Scontri per Askatasuna, Simionato nei guai per una ragazza. Lascia i domiciliari: scatta l’arresto
Il giovane amiatino è indagato con altri due per il corteo di Torino sfociato in aggressione ai danni di un agente: «Mi ero allontanato da casa per evitare una situazione imbarazzante»
GROSSETO. «Non volevo evadere», premette al giudice, e spiega: «Mi sono allontanato da casa per evitare una situazione imbarazzante».
I controlli dei militari
È la sera di Pasqua. La pattuglia dei carabinieri si presenta alla porta dell’abitazione di Montelaterone in cui Angelofrancesco Simionato (per tutti solo Angelo), 22 anni arrestato insieme ad altri due manifestanti durante gli scontri avvenuti nel capoluogo piemontese nel corso della manifestazione pro Askatasuna del 31 gennaio, sta scontando i domiciliari. Da quando è stato “affidato loro” i militari effettuano controlli serrati per monitorare la sua presenza, anche più volte al giorno. Solo che lui non c’è.
Ai militari apre la madre del giovane uomo, a domanda rispondendo che il figlio si è allontanato un attimo insieme a una persona. Ma non è lontano, assicura, è giù al parcheggio. La casa è isolata, al limitare della frazione, e i carabinieri si precipitano nello spiazzo di sosta. Solo che lui non è neanche lì.
Appena una settimana fa il tribunale del Riesame aveva respinto il ricorso depositato il 12 febbraio e firmato dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal procuratore aggiunto Emilio Gatti con la quale l’ufficio giudiziario torinese puntava a ribaltare la decisione della giudice per le indagini preliminari Irene Giani, che aveva optato per misure meno restrittive rispetto a quelle richieste dall’accusa, chiedendo che Simionato e gli altri due arrestati Matteo Campaner e Pietro Desideri tornassero in carcere.
I fatti di Torino
In relazione all’aggressione dell’agente Alessandro Calista, nei confronti del giovane sono contestati i reati di lesioni, rapina in concorso e resistenza a pubblico ufficiale. «La sua condotta deve correttamente apprezzarsi nei termini di efficiente concorso morale. L’indagato, infatti, con la propria permanenza e con la registrata azione di sospingimento, contribuiva alla realizzazione dell’evento», aveva scritto la gip, non ritenendo tuttavia sussistente il pericolo di recidiva perché Simionato (con denunce e segnalazioni in età minorile per concorso in furto aggravato, favoreggiamento personale, imbrattamento di un monumento, porto di coltello e spaccio) «non risulta legato a gruppi organizzati violenti o antagonisti, né è mai emerso quale autore di atti della medesima indole nel corso di precedenti manifestazioni o cortei; il medesimo, a differenza dei soggetti che con azione preordinata avviavano gli scontri, non era travisato, non era in possesso di strumenti di protezione (quali scudi o caschi), dimostrando anzi una certa ingenuità operativa, come attestato dalla scelta di indossare indumenti sgargianti (un giubbotto rosso, ndr), che con facilità ne consentivano l’immediato riconoscimento». Il giovane era uscito dal carcere il 4 febbraio.
«Evasione»
I militari amiatini alla fine trovano Simionato, che nel frattempo è rientrato a casa; e lo arrestano per evasione. L’udienza per direttissima si celebra stamattina, 7 aprile, davanti al giudice Marco Bilisari. Viceprocuratore onorario è Massimiliano Tozzi, difensore l’avvocato Tommaso Galletti. I carabinieri ricostruiscono l’accaduto, poi tocca al giovane, che spiega al giudice – appunto – che si era «allontanato da casa per evitare una situazione imbarazzante»: doveva vedersi con una ragazza. Tozzi chiede la convalida dell’arresto e nuovi domiciliari, Galletti non si oppone al primo punto ma alla misura restrittiva sì e preannuncia che chiederà i termini a difesa. Bilisari si ritira; al suo ritorno convalida l’arresto ma non dispone gli arresti domiciliari, anche perché sarebbero ridondanti. I termini chiesti dalla difesa servono anche per “prendere tempo” in attesa di capire cosa succederà in seno al procedimento di Torino.
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