Affogata, torturata e frustata lungo il fiume: cosa sappiamo dell’incubo di una 20enne a Pescia salvata da un passante
In carcere un 38enne che aveva conosciuto pochi giorni prima: così il primo appuntamento si è trasformato in un orrore di violenza
PESCIA. L’approccio, il rifiuto, le torture, le urla disperate che risuonano lungo il fiume e il gesto provvidenziale di un passante che – forse – ha evitato una tragedia. Quello che doveva essere un semplice incontro tra due persone che si erano conosciute da poco si è trasformato in una terribile storia di violenza. A Pescia, in provincia di Pistoia, una ragazza di 20 anni sarebbe stata vittima di una brutale aggressione da parte di un uomo di 38 anni, finito in carcere con accuse pesantissime.
Cosa è successo
L'episodio, avvenuto a metà agosto 2026 lungo il corso del fiume Pescia, ha scosso profondamente la comunità della Valdinievole. Le indagini della polizia di Stato hanno portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un cittadino dominicano residente a Montecatini Terme, già noto alle forze dell'ordine per precedenti legati a reati contro il patrimonio, droga e violenze.
Dalla conoscenza online all'incontro lungo il fiume
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la giovane e l'uomo avevano iniziato a frequentarsi dopo essersi conosciuti pochi giorni prima. Dopo alcuni contatti e scambi sui social network, i due avevano deciso di trascorrere alcune ore insieme nella zona del torrente. Durante l'incontro, però, la situazione sarebbe precipitata. L'uomo avrebbe tentato un approccio a sfondo sessuale che la ragazza avrebbe immediatamente respinto. Da quel momento, secondo l'accusa, il rifiuto della giovane avrebbe innescato una violentissima reazione.
Le accuse: simulazione di annegamento, percosse e ustioni
Gli elementi raccolti dagli inquirenti descrivono una sequenza di violenze particolarmente grave. L'aggressore avrebbe spinto la ventenne nelle acque del torrente, costringendola più volte sott'acqua nel tentativo di sopraffarla e spezzarne la resistenza. Successivamente la giovane sarebbe stata trascinata fuori dall'acqua e colpita ripetutamente. Tra le contestazioni mosse all'indagato figurano percosse alle gambe con una cintura e con delle pietre, oltre alle ustioni provocate spegnendo sigarette accese sul volto della vittima.
Decisiva la chiamata al 112
A interrompere l'aggressione sarebbe stato l'intervento provvidenziale di un passante. Attirato dalle grida di aiuto provenienti dalla zona del fiume, l'uomo ha contattato immediatamente il numero unico per le emergenze. All'arrivo delle pattuglie, il presunto aggressore si sarebbe dato alla fuga cercando rifugio nella vegetazione circostante. La successiva attività investigativa della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Pescia ha però consentito di identificarlo e rintracciarlo in tempi rapidi.
L'arresto e l'accusa di tortura
Al termine degli accertamenti, gli agenti hanno eseguito la misura cautelare disponendo il trasferimento del 38enne in carcere. Oltre alla contestazione della tentata violenza sessuale, la Procura gli attribuisce anche il reato di tortura previsto dall'articolo 613-bis del Codice penale, introdotto nel 2017 per punire condotte caratterizzate da particolare crudeltà e capaci di provocare gravi sofferenze fisiche o psicologiche. La posizione dell'uomo risulta ulteriormente aggravata dai precedenti contestati, elemento che potrebbe incidere sul suo percorso giudiziario.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
