervento coercitivo. Lo sgombero, secondo i titolari dei pronto moda, rappresenterebbe infatti l’ultima strada percorribile in una vicenda che, partita come conflitto sindacale all’interno dell’Acca, si è progressivamente trasformata in uno scontro che coinvolge centinaia di imprese estranee sul piano del diritto alla vertenza occupazionale e che si intreccia con il confronto, ormai aperto da tempo, tra i Sudd Cobas e le procure di Prato e Pisa. 

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