Il Tirreno

Il caso

«Fatemi vedere mio figlio fuori dal carcere»: la richiesta di Cesare Battisti recluso a Massa

di Barbara Antoni

	Il carcere di Massa e Cesare Battisti
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Il carcere di Massa e Cesare Battisti

Lettera-denuncia sulle condizioni del carcere inoltrata tramite il suo legale: «Da faro di civiltà in materia di esecuzione penale e con capienza massima di 170 reclusi, Massa è passato in pochi mesi agli attuali oltre 300»

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MASSA. Una “lettera-denuncia” sulle condizioni del carcere di Massa, con i detenuti messi a dura prova dal sovraffollamento, e una richiesta formale, attraverso il proprio legale – l’avvocato Davide Steccanella del Foro di Milano – di poter vedere il proprio figlio fuori dalle mura della casa di reclusione massese, alla presenza dello stesso legale. Fa sentire la sua voce Cesare Battisti, ex componente dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta, recluso a Massa dal 2023, dopo essere stato estradato dalla Bolivia nel 2019.

Sulle condizioni di vita dei detenuti nel carcere di Massa (da mesi al centro del dibattito anche relativamente all’istituzione della figura del garante delle persone recluse), Battisti, originario di Cisterna Latina, oggi quasi settantunenne, ha scritto una lunga lettera e dai toni molto duri, divulgata dall’avvocato Steccanella.

«Fino a poco tempo fa, il detenuto che arrivava nel carcere di Massa poteva dirsi pronto per essere reinserito nel tessuto sociale e assumerne le responsabilità civili – scrive il detenuto –. I cosiddetti “benefici” non erano un automatismo, potevano essere concessi solo dopo un attento periodo di osservazione. Nella situazione odierna, mettersi a osservare con coscienza il decadimento che regna a Massa farebbe impazzire gli stessi educatori, anch’essi ormai ridotti a svolgere mera opera di contenimento». E prosegue: «Da faro di civiltà in materia di esecuzione penale e con capienza massima di 170 reclusi, Massa è passato in pochi mesi agli attuali oltre 300».

Lettera che ha avuto una forte eco, alla quale non è escluso che possa seguire un esposto: un’ipotesi sulla quale il legale di Battisti starebbe riflettendo.

In data 7 ottobre, intanto, l’avvocato Steccanella ha inviato al magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Massa una lettera in merito al «persistente diniego alla richiesta di un breve permesso per incontrare il figlio fuori dalle mura del carcere da parte di un condannato per fatti commessi nel 1979 dopo oltre nove anni di detenzione dal suo rimpatrio forzato in Italia e nonostante la ormai intervenuta ampia maturazione dei termini di pre-esecuzione previsti dalle leggi che regolamentano il recupero sociale del reo (in assenza di elementi ostativi)». Diniego che per il legale «si pone in evidente contrasto con quanto espressamente previsto dalla Costituzione».

L’avvocato Steccanella, addirittura, propone se stesso e la sua reputazione come garanzia e «si impegna personalmente avanti a Codesta Autorità Giudiziaria con il presente atto a venire fisicamente a Massa il giorno stabilito per rimanere – senza soluzione di continuo – accanto al detenuto in permesso, dal momento della sua uscita al carcere fino al rientro».

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