Il Tirreno

Pistoia

L’intervista

Primarie a Pistoia, Stefania Nesi: «Lavoro, giovani, servizi: le mie idee per una città che ora è ferma e più isolata»

di Giancarlo Fioretti
Primarie a Pistoia, Stefania Nesi: «Lavoro, giovani, servizi: le mie idee per una città che ora è ferma e più isolata»

La candidata del Pd: «Se resteranno scorie? No, dal 13 aprile tutti nella stessa direzione. Io, scelta dalla base Basta incontrarmi per capirlo, da quattro anni mi occupo dei problemi dei pistoiesi»

4 MINUTI DI LETTURA





Nesi, lei gode dell’appoggio di Scarpetti, Berti, Bertinelli, Dika e Fratoni. Avrà autonomia se dovesse diventare sindaca o sarà imbrigliata negli accordi di partito?
«Sono una donna libera. Quando si parla di una donna si insinua spesso il dubbio che non sia autonoma, che risponda a qualcuno. È un pregiudizio che va superato. Non ho legami con il passato e non porto sulle spalle vecchi schemi. La mia candidatura nasce da un percorso serio, fatto di lavoro sul territorio, opposizione in Consiglio comunale e rapporto diretto con la città. È una candidatura che guarda avanti, non indietro. E l’unico vincolo che riconosco è quello con Pistoia e con l’interesse dei suoi cittadini».

Teme di essere percepita come una candidata d’apparato?
«Io non sono la candidata di Firenze o di Roma. Nessun dirigente nazionale si è schierato al mio fianco. Sono la candidata della base, di questa città. Scelta qui e voluta a Pistoia. Basta incontrarmi per capirlo. Da quattro anni lavoro su problemi concreti dei pistoiesi».

Le primarie, viste dall’esterno, danno un po’ l’impressione di essere una sorta di regolamento di conti all’interno del Pd pistoiese. Ex sindaci contro imposizioni romane, riformisti contro schleiniani: non rischiano di lasciare scorie?
«Io vedo l’esatto contrario. Le primarie sono il momento in cui la politica si apre e si rimette al centro la città. In queste settimane tante persone si stanno riavvicinando, partecipano, discutono, portano idee. Dal giorno dopo saremo tutti dalla stessa parte».

Come farà a convincere i supporter di Capecchi a votare per lei il 24 e 25 maggio se dovesse essere lei a imporsi?
«Io so di poter unire. Non perché lo dico, ma perché l’ho già fatto. In questi quattro anni in consiglio comunale ho sempre lavorato insieme a tutto il centrosinistra. E poi c’è un punto chiaro: abbiamo già un programma condiviso. Dopo le primarie chiederò a Giovanni di mettere a disposizione della coalizione le sue energie e le sue idee».

In cosa ha fallito la destra e cosa invece ha fatto bene?

«In questi anni è mancata una cosa semplice: sapere dove portare Pistoia. Pistoia oggi è più ferma e più isolata. Lo si vede nelle cose concrete: nel traffico che non si risolve, nei servizi che non migliorano, nelle opportunità di lavoro che non crescono, nei collegamenti che non funzionano come dovrebbero. Non serve fare un processo. Ci sono stati anche interventi utili, penso ad alcune opere sui nidi, all’edilizia residenziale alle Fornaci, a interventi di decoro urbano. Ma diciamolo chiaramente: molte di queste opere sono state realizzate grazie ai fondi europei del Pnrr. Fondi che la destra ha osteggiato e sui quali ha votato contro in Europa. Se fosse dipeso da loro, quelle risorse oggi non ci sarebbero state. Il punto però è un altro: non basta fare qualche intervento. Serve scegliere che città vuoi essere tra cinque o dieci anni».

Cosa ha in mente per fare di Pistoia una città per giovani?
«Io i giovani non li studio, li vivo ogni giorno. Per questo la prima scelta che farò sarà molto concreta: voglio giovani dentro i luoghi dove si decide, in consiglio comunale, in giunta, nel mio staff. Poi c’è il tema decisivo che è il lavoro. Dobbiamo creare opportunità qua a Pistoia: attrarre imprese, sostenere chi vuol fare, collegare meglio formazione e lavoro, aiutare i giovani a costruirsi una vita a Pistoia».

Cosa intende fare di concreto per risolvere la penuria di agenti della polizia municipale?
«Servono più agenti, vanno fatte nuove assunzioni ma non basta: il punto è anche come li utilizziamo. La polizia municipale deve tornare a essere presente nei quartieri, soprattutto nelle ore serali».

Cosa intende fare per valorizzare le periferie?
«Le periferie è dove mi sono maggiormente concentrata in queste settimane. Vengo da lì: quattro anni fa mi chiesero di candidarmi per portare in consiglio comunale la voce di Pontenuovo e tenere l’attenzione alta sulla variante Montalese. Alle periferie servono servizi di prossimità, strade sicure, manutenzione e cura degli spazi, incentivare il commercio oltre che il coinvolgimento costante di Pro loco e Arci».

Cosa manca a Pistoia per imporsi come meta turistica?
«Il primo passo è concreto: un biglietto unico per i musei. Poi il Comune deve fare regia mettendo insieme Fondazioni, Diocesi, musei privati e costruire un vero brand Pistoia. Un’identità chiara che valorizzi la natura, la qualità della vita, l’immenso patrimonio dei treni e che coinvolga la città, anche i luoghi meno conosciuti e le realtà nate dal basso».

Primo piano
Dopo la tragedia

Massa, la compagna di Giacomo Bongiorni: «Massacrato a morte davanti a me, dovevamo sposarci» – Gli amici: «Non vogliamo crederci»

di Melania Carnevali
Speciale Scuola 2030