Il Tirreno

Prato

Il processo

«Le ho uccise per paura e disprezzo»: così Frumuzache giustifica i due omicidi di Prato e Montecatini

di Paolo Nencioni

	Vasile Frumuzache in aula
Vasile Frumuzache in aula

Il killer delle escort romene ha raccontato la sua verità al processo in Assise: «Ana Maria mi respinse, Maria Denisa mi chiese soldi»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Paura e disprezzo. Due parole per tentare di giustificare altrettanti omicidi, quelli di Ana Maria Andrei e Maria Denisa Paun, le due escort romene uccise nel luglio 2024 a Montecatini e nel maggio 2025 a Prato dal loro connazionale Vasile Frumuzache, la guardia giurata di 33 anni che fino all’anno scorso viveva con la famiglia a Monsummano e ora è chiuso in una cella del carcere fiorentino di Sollicciano.

Stamattina, 19 marzo, il processo in Corte d’assise per il duplice omicidio, in corso nell’aula bunker di Santa Verdiana a Firenze, è entrato nel vivo con la deposizione dell’imputato, che ha risposto alle domande dell’avvocato difensore Diego Capano e ha provato a dare un senso a una storia che un senso non ce l’ha.

All'udienza erano presenti il fratello e la sorella di Ana Maria Andrei e la moglie dell'imputato, seduti a una manciata di metri.

La paura, ha detto Frumuzache, è quella che lui avrebbe provato di fronte a una presunta richiesta estorsiva della seconda vittima, Maria Denisa Paun, l’escort uccisa nella notte tra il 15 e il 16 maggio dell’anno scorso. Paura che lei raccontasse tutto a sua moglie. Lui dice che lei le ha chiesto 10.000 euro in cambio del silenzio. «Pensavo fosse uno scherzo ma ha insistito – ha detto Frumuzache in aula – Ho perso la testa e l'ho aggredita. L'ho fatto per paura di perdere la mia famiglia». Così l’ha uccisa nella stanza 101 del residence Ferrucci e poi, dopo averla chiusa in una valigia, ha portato il corpo a Monsummano, dove lo ha decapitato e ha tentato di bruciare la testa, per poi abbandonare i resti alle Panteraie di Montecatini.

Non un posto a caso. L’ha lasciata a poche decine di metri da dove aveva ucciso la prima vittima, Ana Maria Andrei. E per giustificare il primo omicidio Frumuzache ha usato la parola disprezzo, quello che lui ha provato per lei quando si è sentito rifiutato. Lui le aveva fatto credere di essere italiano ma lei ha capito che invece era un suo connazionale e non ne ha più voluto sapere. «Le facevo schifo – ha detto Frumuzache – Ho provato a persuaderla dicendo sono un ragazzo pulito”. Ho tentato di trattenerla, ma lei è uscita dall’auto e l'ho inseguita perché volevo farla ragionare». L’imputato dice di ricordare vagamente di averla accoltellata al collo. Poi è rimasto seduto a vegliarla tutta la notte.

Vasile, rispondendo all’avvocato Capano, ha provato anche a spiegare perché lo scorso 4 febbraio ha tentato di evadere da Sollicciano (e c’era quasi riuscito). Dice di averlo fatto per proteggere la sua famiglia. Sostiene che alla prima udienza del processo, il parente di una delle due vittime lo ha minacciato a distanza mimando con la mano il taglio della gola. Si tratta probabilmente di un parente di Ana Maria Andrei. Anche i cronisti avevano notato che il parente non gli aveva mai tolto gli occhi di dosso per tutto il tempo che era rimasto in aula. Per questo il pubblico ministero Luca Tescaroli, che ha già indagato i due agenti di custodia in servizio nel carcere di Prato quando un detenuto gettò olio bollente in faccia a Frumuzache, ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura. L’avvocato Capano invece a chiesto che il suo assistito sia sottoposto a una perizia psichiatrica e la corte deciderà il 2 aprile.

Primo piano
Economia e servizi

La nuova era dell’acqua pubblica in Toscana? Niente Borsa, ma sì alla multiutility – Cosa cambia dopo l’ultima sentenza

di Libero Red Dolce
Speciale Scuola 2030