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La manifestazione

Studenti e agricoltori, a Firenze monta la protesta contro il carovita: gli universitari con le tende in piazza della Signoria

di Redazione Firenze

	La protesta degli studenti universitari domenica 18 ottobre in piazza della Signoria
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La protesta degli studenti universitari domenica 18 ottobre in piazza della Signoria

La Coldiretti annuncia un presidio stamattina in via Cavour contro l'aumento dei costi di produzione: «Le spese per produrre verdura, frutta, grano, olio, latte, carne e vino superano di gran lunga ogni prospettiva di utile»

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FIRENZE. Una mobilitazione «pronta a trasformarsi in presidio senza un impegno concreto e rapido da parte della Regione Toscana». È quella annunciata dalla Coldiretti per stamattina (19 ottobre) dalle 10 in via Cavour, sotto la sede del Consiglio regionale. Gli agricoltori aderenti all’associazione di categoria, provenienti da tutte le province della Toscana, daranno vita a una manifestazione che, avvertono, potrebbe trasformarsi un un presidio nel cuore della città.

I motivi della protesta

Un salto di qualità nelle proteste contro l’aumento dei costi di produzione e il carovita in generale che in questi giorni sta infiammando il resto del paese, col blocco delle merci nel sud e scontri nelle manifestazioni di Milano, Bologna e Torino, mentre a Firenze per ora la protesta è stata blanda, con un paio di centinaia di persone sabato in piazza Santa Maria Novella alla manifestazione promossa da “Italia in piazza”. Ma l’onda lunga delle proteste potrebbe arrivare anche qui, in vista dello sciopero generale del 30 ottobre.

«Costi di produzione fuori controllo e margini di sopravvivenza in caduta libera che mettono a rischio la produzione di cibo sano necessario a salvaguardare la salute dei cittadini – avverte Coldiretti – L’esplosione dei prezzi di gasolio, concimi e fertilizzanti scatenata dal terremoto di Hormuz e dal prolungamento del conflitto in Ucraina travolge in maniera trasversale migliaia di agricoltori e tutte le principali filiere agricole e agroalimentari del Made in Tuscany. In pericolo è la stessa capacità delle imprese agricole di continuare a produrre ciò che finisce ogni giorno sulle nostre tavole insieme alla dignità delle comunità rurali e al futuro delle aree interne. Il termometro, di un malessere straripante, è rappresentato dal crollo delle vendite degli input produttivi necessari per la preparazione e le lavorazioni dei terreni. Una indicazione che non lascia presagire nulla di buono all’orizzonte quando la campagna cerealicola è ormai alle porte e si programma la nuova stagione agricola».

«Le spese per produrre verdura, frutta, grano, olio, latte, carne e vino superano di gran lunga ogni prospettiva di utile – aggiunge l’associazione degli agricoltori – Per questa ragione Coldiretti scenderà di nuovo in piazza per chiedere con urgenza alla Regione Toscana di mettere a disposizione risorse straordinarie per fronte subito ai rincari energetici al fianco dell’accelerazione degli impegni presi durante la manifestazione dei 100 giorni dello scorso 25 febbraio 2026 quando sotto la sede del consiglio regionale si riunirono quattro mila agricoltori».

Universitari in tenda

Si muovono anche gli studenti. Ieri, dopo la grande manifestazione di venerdì delle medie superiori contro il decreto Valditara e il tetto agli studenti stranieri nelle classi, sono scesi in piazza gli universitari rispondendo all’appello dell’Unione degli universitari, con un flash mob e alcune tende instalalte in piazza della Signoria.

«Non è una novità che in Italia il costo dell’aumento dei prezzi ricada sulle spalle di chi non vive di rendita, ma sulle spalle di chi lavora e di coloro che studiano senza il privilegio di avere una famiglia che ha la possibilità di mantenerli a distanza negli studi – hanno detto – Sono anni che come sindacato studentesco denunciamo il caro affitti a Firenze. Firenze è la seconda città in Italia per costo medio mensile di una stanza singola, che si aggira intorno ai 630 euro. Le città italiane vengono svendute ai grandi fondi di speculazione immobiliare, che contribuiscono in maniera sistemica all’aumento dei prezzi degli affitti, sottraendo alloggi a disposizione della collettività».

«Il diritto all’abitare non è un business – aggiungono gli studenti – Noi siamo stanche di vedere una città a misura di turista e inaccessibile a chi vorrebbe viverci per motivi di lavoro e di studio. Serve un cambio di paradigma nelle politiche abitative che rimetta al centro la casa come diritto essenziale, perché senza casa è impossibile anche solo immaginare di costruire un futuro. Serve stanziare risorse sull’edilizia pubblica, mettere un tetto agli affitti e serve che la classe politica di questo Paese, dalla politica locale alla politica nazionale, tocchi con mano le reali condizioni di vita delle persone che studiano e lavorano, che non riescono ad arrivare alla fine del mese a causa dell’aumento dei prezzi delle case, del cibo, delle cure mediche, dei materiali scolastici, del carburante e dell’energia. Mentre la scuola, la sanità, il clima e il potere di acquisto collassano, il governo Meloni sceglie di destinare i soldi pubblici al riarmo, di intervenire con misure palliative, decide di incanalare il disagio sociale contro le fasce più vulnerabili e di reprimere il dissenso».

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