Braccio di ferro sull’Interporto di Prato tra la Regione e il Comune
Giani vorrebbe aumentare il peso nella società per nominare il presidente
PRATO. C’è un soggetto forte, un altro che più forte vorrebbe diventare e un convitato di pietra che rimarrà tale almeno per altri sei mesi. Questa la situazione dell’Interporto di Gonfienti, il polo della logistica nato nel 1984 su un’area di 70 ettari dove finisce Prato e inizia Campi Bisenzio e che ora sembra essere pronto al decollo, nonostante una recente relazione della Corte dei conti parli di una “situazione di crisi”, segnali il “forte indebitamento verso le banche” e accenni alla “preoccupante situazione finanziaria in cui versa la società”.
Il soggetto forte è il Comune di Prato, che detiene il 41,5% delle quote; il soggetto che vorrebbe diventare più forte è la Regione, ora ferma al 12,5% delle azioni; il convitato di pietra è quello che resta della Banca popolare di Vicenza, l’istituto di credito che comprò la CariPrato prima di fallire, che ha in pancia il 18,2% delle quote, ora però in mano al liquidatore fallimentare, che non si interessa dell’Interporto in attesa di un compratore.
I rilievi della Corte dei conti
La delibera 194 approvata il 31 dicembre dalla Corte dei conti potrebbe destare qualche preoccupazione, perché sembra raccontare una storia molto diversa dai comunicati che ogni tanto l’Interporto diffonde per celebrare i nuovi obbiettivi raggiunti. L’ultimo è datato domenica 28 dicembre ed esulta per il riconoscimento dell’Interporto come infrastruttura di interesse nazionale, per i nuovi parcheggi e per il boom di treni in partenza da Gonfienti (330 nell’ultimo anno).
Il documento della Corte dei conti, che fa il punto sulle società partecipate dalla Regione, si mostra invece un po’ meno ottimista e racconta di un contrasto non ancora sanato, quello tra Regione e Comune di Prato. In particolare i giudici contabili ricordano che l’Interporto della Toscana centrale Spa è una società partecipata dal pubblico, ma non ancora controllata dal pubblico. Comune di Prato, Regione, Camere di commercio di Prato e Firenze, tra gli altri, ne detengono il 76% ma la Regione non ha la possibilità “di incidere effettivamente sulle decisioni societarie congiuntamente agli altri soci pubblici”.
Lo scontro tra Comune e Regione
Servirebbe un “patto parasociale” che però il Comune di Prato si è finora rifiutato di firmare, perché significa che alla Regione spetterebbe la nomina del presidente e al Comune quella dell’amministratore delegato, mentre finora il Comune di Prato ha fatto da asso pigliatutto, nominando presidente e ad. L’ex sindaco Matteo Biffoni su questo ha sempre tenuto il punto e la questione era stata sottoposta alla sindaca Ilaria Bugetti, che ha preso tempo e poi di tempo non ne ha più avuto prima di cadere sotto i colpi dell’inchiesta giudiziaria per corruzione. Dunque tutto rimarrà fermo fino a quando non comparirà un nuovo sindaco e verrà rinnovato il Cda, formalmente scaduto a giugno e in regime di proroga.
“Lo stato degli atti – si legge nella delibera della Corte dei conti – richiederebbe l’adozione di adeguate e tempestive azioni per fronteggiare la preoccupante situazione finanziaria in cui versa la società”, ma nulla si muoverà fino a primavera, più probabilmente fino all’autunno.
L’ad: «I conti sono a posto»
Sulla questione dei conti, però, l’amministratore delegato Antonio Napolitano nega che la situazione sia preoccupante. «Quando sono arrivato tre anni fa avevamo debiti per 44 milioni di euro – spiega – Ora il debito è sceso a quattro milioni, a fronte di un valore dell’Interporto stimato in 120 milioni. Non mi pare che ci sia da preoccuparsi più di tanto. Abbiamo chiuso il bilancio di Interporto con un attivo di 2 milioni e quello di Magazzini Generali con un attivo di 200mila euro». Nel frattempo il numero di treni in partenza da Gonfienti verso i porti di Livorno e La Spezia è aumentato e potrebbero diventare 500 nel 2026, ancora di più nel 2027 quando sarà finito l’allargamento della galleria tra Vernio e Bologna che aprirà la via verso il Nord Europa alle merci toscane, soprattutto al cartario di Lucca. «Da quando la Regione è entrata nell’Interporto chiede la firma dei patti parasociali – racconta Napolitano – e il Comune finora si è sempre opposto. Se il nuovo sindaco sarà disponibile a firmare i patti, ben vengano questi patti. Anch’io in passato mi sono opposto perché pensavo che in quella fase sarebbe stato un appesantimento macchinoso delle procedure, visto che nella logistica i tempi delle decisioni sono fondamentali. Ora però ci sono le condizioni e ho visto che proprio il 31 dicembre il presidente Giani ha dato mandato al nuovo assessore regionale di procedere in questa direzione».
Fin quando non sarà trovato un equilibrio stabile nella compagine sociale, in altre parole fino a quando Regione e Comune non si troveranno d’accordo, non sarà possibile procedere a un aumento di capitale, che fugherebbe tutte le nubi. Ci sono le quote “congelate” della Popolare di Vicenza e su quelle potrebbe aver messo gli occhi la Regione per contare di più nell’Interporto.
