Pistoia, elezioni: i programmi scritti con l’intelligenza artificiale – L’indagine che “smaschera” i candidati
Quanto si sono affidati ai robot gli aspiranti sindaci per mettere nero su bianco la loro idea di città? Ce lo dicono due sistemi speciali che abbiamo utilizzato per analizzare le proposte elettorali. Ecco i risultati
PISTOIA. La politica, alla fine, si è messa davanti allo specchio. Solo che lo specchio non restituisce più un volto, una voce, una calligrafia. Restituisce frasi ben pettinate, periodi senza sbavature, parole che sembrano uscite da un ufficio comunicazione sospeso tra il Comune ideale e il prompt perfetto. Continuità, slancio, rigenerazione, comunità, futuro. Tutto fila. Forse troppo.
L’analisi dei programmi con gli strumenti AI
Abbiamo sottoposto i programmi dei tre candidati sindaci pistoiesi – Anna Maria Celesti, Giovanni Capecchi e Fabrizio Mancinelli – a due strumenti di rilevazione dell’intelligenza artificiale: Gemini di Google e ZeroGpt. Sono software di detecting ormai utilizzati anche dai prof universitari che cercano di stanare tracce di testi prodotti dall’AI in tesi di laurea e dottorato. Non sono sentenze né perizie forensi, sia chiaro. Ma sono indizi. E gli indizi, messi in fila, raccontano una cosa: una parte consistente dei programmi elettorali sembra essere passata dalla macchina.
Il caso Celesti
Il caso più evidente è quello di Celesti. Secondo l’analisi di Gemini, il suo programma avrebbe una natura ibrida: contenuti e dati locali molto precisi, ma una stesura materiale largamente assistita dall’intelligenza artificiale. La stima è alta: tra il 60 e il 70% del testo. Non perché il programma sia generico. Anzi. Dentro ci sono le cose da fare per Bottegone, Bonelle, Nespolo, Chiazzano, Sant’Agostino, perfino la distinzione tra zona 1 e zona 2 dell’area industriale. Ci sono Hitachi, l’assistente virtuale “Jacopo”, i campanili, i circoli, i cimiteri. La mano politica, insomma, c’è. Ma sopra quella mano sembra essere stata passata una vernice uniforme: «una scelta che garantisce continuità, ma anche slancio verso il futuro», «investire nei luoghi della cultura significa investire nella qualità della vita». Frasi corrette, ben stirate e inamidate. Palle di un biliardo dalla superficie levigata, scarpe che non inciampano mai. E forse proprio per questo tradiscono il loro odore sintetico.
ZeroGpt e le percentuali di AI nel programma Celesti
ZeroGpt ridimensiona, ma non rovescia il quadro. Per Celesti rileva percentuali variabili: introduzione umana al 100%, ma capitoli come “Pistoia città baricentrica dell’area metropolitana” al 39,6% AI, “Sviluppo economico” e “Policentrismo” al 34%, “Centro storico”, “Urbanistica” e “Ambiente” al 37%. In alcuni passaggi – come quotidianità, manutenzione, sicurezza ecc. – la quota sale fino al 57%.
Il programma Capecchi
Il programma di Capecchi, per Gemini, ha una dinamica simile. Anche qui la macchina non inventa la politica: la impagina, la gonfia, la liscia. La parola chiave è “rigenerare”, ripetuta come un mantra. Capecchi vorrebbe rigenerare tutto. Rigenerare la città, i servizi, il rapporto tra pubblico e comunità, il verde, la mobilità, la vita sociale. È il segno di un prompt forse generico, un comando alla macchina con un impronta fiorte ma monolitica: Tipo: scrivi un programma elettorale sul tema della rigenerazione urbana e sociale ecc ecc. Il risultato è un testo espansivo, retorico, simmetrico. “Una strada più aperta, coraggiosa e lungimirante”, “il verde come filo conduttore”. Anche qui, però, la macchina lavora su materiale umano: Candeglia, la strettoia, il Ponte sul Vincio, Pracchia, Bottegone, il Ceppo, i rifiuti, il salario minimo, l’antifascismo, la Cisgiordania. Politica vera, dentro una confezione deluxe.
ZeroGpt e il programma Capecchi
ZeroGpt, nel caso di Capecchi, è più prudente. La premessa viene stimata al 29% AI. Altri capitoli, invece, risultano umani: piano operativo, piano strutturale, mobilità, multiutility, macchina comunale, turismo, ambiente, sviluppo economico, diritto allo studio. Alcune parti sembrano soltanto ritoccate: rifiuti, salute, cultura. Ma la proporzione resta: Celesti e Capecchi sono i due programmi più “assistiti”.
Il caso Mancinelli
Poi c’è Mancinelli, Pistoia Rossa. Ed è il paradosso: il candidato più radicale è anche quello più umano. Gemini stima un intervento AI limitato al 30-40%, soprattutto per mettere ordine e ripulire passaggi tecnici su urbanistica, consumo di suolo, pianificazione. ZeroGpt scende quasi a zero: solo il 4,3% nella premessa, il resto scritto dall’uomo. Lo confermerebbero gli spigoli del testo. “Boicottare e sabotare”, “comitati d’affari”, “profitto capitalistico”, “masse popolari”, “alternativa dal basso, concreta, militante”. Lessico duro, ideologico, non addomesticato. La macchina, di solito, arrotonda, smussa. Qui invece restano le schegge.
Il nodo politico
Il punto non è fare la caccia al candidato colpevole. L’AI può correggere, ordinare, aiutare. Il punto è politico. Se anche il programma – cioè il luogo in cui una candidatura dovrebbe dire chi è, cosa vuole, dove porta una comunità –, viene affidato al codice, allora qualcosa si è incrinato. Non la grammatica. La visione. Perché una città non si governa con formule standardizzate, anche quando suonano bene. Non basta dire futuro, comunità, rigenerazione, se quelle parole arrivano già tiepide e private dell’urgenza di chi le ha pensate davvero. Alla fine, nei programmi, Pistoia c’è, figuriamoci: le strade, i ponti, i quartieri. Ma in troppi passaggi sembra mancare il fiato umano che trasforma l’elenco in destino politico.
La perfezione che fa rumore
Resta la pagina. Pulita, composta, senza refusi. Quasi perfetta. E forse è proprio lì, in quella perfezione un po’ vuota, che si sente il rumore più strano: non quello dei pulsanti schiacciati su una tastiera, ma di un cursore che lampeggia e cammina sulla pagina facendo pullulare parole. Insomma, la politica, perfino quando deve propugnare le proprie idee, si affida a un robot. E allora perché dovremmo affidarci a un uomo o una donna se loro stessi si affidano a una macchina per farsi guidare nell’amministrazione della cosa pubblica con formule magari accettabili ma standardizzate, convenzionali, quasi apolitiche, così come ce le può restituire una macchina, senza una visione nuova, complessa, profondam , originale. Davvero l’umano è diventato troppo umano, e dunque troppo fragile per darsi una guida? Davvero siamo in un’era in cui noi resteremo sullo sfondo come fantasmi governati dalla cibernetica?
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