In curva nel derby c’è il vescovo: «Mi piace il calcio, ma non gli ingaggi della Serie A…». E rivela la parentela con un mito del pallone
Monsignor Mario Vaccari, vescovo della Diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli, in Curva nord durante la partita di Serie B fra Carrarese-Spezia: «Con papà andavo sempre allo stadio»
CARRARA. Altroché tribuna (d’onore): lì, del resto, déjà vu, c’era già stato. Stavolta, per il derbyssimo tra Carrarese e Spezia il vescovo ha scelto la Curva. Nord. Gomito-a gomito con gli ultrà. Tra cori e coreografie, inneggiamento, sciarpe e striscioni. Tutto gialloblù. Ed ecco una di quelle eccezionalità che solo a Carrara diventano (quasi) normali. Alla notizia che fra’ Mario, come vuole essere chiamato – ovvero monsignor Mario Vaccari, vescovo della Diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli – se ne andasse in Curva a vedere la partita, e che match, mezza città è andata in visibilio: tant’è che non stupisce se la squadra cittadina si sia finanche guadagnata qualche “devoto” in più che avrebbe voluto acquistare – in Zona Cesarini – un biglietto per il battesimo del tifo.
Parlando con sua Eccellenza-il vescovo si scopre poi una parentela strettissima tra lui e Luigi Ferraris, figura eroica, del calcio del Belpaese, morto sul campo ma di battaglia durante la Prima Guerra mondiale e a cui Genova volle dedicare – intitolare – il “suo” stadio, lo stadio cittadino. Fra’ Mario esce alla grande anche dal terreno scivoloso della rivalità tra le tifoserie spezzina e genoana, lui che è genovese d’origine. Un vescovo tra la gente: la città lo riconosce.
Fra’ Mario, sono le 16 (di lunedì 6 aprile, ndr), è pronto per andare a vedere la Carrarese allo stadio?
«Sì, sì, certo, sono pronto. Ma ci sono già stato, non è la prima volta».
Quando?
«All’inizio del campionato, per due volte, invitato dalla squadra. Ero in tribuna».
E ora va in Curva…
«Sì. Avevo espresso il desiderio di seguire una partita della Carrarese dalla Curva: e un amico tifoso ha acquistato i biglietti. Vado con lui».
Quindi, sua Eccellenza, si intende di calcio?
«No, non sono un esperto, però mi piace seguire le partite dal vivo».
Fa il tifo per qualcuno oggi (6 aprile)? Parteggia, insomma?
«Eh, beh, sì. Carrara ha atteso più di 70 anni perché la sua squadra tornasse in serie B. Ho visto tanta passione per questo obiettivo: di giovani, bambini, anziani. È una cosa molto bella».
Cosa pensa del mondo e nel tifo calcistico?
«Il mondo del calcio ha aspetti che sono distanti da me, come per esempio il valore degli ingaggi nella Serie A, ma credo che “in provincia” sia tutto diverso. Non condivido gli eccessi, la tifoseria violenta e i cachet che in Italia ci sono per la serie A. Ma il calcio è un gioco di squadra e per questo è molto formativo, se pensiamo a come nasce, insegna valori».
Quando è nata la sua passione per le partite dal vivo?
«È una tradizione di famiglia. Io sono genovese. Lo stadio di Genova è intitolato a Luigi Ferraris, che era il fratello di mio nonno, morto nelle Guerra del ’15-’18, sul Monte Maggio, sullo storico confine tra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. Con papà si andava sempre allo stadio, i mie fratelli sono tifosi del Genoa».
Le facciamo, allora, una provocazione: non è che va in Curva quando la Carrarese gioca contro lo Spezia, visto che arriva da una famiglia di tifosi genoani?
«No, no (quasi ride), vado per la grande passione che ho visto tra la gente e perché mi piace».
