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Pistoia, trenta famiglie senz’acqua per l’allacciamento che non c’è

di Giancarlo Fioretti

	Uno scorcio di via Pratole
Uno scorcio di via Pratole

Il caso di via Pratole a Bottegone fra petizioni, proteste e promesse: «Ormai per cucinare o lavarsi non può più essere usata l’alternativa del pozzo a causa dell’inquinamento»

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PISTOIA. «In questi giorni, sarò costretto a dotare la mia abitazione di un impianto di depurazione dal costo di oltre 5 mila euro perché nella nostra strada non arriva l’acquedotto e l’acqua dei pozzi della zona risulta non idonea per l’uso alimentare»: così Maurizio Cervelli, ingegnere in pensione di 69 anni, descrive la situazione di via Pratole a Bottegone, vicino al confine con il comune di Quarrata.

«In quest’angolo di Pistoia – rilancia con pacatezza – le case non hanno mai avuto un allacciamento con la rete idrica mentre nel comune confinante questo impianto è stato realizzato da tempo. Il punto è che, soprattutto in certi periodi, l’acqua che sgorga dai pozzi risulta torbida e, in alcuni casi, anche inquinata da batteri e metalli pesanti. Questo problema riguarda circa trenta famiglie che, ormai da tempo, sono costrette a recarsi giornalmente al fontanello vicino alle scuole Martin Luther King per approvvigionarsi di acqua potabile, non solo per cuocere la pasta ma anche per lavarsi i denti».

Il problema che affligge le abitazioni di via Pratole affonda le sue radici nei lontani anni Sessanta. In quel periodo Pistoia, come tutte le città italiane, conobbe un vero e proprio boom edilizio dovuto al grande sviluppo economico e demografico di allora. Ai palazzi che spuntavano come funghi si accompagnava però un piano infrastrutturale che comprendeva anche l’acquedotto. «Questa zona tuttavia – puntualizza l’ingegner Cervelli – restò fortunatamente ai margini dell’urbanizzazione selvaggia, ma forse anche per questo non fu compresa nel tracciato dell’acquedotto che si andava articolando di anno in anno. Il punto tuttavia è che con il tempo questa strada ha visto comunque un aumento di abitazioni, tutte rigorosamente prive dell’allacciamento con la rete idrica pubblica».

Per ovviare a questo inconveniente, i residenti di via Pratole sono anni che cercano di convincere l’amministrazione pubblica a farsi carico di questa situazione. «In casi come questo – rintuzza Cervelli – le strade percorribili sono due. O gli interessati accettano di farsi carico di tutte le spese di collegamento e di allaccio, oppure viene proposta la formula del “40 40 20”. Vale a dire un 40% della spesa a carico del comune, l’altro 40% a carico dell’azienda fornitrice e il restante 20% ripartito fra tutte le famiglie beneficiarie. È inutile che dica che nel primo caso i lavori iniziano subito mentre nel secondo le tempistiche si dilatano e di parecchio. In Comune ci hanno assicurato che i lavori verranno fatti ma noi vorremmo che ci fosse indicata una data certa ».

La voglia di vedere normalizzata questa situazione decisamente anomala è peraltro cresciuta nel tempo, visto che in via Pratole sono circa sessant’anni che residenti attendono l’acqua con un’attesa che ormai pare messianica. «Fu mio suocero Silvano Barontini – dice ancora l’ingegner Cervelli – a promuovere per primo delle petizioni per cercare di convincere il comune a provvedere all’allacciamento. Purtroppo non fu mai ascoltato come non sono mai state prese in seria considerazione le altre, tantissime, richieste e petizioni che si sono succedute negli anni. Una svolta pareva essere davvero vicina nel 2024 quando, a fronte dell’ennesima richiesta di allacciamento alla rete pubblica fatta dai residenti di questa via, il Comune di Pistoia ci rispose che, nel corso del 2025, avrebbe dato comunicazione dell’inizio della procedura. L’anno vecchio nel frattempo è finito, ma di comunicazioni, per ora, neanche l’ombra».

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