Prato, operai senza lavoro riassunti grazie alle pressioni sul committente
Trovato un accordo dopo la chiusura della Stireria Mario: il Sudd Cobas ha presidiato per 41 giorni l’ingresso del pronto moda che forniva le commesse
PRATO. La “responsabilità dei committenti” comincia a non essere più un semplice slogan, ma si traduce in vittorie sindacali. Come quella che oggi, 21 maggio, rivendica il sindacato Sudd Cobas nella vertenza che era in corso da 41 giorni con il pronto moda cinese Kos Moda di via Gora del Pero. E’ stato raggiunto un accordo con una stireria che prevede la ricollocazione di due lavoratori già dipendenti della Stireria Mario e il rispetto degli orari (otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana al posto del modello 12x7).
La storia viene da lontano, da quando gli operai denunciarono all’Ispettorato del lavoro le condizioni di lavoro a cui erano costretti a sottostare alla Stireria Mario. L’ispezione che ne seguì portò alla chiusura dell’azienda, oltre a pesanti multe, e i dipendenti rimasero senza lavoro.
A questo punto il Sudd Cobas ha deciso di organizzare un presidio davanti al Kos Moda, cioè all’azienda che dava il lavoro alla Stireria Mario e che si sospettava volesse spostare le commesse altrove alle stesse condizioni. Il presidio è iniziato lo scorso 17 aprile e dopo 41 giorni si è concluso con un accordo che il Sudd Cobas definisce “una vittoria storica”, sul modello della vertenza con L’Alba di Montemurlo. Anche in questo caso si è risalita la filiera per fare pressioni sul committente.
«Come a L'Alba non è stata una passeggiata – si legge in una nota del Sudd Cobas – Ma come a L'Alba la lotta ha vinto. Dopo 41 giorni di presidio permanente, giorno e notte. Grazie alla solidarietà quotidiana e concreta di decine e decine di operai del distretto. Dopo il tavolo di filiera L'Alba, che ha coinvolto brand più famosi, la clausola sociale si afferma per la prima volta anche nelle filiere del pronto moda. La “responsabilità dei committenti”, di cui tanto si è parlato negli anni, la stanno finalmente affermando le lotte dei lavoratori. Dal basso. Senza un quadro normativo ad aiutare le loro rivendicazioni. Facendo i conti con un contratto nazionale di lavoro (quello del Tessile e Abbigliamento) che non dà mezza tutela a chi lavora in appalto in un settore che vive di esternalizzazioni. Ma le lotte straordinarie di questi anni hanno cambiato profondamente i rapporti di forza tra operai e imprese del distretto. Abbastanza da non doversi più limitare a rivendicare diritti già sanciti dai Ccnl, ma ambire a conquistare e scriverne di nuovi. Facendolo come è sempre stato fatto nella storia: con la lotta collettiva, gli scioperi e le notti davanti ai cancelli».
«Sono mature le condizioni per lanciare una campagna per inserire nel prossimo Ccnl una clausola sociale contro la giungla delle esternalizzazioni e degli appalti mascherati da “semplici rapporti commerciali"? – si chiede il sindacato – Noi pensiamo di sì. Anzi, l’abbiamo già iniziata e la continueremo dando battaglia di vertenza in vertenza. Perché è da qui che possiamo continuare a conquistare nuovi e migliori rapporti di forza».
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