Il Tirreno

Pistoia

L’intervista

Primarie a Pistoia, Giovanni Capecchi: «Porto con me sensibilità ambientalista, cultura civica e conoscenza della città»

di Giancarlo Fioretti

	Giovanni Capecchi 
Giovanni Capecchi 

L’ex assessore dei Verdi: «Questo confronto era importante, poi andremo avanti uniti. «Solo Chiti tra gli ex sindaci mi sostiene? La partita è un’altra, il centrosinistra non vince qui da 14 anni»

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Di seguito l’intervista a Giovanni Capecchi, ex assessore dei Verdi che si candida alla guida della città per la coalizione di centrosinistra. Prima, però, deve passare dalle primarie, che si svolgono domenica 12 aprile

Capecchi, se vincesse, non teme che la base del Pd che adesso sostiene Stefania Nesi possa disertare le elezioni?
«No, non lo temo. Senza primarie e con una candidata calata dall’alto la base avrebbe disertato le urne e il centrosinistra avrebbe rischiato un’altra sconfitta. Invece la capacità di unire ha rimesso in moto la città. Ecco perché il voto di domenica è importante: ci si confronta, si sceglie e dal giorno dopo ci si unisce. Il senso della mia candidatura è tutto qui: unire per vincere».

Si sente più un “usato sicuro” oppure un ex verde convertito al civismo?
«Non mi riconosco in queste etichette. Ho fatto esperienze diverse e da tutte ho imparato qualcosa. Porto con me sensibilità ambientalista, cultura civica e conoscenza concreta della città. Non sono l’usato sicuro di un passato che si ripete. Credo di poter offrire a Pistoia esperienza, autonomia e la capacità di aprire una fase nuova».

Nessuno degli ex sindaci di Pistoia, a parte Vannino Chiti, la sostiene. Le dispiace?
«Al sostegno della classe politica preferisco quello delle persone. Le primarie servono a misurare proposte, non appartenenze. Rispetto le scelte degli ex sindaci ma oggi la vera partita è un’altra. Il centrosinistra a Pistoia perde da quindici anni e la priorità è quella di costruire una proposta credibile, larga e vincente».

In cosa ha fallito la destra in nove anni di governo e cosa ha fatto di buono?

«Sarebbe sbagliato negare alcuni interventi utili su scuole, sport e riqualificazioni. Ma il punto è un altro: la destra ha governato senza una visione generale. Pistoia ha perso peso nel contesto toscano e non ha costruito una strategia forte su sanità, cultura, mobilità, verde pubblico, centro storico, periferie e frazioni. Ha solo amministrato l’esistente senza direzione».

I giovani che, anche a Pistoia, si sono mobilitati per il “no” al referendum confermativo possono essere il suo asso nella manica?
«Siamo noi che possiamo essere l’asso nella manica per ragazze e ragazzi, non il contrario. La loro mobilitazione dimostra che, quando una battaglia è sentita come vera, la partecipazione c’è. La politica deve tornare a meritarsi fiducia. I giovani non vanno evocati in campagna elettorale e poi dimenticati ma ascoltati e messi nelle condizioni di contare. Voglio che ritrovino entusiasmo nel vivere nella nostra città».

Come intende affrontare l’emergenza abitativa? Intende fare pressioni affinché la Spes possa ristrutturare i tanti appartamenti non abitabili?
«Sì, ed è una priorità. Tutti gli alloggi Spes oggi inutilizzabili devono essere recuperati e resi abitabili nel più breve tempo possibile. Ciò però non basta. Servono più risorse per il sostegno agli affitti, edilizia sociale, cohousing e una regia pubblica più forte. Il Comune non avrebbe dovuto vendere i villini Desii».

Quali iniziative concrete si propone per combattere il consumo del suolo?
«Il primo passo è una ricognizione delle aree degradate, dismesse e sottoutilizzate. Prima si rigenera poi, eventualmente, si valuta altro. Il suolo è un bene comune non rinnovabile e ogni nuova trasformazione deve essere giustificata da un interesse pubblico chiaro e dall’assenza di alternative credibili».

È favorevole a opere infrastrutturali importanti come l’asse dei vivai e la variante Montalese?
«Sono favorevole alle opere che migliorano la qualità della vita e rendono più razionale la mobilità. Significa togliere traffico pesante dalle strade inadatte e ridurre l’impatto su quartieri e frazioni. Sul tema dei vivai si discute da decenni, ora bisogna scegliere e realizzare».

Quali iniziative concrete possono essere adottate per fare di Pistoia una città operatrice di pace? Oltre a eventuali gemellaggi, ha in mente una struttura permanente sul modello di quanto fece a Firenze il sindaco Giorgio La Pira?
«Sì, Pistoia può proporsi come una città operatrice di pace in modo serio e continuativo. Immagino una delega specifica al sindaco e un tavolo permanente con associazioni, scuole, volontariato e competenze già presenti sul territorio. Un luogo stabile di educazione alla pace, cooperazione e dialogo, capace di coinvolgere i giovani e tenere insieme valori e iniziative concrete».

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