Cascina, ladri in casa del vigile del fuoco per la settima volta: «Non basta più nemmeno l’allarme»
Massimo Sonetti si trovava fuori per lavoro: «Sono entrati con la chiave bulgara. Portata via una cassetta con alcuni oggetti personali»
CASCINA. «Questa è la settima volta in pochi anni che mi entrano in casa, non ne posso più». È esasperato Massimo Sonetti, vigile del fuoco in servizio al comando di Pisa e segretario regionale Uilpa, dopo che in questi giorni, mentre si trovava fuori per lavoro, l’ennesimo ladro ha “visitato” il suo appartamento vicino al centro di Cascina, nella zona di via Galilei.
L’intrusione è avvenuta intorno alle 18,15: dai filmati della telecamera interna, consegnati ai carabinieri, si vede un uomo farsi strada nel corridoio col cellulare in modalità “torcia”, per poi uscire pochi minuti dopo con in mano una cassetta di alluminio.
«L’ha presa dal comodino – dice il vigile del fuoco – dentro ci tenevo alcuni oggetti personali ma niente che avesse particolare valore, ormai in questi anni mi hanno portato via tutto, in casa non ho più nulla. Le altre volte i ladri erano passati dal terrazzo, stavolta dalla porta principale. Ero a Catania a un congresso sulla sicurezza quando mi ha chiamato il vicino dicendomi che mi stava suonando l’allarme, è andato a vedere sulle scale e ha trovato la porta aperta. Pensavo che avesse chiuso male la signora delle pulizie, macché..». L’allarme di secondo livello ha fatto scattare il fumogeno antifurto, che ha spinto il topo d’appartamento a desistere, in condizioni di visibilità completamente oscurata.
Questo, però, rincuora Sonetti solo a metà. «Ormai non siamo più sicuri in casa nostra nemmeno con l’allarme – dice – perché finché non è partito il fumogeno il ladro era bello tranquillo, spavaldo quasi. Ciò che mi destabilizza di più è la diffusione di questa “chiave bulgara” che apre una buona percentuale delle serrature. E si trova disponibile su internet, senza problemi. Dovrò ricambiare la serratura per l’ennesima volta».
Anche stavolta il vigile del fuoco ha denunciato l’accaduto ai carabinieri. «Fanno un grande lavoro – aggiunge – ma anche loro sono demoralizzati: la legge a mio avviso non consente una repressione adeguata».
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