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Alessandro Barbero a Pistoia: «Sì, sono di sinistra. Le polemiche? Non m’importa...»

di Marco Tirinnanzi

	Un momento dell'evento
Un momento dell'evento

Sold out piazza del Duomo per la lezione del divulgatore. Lo storico respinge le accuse del centrodestra di “influenzare” la campagna di voto: «Fino a poche ore fa ero a parlare di pace e di guerra davanti a 2mila persone alla Gkn»

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PISTOIA. Storico e divulgatore di sinistra, e “mi ci sento benissimo”. Fino a qualche ora fa addirittura, prima dell’atterraggio da vera e propria rockstar in piazza Duomo era in prima fila «a manifestare solidarietà davanti ai cancelli della Gkn di fronte a 2000 persone a parlare di pace e guerra «e di questo sono molto orgoglioso di esserci andato».

Alessandro Barbero questa volta non racconta l’ultimo degli ultimi a Pistoia, quel San Francesco che sceglie di spogliarsi di tutto e vivere per i bisognosi.

Ma con le dovute proporzioni, nella città che è chiamata al voto a conclusione di quella che a tratti è stata una vera e propria bagarre elettorale in cui non sono mancate le polemiche, l’ex tessera del Partito Comunista Italiano non rifugge dall’etichetta di uomo della rive gauche e rimanda al mittente le insinuazioni.

Una l’ha sollevata proprio il centro destra pistoiese che ha tuonato proprio sulla presenza del torinese classe 1959, reo di essere stato inserito in questi Dialoghi di Pistoia come una sorta di assist volontario a tre giorni dalla chiamata alle urne. «Presenza inopportuna», era stata definita da alcuni esponenti dell’attuale governo uscente della città. Proprio dai Dialoghi ci hanno risposto che la calendarizzazione dello storico in cartellone era abbondantemente fissata, lui stesso ci dice che della gazzarra «non ne sapeva niente e non ne voleva sapere niente, e non gliene frega assolutamente un fico secco», visto che «delle polemiche ho imparato ad infischiarmene». 

Il corpo nel Medioevo, tra scienza e fede”, è la sua traccia inserita nel festival di antropologia contemporanea dal titolo quest'anno “Corpi in divenire”, con biglietti polverizzati che evocano file chilometriche che a Pistoia solo al Blues nel suo “prime” avevamo visto. «È terribile perché se sono andati sold out in soli cinque minuti significa purtroppo che chi ha aspettato un minuto in più non ha trovato niente - la sua constatazione -. L’Italia però è uno strano Paese, spaccato quasi a metà: se da un lato possiamo vantare il triste record di chi non legge mai, al contempo abbiamo un Paese che ha fame di cultura e di lettura.

Non c’è da stupirsi che ci sia tanta gente che voglia sentire dialoghi, anche e soprattutto sulla storia».

Medioevo e il clichè ormai consolidato di essere per antonomasia il periodo buio. Con cui anche gli storici devono combattere. «Studiamo un'epoca su cui insiste un pregiudizio, cosa che per esempio gli antichisti con l'Antica Grecia e l'Egitto non hanno – ha detto Barbero –. Noi abbiamo bisogno di ricordare invece che il Medioevo non è stata un’epoca assolutamente più buia delle altre, ma avuto tragedie e anche creatività, ed è stato molto più libera nell’interrogarsi su tante domande.

La Chiesa per esempio nonostante quello che si pensi non imponeva un controllo ferreo, s’interrogava anche sulla sessualità. Il Medioevo ha una marcia in più».

Barbero in piazza Duomo, una piazza un po’ all’ombra di tante altre, anche in Toscana. «Il fatto è che in Italia abbiamo tanti città bellissime che fossero in un altro paese per loro sarebbero decisamente le più belle, e da noi purtroppo c’è n’è sempre una più bella vicina – ha spiegato sorridendo – Con questo dobbiamo conviverci».

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